[Recensione] Amnesia: Rebirth – I ricordi possono oscurare la realtà

Di Marco "Connor" Corazza
24 Ottobre 2020

Torna ancora una volta uno degli horror più amati su PC e console, la saga che ha dato nuova vita al genere videoludico a partire da 10 anni fa brilla nuovamente con Amnesia Rebirth.
Le aspettative erano alte. Saranno state soddisfatte? Scopriamolo insieme.

Ricordiamo che la recensione potrebbe contenere degli spoiler, seppur leggeri, per chi decide di giocare il titolo senza alcun tipo di suggerimento o accenno alla trama, che in questo caso è molto intricata e ben sviluppata.
Il gioco è ambientato 38 anni dopo “A Machine For Pigs” e quasi un secolo dopo “The Dark Descent”, nonostante abbia un discreto numero di richiami a questi due.
Tralasciando i dettagli più curiosi, che rimandano alla vera e propria trama da scoprire passo passo, andiamo ad illuminarvi (cosa che il gioco non fa) con la recensione di Amnesia Rebirth.

RICORDI FRAMMENTATI DALLE SABBIE DEL DESERTO

La storia di Amnesia Rebirth comincia nel 1937 con un incipit classico in giochi del genere: un disastroso incidente aereo. Ci troviamo infatti in una spedizione in Algeria assieme a diversi compagni e successivamente allo schianto, il gruppo si divide lasciando la protagonista, Anastasie Trianon (detta Tasi), sola nel velivolo e con un trauma che le causa un’amnesia e la obbliga a portar con sé un taccuino. Il suo obiettivo è inizialmente quello di trovare suo marito Salìm, anche lui disperso nel deserto, e i passeggeri; nel cammino però trova una misteriosa grotta che introdurrà la ragazza a dubitare dei suoi stessi ricordi.

La trama prende una piega maggiormente triste e oscura rispetto al passato: procedendo sulla strada Tasi trova il compagno ormai morto a causa di ferite incurabili e, afferrando la sua torcia, si decide ad andare avanti, oltre il dolore, per salvare sé stessa e sua figlia. Man mano che l’avventura procede, i ricordi sembreranno sempre più confusi e strani, in quanto si scoprirà che Tasi e il resto della squadra sono già stati nei luoghi visitati: tutto il percorso viene nel gioco ripetuto per la seconda volta!

La narrativa viene sviluppata non solo grazie alle note scritte, ma soprattutto con l’ambiente esterno, il quale trasmette sensazioni e memorie della protagonista in maniera prepotente e quasi confusionaria, ma mai banale o noiosa; la curiosità di ciò che abbiamo di fronte è il cuore pulsante dell’intero viaggio in questo gioco. Rispetto ai capitoli precedenti, questo abbraccia un tipo di tematiche molto forti e di grande impatto sul giocatore, nonché di livello “ultraterreno” e strettamente personale.

L’indecisione regna sovrana e la sopravvivenza è al primo posto, questo si capisce soprattutto da un certo punto in poi della storia, ma senza mai dimenticare il lato umano e i bisogni di chi abbiamo intorno. Nel finale ci troveremo a fare una scelta (che evitiamo di preannunciarvi), la quale metterà a dura prova i desideri di Tasi e la sua coscienza di ciò che è stato e che ha fatto per arrivare a quel punto; non solo la sua vita è in ballo infatti e la sofferenza di prendere una decisione errata non sarà indifferente nemmeno al più esperto tra i videogiocatori.

SCHIAVI DEL BUIO E DELLE SUE INSIDIE

Passando al lato tecnico, Amnesia si riconferma l’horror per eccellenza dal punto di vista della gestione del gioco di luci e ombre (soprattutto queste ultime), ma passa ad un gradino superiore anche rispetto alla grafica. La versione del titolo era su PC e confermiamo il fatto che il gioco sia molto pesante da giocare a dettagli massimi in Full HD per una configurazione media, ma anche che sia perfettamente godibile trovando qualche compromesso; a volte però non basta e ci si trova in zone molto buie (il gioco consiglia fortemente di impostare luminosità bassa) e con cali significativi di FPS che si fanno sentire.

Tuttavia, giocando con tranquillità e godendosi il momento, riusciamo ugualmente a immergerci nel vivo del gioco grazie al sistema con cui ci si impersona completamente nella protagonista, la serie ci ha infatti abituato a colonna sonora e ambiente in pieno tema horror; spesso e volentieri ci troveremo circondati da oscurità e suoni misteriosi e invisibili: la combinazione ideale a generare ansia e dubbi nella mente umana che, insieme anche all’enorme mappa del mondo di gioco, potrebbe creare confusione e dispersione per quanto c’è da vedere, ogni angolo potrebbe essere vitale per progredire.

La struttura stessa del gioco è pensata per spingere verso la ricerca dell’indicibile verità che soggiace dietro alle nostre azioni, dosando fasi prettamente narrative ad altre più propriamente inquietanti e prettamente horror. Alcune aree sono state concepite con gran gusto architettonico e scenografico, così come i disegni di Tasi sono molto artistici e ben realizzati, trasmettendo in pieno i messaggi rivolti al giocatore.

Le meccaniche rimangono invariate e funzionali come sempre, superando l’ostacolo iniziale di una visuale leggermente buggata e di comandi variati in parte che confondono nelle primissime fasi.
L’equipaggiamento subisce alcune variazioni: al posto degli acciarini del primo capitolo troviamo i fiammiferi e la lanterna può ora essere caricata con 3 tipi di olio differenti (lattine piccole, medie e grandi). I cambiamenti perciò ci sono stati ma senza pregiudicare il feeling a cui la saga ci ha abituati.

PUNTI DI FORZA

  • Buona narrativa
  • Dettaglio grafico di alto livello
  • Profonda immersività nel mondo di gioco
  • Stile architettonico e strutturale di grande impatto

PUNTI DEBOLI

  • Presenza di molti bug, non solo grafici
  • Calo esagerato di frame in zone di scarsa luminosità
  • Mappa grande e, spesso, dispersiva

Nonostante si tratti di difetti comuni al gioco, si parla per la maggior parte di cose che possono benissimo essere corrette con alcune patch e che, per il prezzo di 24,99 Euro a cui viene venduto, si riescono a sorvolare.
La parte fondamentale riguarda, come per i predecessori, i sintomi provocati dall’intreccio tra narrativa e rapporto con il buio, in quel caso assicuriamo che la saga si riconferma come non banale su questo fronte, mantenendo le speranze che Amnesia rimanga uno dei maestri dell’horror internazionale.

Ringraziamo Frictional Games per la key della versione PC offertaci in anteprima

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Videogiocatore dall'infanzia, dalla fine degli anni '90, fino ad arrivare ai titoli più recenti. Dal PC alla console, una vita basata su questo mondo, appassionato di trame fitte e giochi in team.




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