Ratatan | Recensione

90

Per chi è cresciuto con una PSP tra le mani, già solo a nominare “Patapon” partono un milione di ricordi. Era una piccola orchestra di guerrieri da guidare a colpi di tamburo, un’avventura in cui strategia e ritmo si fondevano in un’esperienza tanto particolare quanto difficile da dimenticare. Con Ratatan, alcuni dei creatori della storica saga tornano a esplorare quella formula, arricchendola con elementi roguelike, un comparto artistico rinnovato e battaglie ancora più caotiche.

Versione provata: PS5

Dopo il periodo trascorso in accesso anticipato, il gioco si prepara all’uscita in versione 1.0 il 14 ottobre 2026, su PC, PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One e Nintendo Switch 2. Nel corso di questa recensione, diamo un’occhiata più a fondo per capire se questa nuova avventura è riuscita effettivamente a fare onore a ciò che è stato Patapon.

Una melodia che (ri)conosciamo

Il cuore di Ratatan è immediatamente riconoscibile per chi ha giocato Patapon. Al comando di un esercito di piccoli guerrieri chiamati Cobun, il giocatore deve impartire ordini attraverso sequenze ritmiche, alternando attacchi, difese, salti e abilità speciali. Premere i tasti al momento giusto permette di mantenere il ritmo della battaglia e di sfruttare le diverse azioni della propria squadra.

È una formula che conserva un fascino particolare. La soddisfazione di impartire un comando e vedere l’intero esercito rispondere all’unisono rimane uno degli elementi più riusciti dell’esperienza, soprattutto quando la musica accompagna efficacemente le azioni sullo schermo.

Il problema è che Ratatan sembra spesso più interessato a riproporre quella sensazione che a svilupparla davvero. Il sistema ritmico funziona, ma non sempre riesce a diventare il fulcro di una strategia abbastanza profonda da mantenere alta la partecipazione del giocatore. Quando si raggiunge la FEVER, che dovrebbe rappresentare il momento di massima sintonia tra musica e combattimento, non restituisce sempre un vantaggio sufficientemente incisivo da rendere il raggiungimento di questo stato davvero appagante.

Anche il rapporto tra il ritmo e gli scontri presenta qualche incertezza. Le battaglie possono diventare particolarmente caotiche e, quando gli attacchi nemici si susseguono rapidamente, leggere quello che accade e reagire nel modo corretto non è sempre immediato. E si tratta di un aspetto decisamente importante, perché in un gioco che fa della sincronizzazione la propria identità ci si aspetterebbe una maggiore chiarezza nel far capire al giocatore cosa sta succedendo.

Il Ratatan è protagonista, ma fino a che punto?

Una delle differenze più evidenti rispetto a Patapon riguarda il ruolo del protagonista. In Ratatan non ci limitiamo a impartire ordini a un esercito: controlliamo direttamente il Ratatan, una creatura dotata di caratteristiche, statistiche e abilità passive specifiche.

Sulla carta, questa scelta dovrebbe aggiungere un ulteriore livello strategico. Nella pratica, però, il contributo del personaggio alla battaglia non appare sempre determinante. Le differenze tra i vari Ratatan non sembrano incidere abbastanza sulle decisioni da rendere la loro scelta un elemento centrale della preparazione, mentre la fragilità del protagonista può trasformare alcuni momenti in una sequenza di ritirate e attese.

Quando i Cobun vengono messi fuori combattimento, il Ratatan non può semplicemente risolvere la situazione da solo: deve sopravvivere, allontanarsi dal pericolo e aspettare che le condizioni permettano di riprendere il controllo dello scontro. Muoversi liberamente sul campo introduce certamente una componente nuova, ma non sempre si traduce in un’interazione più soddisfacente.

Il Ratatan, spesso, finisce per sembrare un elemento aggiuntivo. La sua presenza avrebbe potuto rendere gli scontri più dinamici e personali, ma il risultato non è sempre all’altezza delle aspettative.

Equipaggiamento e progressione

Ratatan prova a differenziarsi da Patapon anche attraverso una struttura roguelike. Nel corso delle spedizioni è possibile ottenere carte e potenziamenti che modificano le abilità o introducono effetti elementali, offrendo diverse possibilità per personalizzare il proprio esercito.

È un’aggiunta che sulla carta si sposa bene con la natura del gioco: ogni spedizione può diventare un’occasione per sperimentare combinazioni differenti e costruire una squadra più adatta alle sfide successive. Il sistema di gioco, però, non sempre riesce a comunicare con la necessaria chiarezza il valore delle opzioni disponibili. Comprendere gli effetti dei bonus e scegliere consapevolmente come sfruttarli può risultare meno immediato di quanto dovrebbe.

Anche la gestione dell’equipaggiamento non restituisce sempre quella sensazione di profondità che ci si potrebbe aspettare da un gioco basato sulla progressione. Le possibilità di personalizzazione sono presenti, ma non tutte sembrano tradursi in scelte capaci di modificare sensibilmente l’approccio al combattimento.

Il risultato è quindi un susseguirsi di azioni ed eventi che alterna momenti interessanti ad altri in cui si avverte la mancanza di una maggiore varietà strategica. Il sistema roguelike avrebbe potuto essere l’occasione per rendere ogni partita più imprevedibile e stimolante. Purtroppo, non è così.

Boss e combattimenti: il ritmo perde un po’ il controllo

Le battaglie contro i boss dovrebbero rappresentare alcuni dei momenti più importanti dell’avventura. Sono gli scontri in cui il giocatore è chiamato a mettere in pratica quanto appreso, riconoscendo gli attacchi avversari e coordinando il proprio esercito per trovare il momento giusto in cui contrattaccare.

Ratatan riesce a mettere in scena battaglie spettacolari, animate da nemici imponenti e da situazioni che riempiono lo schermo. Non sempre, però, la leggibilità degli scontri è all’altezza della loro spettacolarità. Alcuni segnali visivi non comunicano in modo sufficientemente chiaro il tipo di attacco in arrivo, rendendo più difficile capire quando sia necessario difendersi o cambiare posizione.

È una criticità che pesa soprattutto nei combattimenti più frenetici. Quando gli indicatori non sono abbastanza leggibili, il rischio è che una sconfitta non venga percepita come il risultato di una scelta sbagliata, ma come la conseguenza di informazioni poco chiare. E per un gioco che chiede di imparare tempi e sequenze, la differenza è tutt’altro che trascurabile.

Durante la nostra prova abbiamo inoltre incontrato un problema tecnico particolarmente fastidioso: dopo aver sconfitto il boss del secondo mondo, il gioco ci ha riportato fuori dall’esperienza. Per per riprendere l’avventura è stato necessario ripartire dall’ultimo intervallo del mondo.

È bene precisare che abbiamo giocato prima della pubblicazione ufficiale, utilizzando una versione che dovrebbe essere prossima a quella definitiva. Non possiamo quindi escludere che questo specifico bug venga corretto con una patch prima o in concomitanza con il lancio (speriamo).

Uno stile che conquista, una colonna sonora che resta in testa

Se il gameplay lascia qualche dubbio, sul piano artistico Ratatan continua a mostrare le sue qualità migliori. I personaggi colorati, le animazioni vivaci e il design delle creature costruiscono un mondo riconoscibile, che richiama apertamente Patapon senza limitarsi a copiarne l’estetica.

Il risultato è una direzione artistica piacevole, capace di dare personalità alle battaglie e di rendere immediatamente distinguibili i protagonisti e i loro avversari. Anche quando lo schermo si riempie di personaggi ed effetti, il gioco conserva un’identità visiva ben precisa.

La vera protagonista rimane però la colonna sonora. Le melodie sono orecchiabili, accompagnano efficacemente le azioni e contribuiscono a creare quella sensazione di marcia collettiva che rappresenta il principale punto di forza dell’esperienza. È facile ritrovarsi a seguire il ritmo anche al di fuori delle battaglie, segno di quanto la componente musicale sia riuscita a imprimersi nella memoria.

Un ritorno che non convince

La versione completa di Ratatan rappresenta un’occasione importante per raccogliere l’eredità di una serie che ha lasciato un ricordo speciale in molti giocatori. Il passaggio alla versione 1.0 porta con sé il completamento dell’avventura e nuovi contenuti, ma non basta, da solo, a cancellare le perplessità legate al modo in cui le diverse componenti si integrano tra loro.

Il gioco possiede una personalità riconoscibile, una colonna sonora eccellente e una formula che conserva un fascino indiscutibile. Allo stesso tempo, alcune meccaniche non raggiungono la profondità che ci si aspetterebbe, i combattimenti non sono sempre leggibili e il sistema di progressione fatica a rendere ogni scelta davvero significativa.

Ratatan non è privo di qualità, né manca di idee interessanti. Il problema è che, dopo averne esplorato le possibilità, rimane la sensazione che il suo potenziale non sia stato sfruttato completamente.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

6.5
Verdetto
Riassunto

Ratatan raccoglie l'eredità spirituale di Patapon con uno stile colorato e una colonna sonora irresistibile, ma non riesce a convincere fino in fondo sul piano del gameplay. Tra meccaniche non troppo profonde, combattimenti non sempre leggibili e qualche problema tecnico, il suo potenziale rimane solo parzialmente espresso.

Pro
Direzione artistica vivace Colonna sonora gradevole
Contro
Sistema di combattimento e progressione poco profondi Attacchi non sempre leggibili Progressione poco soddisfacente
  • Valutazione6.5
Scritto da
Gianluca Rossi

Nei momenti in cui i miei pensieri riescono ad avere un senso logico può capitare che io scriva cose.

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