Quanti genitori amano giocare con i propri figli ai Videogiochi?

Di Federico "Blue" Marchetti
4 Dicembre 2019

Un’interessante indagine promossa da Microsoft ha svelato che 7 italiani su 10 trascorrono del tempo con i propri figli giocando ai videogiochi. Si tratta di una ricerca condotta su un campione di 12 mila famiglie in tutta Europa, di cui ben 2000 Italiane, per conoscere meglio le abitudini dei genitori in compagnia dei propri pargoli. Vediamo insieme i dati raccolti e le conclusioni che si possono trarre dal sondaggio condotto.

Una nuova ricerca di Microsoft rivela che il gaming è diventato un passatempo di grande rilevanza e popolarità, dal momento che il 72% dei genitori afferma di giocare ai videogiochi con la propria famiglia, in media 10 volte al mese. La condivisione di momenti videoludici è diventata un’attività molto più popolare rispetto ad altre più tradizionali, come andare al cinema, fare un giro al centro commerciale o giocare a nascondino. I videogame vengono battuti per frequenza solamente dalle favole della buonanotte, dalle passeggiate e dalla visione di contenuti in TV.

“I risultati di questa ricerca confermano ulteriormente che i videogiochi rappresentano un importante momento di intrattenimento per le famiglie italiane”, ha commentato Cédric Mimouni, Responsabile Xbox per l’Area Mediterranea e Iberica. “Il gaming è diventato rapidamente uno strumento fondamentale per creare legami più forti all’interno delle famiglie e riteniamo che ciò sia dovuto, in parte, alla natura interattiva dei videogiochi. Durante il gioco i componenti della famiglia sono chiamati ad interagire l’uno con l’altro, rendendo l’esperienza più memorabile rispetto a un’attività passiva come guardare la TV”.

Le 10 attività familiari piu popolari in Italia:

  1. Guardare la TV
  2. Fare una passeggiata
  3. Leggere una favola della buonanotte
  4. Giocare ai videogame
  5. Giocare al parco
  6. Praticare sport
  7. Giocare ai giochi da tavolo
  8. Andare al centro commerciale/Giocare a nascondino
  9. Andare al ristorante
  10. Andare al cinema

La ricerca ha inoltre rivelato che i genitori si sentono più sicuri quando conoscono a quali giochi i loro figli accedono online, con l’81% che afferma di sapere esattamente a quali contenuti giocano. Tuttavia, nonostante la fiducia generale nei confronti del mondo videoludico, i genitori tendono a preoccuparsi delle persone con le quali i loro figli interagiscono online: sebbene il 66% dei genitori italiani dichiari di sapere quali sono gli interlocutori dei propri figli, quasi la metà (49%) non crede che i bambini siano al sicuro quando giocano online.

  • Il 72% dei genitori italiani dichiara di trascorrere del tempo con i propri figli giocando ai videogame, in media 10 volte al mese
  • Il 73% dei genitori italiani afferma che è un’attività che li aiuta a entrare più in sintonia con i propri bambini
  • I genitori italiani conoscono bene i titoli giocati dai propri figli (81%) ma temono che le esperienze online non siano sicure (49%).
  • Tuttavia, un genitore su quattro (24%) non ha ancora impostato alcun metodo di parental control sul dispositivo dei propri figli

“Siamo davvero soddisfatti che i genitori in Europa conoscano così tanti aspetti dell’attività videoludica dei propri figli. La mission di Microsoft è far sì che ciascuno realizzi il proprio potenziale e questo significa anche aiutare le famiglie a divertirsi giocando insieme”, ha dichiarato Cédric Mimouni, Responsabile Xbox per l’Area Mediterranea e Iberica. “Inoltre, vorremmo che i genitori si sentissero tranquilli anche quando ripongono il controller, sapendo che i loro figli accedono a contenuti appropriati anche quando giocano da soli. Per questa ragione, consigliamo caldamente di creare un Family Group e avvalersi dei Family Setting”.



Press play on tape: cresciuto a suon di C64 e Coin-op, mi diverto a seguire l'evoluzione videoludica next-gen. Co-Founder dell'universo Uagna, ho lavorato a fondo per far nascere una community videoludica di successo ma differente dalle altre esistenti. "Sono sempre pronto ad imparare, non sempre a lasciare che mi insegnino".