Orbitals | Recensione

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Negli ultimi anni il genere delle avventure cooperative ha ritrovato una nuova vitalità grazie a produzioni come It Takes Two e Split Fiction, capaci di trasformare la collaborazione tra due giocatori nel vero fulcro dell’esperienza. È proprio da questa filosofia che parte Orbitals, ambizioso progetto di Shapefarm, studio con sede a Tokyo ma composto da un team internazionale, pubblicato da Kepler Interactive e sviluppato in esclusiva per Nintendo Switch 2.

Il legame con le produzioni di Hazelight non è soltanto evidente pad alla mano. Alla guida del progetto troviamo infatti Jakob Lundgren, già designer presso lo studio svedese e coinvolto nello sviluppo di A Way Out, It Takes Two e Split Fiction. Inevitabile, quindi, riconoscere in Orbitals parte di quella stessa scuola di game design: due protagonisti, abilità complementari, schermo condiviso e situazioni costruite per obbligare i giocatori a comunicare.

Shapefarm, però, non si limita a replicare una formula già consolidata. Orbitals cerca una propria identità soprattutto attraverso una fortissima passione per gli anime fantascientifici degli anni ’80 e dei primi ’90. Il risultato è un’avventura che sembra voler trasformare una vecchia serie animata del sabato mattina in qualcosa da vivere direttamente insieme a un amico.

Ed è proprio questa dimensione condivisa a definire l’intero progetto: Orbitals non prevede infatti un’esperienza in solitaria. Maki e Omura devono affrontare il viaggio insieme, così come devono farlo i due giocatori.

Su nello spazio

Al centro dell’avventura troviamo Maki e Omura, due giovani cresciuti su una colonia spaziale improvvisamente minacciata da una misteriosa tempesta cosmica. Il fenomeno sembra avere origini tutt’altro che naturali e mette in serio pericolo l’intero equipaggio.

Dopo un prologo particolarmente movimentato e alcuni eventi legati a una misteriosa tecnologia di trasferimento dell’anima, i due protagonisti vengono spinti verso lo spazio profondo alla ricerca di ciò che potrebbe garantire la sopravvivenza della colonia. Il loro obiettivo passa anche dal recupero di speciali reattori, indispensabili per alimentare la nave e affrontare la crescente minaccia.

La premessa ha tutti gli ingredienti di una classica avventura fantascientifica animata, ma la narrazione non riesce sempre a sfruttare fino in fondo le proprie idee. Il mondo di Orbitals introduce tecnologie, regole e concetti interessanti, senza però concedere a ciascuno lo spazio necessario per essere approfondito. Alcune informazioni importanti vengono affidate a brevi dialoghi o comunicazioni radio e rischiano di passare inosservate mentre i giocatori sono impegnati a discutere la soluzione di un enigma.

È soprattutto nella seconda metà dell’avventura che diversi elementi iniziano a trovare maggiore chiarezza, ma resta la sensazione di trovarsi davanti a un universo che avrebbe potuto raccontare molto di più.

A compensare queste mancanze ci pensano Maki e Omura. La loro amicizia è probabilmente l’aspetto narrativo più riuscito: scherzano, ricordano episodi del passato e affrontano l’assurdità delle situazioni in cui si trovano con quella leggerezza tipica di due ragazzi costretti improvvisamente a diventare eroi. La chimica tra i protagonisti funziona proprio perché riflette indirettamente quella dei due giocatori davanti allo schermo.

Con una durata indicativa di circa sei-otto ore, l’intera esperienza finisce così per ricordare una lunga puntata speciale di una serie anime, ossia un’introduzione rapida, viaggio attraverso mondi bizzarri, qualche momento emotivo e una conclusione che arriva forse prima di quanto si vorrebbe.

Anime collaborative

Come è lecito aspettarsi, è nel gameplay che Orbitals mostra il meglio di sé. L’avventura è costruita interamente attorno alla cooperazione tra due persone e, salvo durante alcune sequenze narrative, viene mostrata quasi sempre attraverso uno split screen. Non importa che si giochi sulla stessa console o online, poter osservare costantemente ciò che accade dall’altra parte dello schermo diventa parte integrante della risoluzione degli enigmi.

La collaborazione non consiste semplicemente nel premere contemporaneamente due pulsanti. Maki e Omura dispongono di strumenti e capacità differenti, e buona parte delle sfide richiede di comprendere come combinarli.

Tra questi troviamo gadget come una pistola ad acqua, un rampino e dispositivi energetici, spesso utilizzabili in modi differenti da quelli inizialmente immaginati. Un enigma, per esempio, può chiedere a un giocatore di modificare le dimensioni di una sfera utilizzando l’acqua, mentre l’altro deve restringerla con un raggio energetico e contemporaneamente manipolare parti dello scenario per permetterle di raggiungere la destinazione.

Sono situazioni che producono inevitabilmente tentativi falliti, discussioni, intuizioni improvvise e, alla fine, quella soddisfazione particolare che nasce quando entrambi i giocatori capiscono contemporaneamente cosa fare.

La comunicazione diventa quindi una meccanica di gioco. Vedere sul proprio schermo ciò che sta facendo il compagno non significa poter risolvere il problema al posto suo, in quanto anche quando uno dei due comprende immediatamente la soluzione, deve riuscire a spiegarla e coordinarsi con l’altro. Nessuno dei protagonisti viene relegato al ruolo di semplice assistente, perché le abilità asimmetriche obbligano entrambi a contribuire attivamente.

Uno degli aspetti migliori è inoltre la varietà degli enigmi. Orbitals evita spesso la classica progressione nella quale una singola meccanica viene riproposta in versioni progressivamente più difficili. Preferisce invece introdurre continuamente nuove idee, abbandonarle temporaneamente e recuperarle successivamente all’interno di situazioni più elaborate. Il gioco verifica quindi quanto i giocatori abbiano realmente compreso il funzionamento delle proprie abilità, non semplicemente se ricordino la soluzione di un puzzle precedente.

Molto spazio viene lasciato anche alla sperimentazione. Gli ambienti contengono elementi apparentemente inutili, creature da osservare, macchinari con cui interagire, conversazioni opzionali e diversi minigiochi. Anche la nave che funge da hub centrale nasconde piccoli dettagli ed Easter egg capaci di dare personalità al mondo di gioco.

Qualche problema emerge proprio nell’esplorazione. Alcune aree diventano inaccessibili dopo aver proseguito e non sempre il gioco comunica chiaramente quando si sta per superare un punto di non ritorno. Considerando quanto Orbitals incoraggi la curiosità, perdere una conversazione, un minigioco o una piccola interazione perché si è entrati troppo presto nella stanza successiva può risultare frustrante. Anche il sistema di aggancio agli oggetti non è sempre precisissimo, soprattutto nelle stanze più affollate.

Sono comunque difetti che raramente compromettono il ritmo generale. Il vero successo del gameplay sta nella capacità di trasformare anche un errore in parte dell’esperienza: sbagliare insieme, discutere una soluzione assurda e finalmente riuscire a metterla in pratica diventa spesso più memorabile dell’enigma stesso.

L’occhio ha la sua parte

Se il gameplay rappresenta il cuore di Orbitals, la sua direzione artistica è probabilmente ciò che permette al gioco di distinguersi immediatamente dalla concorrenza.

Shapefarm ha costruito l’intero progetto come una dichiarazione d’amore verso l’animazione giapponese degli anni ’80 e ’90. Le influenze richiamano quelle produzioni fantascientifiche in cui astronavi, tecnologia futuristica, colori vivaci e giovani protagonisti convivevano con un immaginario molto più artigianale rispetto agli anime contemporanei.

Le sequenze cinematografiche sembrano provenire direttamente da una vecchia serie televisiva, mentre il passaggio alla grafica tridimensionale durante il gameplay riesce sorprendentemente a conservare lo stesso linguaggio visivo. Il lavoro realizzato insieme allo studio d’animazione di Tokyo Massket contribuisce in maniera decisiva a dare coerenza al progetto.

Una scelta particolarmente interessante riguarda le animazioni, volutamente impostate su una cadenza di 24 fotogrammi al secondo per riprodurre meglio la sensazione dell’animazione tradizionale. All’inizio il movimento dei personaggi può apparire insolito, soprattutto per chi è abituato alla fluidità dei giochi moderni, ma bastano pochi minuti perché l’occhio si abitui e inizi ad apprezzarne il valore stilistico.

Anche sul piano tecnico Nintendo Switch 2 si dimostra una piattaforma adatta al progetto. Orbitals non punta a mettere alla prova l’hardware attraverso effetti particolarmente pesanti, preferendo invece sfruttarlo per garantire un’esperienza stabile e coerente con la propria estetica. In modalità TV il gioco mantiene una buona qualità d’immagine e sia i Joy-Con sia il Pro Controller risultano adatti anche alle sequenze più concitate.

Particolarmente curato è anche il comparto audio. Il doppiaggio contribuisce in maniera fondamentale alla sensazione di trovarsi davanti a un anime interattivo e la buona interpretazione dei protagonisti rafforza ulteriormente il rapporto tra Maki e Omura.

8.5
Riassunto
Riassunto

Orbitals è una delle esperienze cooperative più interessanti disponibili su Nintendo Switch 2. Non raggiunge sempre la profondità narrativa delle produzioni a cui apertamente si ispira, ma compensa con puzzle fantasiosi, una cooperazione costruita con grande attenzione e una direzione artistica eccezionale. Breve ma intensamente piacevole, il viaggio di Maki e Omura dimostra ancora una volta che le migliori avventure cooperative non sono necessariamente quelle con gli enigmi più difficili, ma quelle capaci di trasformare la loro soluzione in un ricordo condiviso.

Pro
Direzione artistica splendida Puzzle creativi Grande varietà
Contro
Storia poco approfondita Durata contenuta
  • Valutazione8.5
Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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