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[Recensione] Fort Solis

Il mondo thriller-horror sta vedendo nel 2023 un vero e proprio anno di exploit, considerate le molteplici produzioni giunte o in arrivo nel corso dei prossimi mesi. In pieno clima estivo, Fallen Leaf ha voluto però incasellare una produzione leggermente differente dai soliti action-survival tipici del genere, puntando maggiormente su una componente narrativa e lineare: Fort Solis.

Un ingegnere e una chiamata di soccorso…

Sviluppato presso Fallen Leaf e Dear Villagers, che in precedenza aveva pubblicato l’eccellente The Forgotten City, Fort Solis è un thriller fantascientifico ambientato su Marte. Il gioco si svolge infatti in un futuro in cui l’umanità ha ampliato i suoi orizzonti oltre la Terra e il pianeta rosso viene utilizzato per ricavare minerali ed altre risorse mediante imponenti piattaforme di estrazione.

Dopo aver ricevuto un segnale di soccorso ed essere giunto all’interno della struttura mineraria Fort Solis, Jack, il protagonista (interpretato da Roger Clarke), si ritrova davanti ad un vero e proprio mistero, destinato a diventare sempre più profondo ed angosciante. Ad accompagnare l’ingegnere vi è anche Jessica (interpretata da Julia Brown), pronta a fornire supporto e comicità distensiva nel corso delle vicissitudini, e il dottor Wyatt Taylor, interpretato dall’intramontabile Troy Baker. 

Nonostante i pochi personaggi presenti, questi riescono a dipingere una trama abbastanza interessante, grazie soprattutto all’interpretazione artistica del trio. Le 4-5 ore richieste per terminare i quattro capitoli e arrivare ai titoli di coda risultano equilibrate e mai noiose, problema non di secondo piano per un gioco story driven come Fort Solis. Certo, probabilmente si poteva osare di più, soprattutto nelle fasi iniziali dell’avventura: il titolo catapulta infatti il giocatore immediatamente su Marte, senza dare troppe spiegazioni e contesto, questa scelta fatica a creare una buona immersione nelle vicende.

Azione?

Come si diceva poco sopra, il gameplay di Fort Solis ruota unicamente attorno all’esplorazione degli ambienti presenti, all’interno dei quali Jack è chiamato ad investigare al fine di comprendere ciò che è realmente accaduto dentro Fort Solis. Considerata quindi la natura tecnica dell’alter ego, gli sviluppatori hanno preso la coraggiosa decisione di evitare qualsiasi implementazione di armi, lasciando a Jack unicamente un dispositivo elettronico utile ad aggirare i blocchi delle porte e a riprodurre i vari log dispersi nella struttura. Nelle sporadiche situazioni “movimentate”, Fallen Leaf ha optato per la soluzione dei QTE (Quick Time Event) che tuttavia si rivelano molto spesso imprecisi e con una bassissima soglia di tolleranza per quanto concerne il tempo a disposizione del giocatore. Qualora si commettessero errori, non vi saranno comunque alcune conseguenze negative nella progressione narrativa, relegando quindi questa meccanica ad un destino di inutilità totale.

Ciò su cui la software house ha calcato molto la mano (come peraltro comunicato in diverse occasioni) è l’immersività e l’atmosfera. In Fort Solis il personaggio si muove infatti lentamente all’interno delle ambientazioni, in modo da consentire al giocatore di scrutare ogni centimetro della visuale ed una perfetta immedesimazione con il protagonista. D’altro canto però, la mancanza di uno scatto o di una camminata veloce rende eccessivamente lunghi gli spostamenti nelle aree aperte (che fortunatamente sono davvero poche).

Coloro che sono facilmente impressionabili, possono tirare un sospiro di sollievo: in Fort Solis la componente horror è pressoché inesistente. Non che fosse mai stata dichiarata apertamente dagli sviluppatori, ma per tutta la durata del gioco non si incontrano mai jumpscare o situazioni orripilanti, declinando tutta la parte “ansiogena” all’atmosfera, che va quindi a derubricare il genere più verso il thriller-adventure, che all’horror per come lo conosciamo.

Ingegneria Tecnica

In Fort Solis l’occhio ha veramente la sua parte. L’atmosfera e i materiali realizzati da Fallen Leaf sono arricchiti dal sapiente uso del nuovissimo (e performante) Unreal Engine 5. I modelli dei personaggi risultano accuratamente riprodotti, così come gli ambienti. Che si passi da uno stretto cunicolo ad una più ampia serra, il comparto illuminazione fornito dal motore made in Epic riesce a creare una qualità grafica assolutamente convincente, anche in modalità performance. Gli spazi in cui Jack si inoltra sono parte di un mondo evocativo e perfettamente coerente con sé stesso, capace di generare la giusta dose di ansia nelle sezioni più oscure.

Vi è comunque un prezzo da pagare, vuoi per la recente introduzione dell’Unreal Engine 5, vuoi per la minor esperienza dei ragazzi di Fallen Leaf. Il framerate risulta abbastanza ballerino in alcune circostanze, soprattutto quando si eseguono dei rapidi movimenti di telecamera in zone particolarmente dense di oggetti e dettagli. Nemmeno la sopracitata opzione performance riesce a garantire i 60 frame al secondo stabili, causando talvolta qualche singhiozzo poco piacevole nella fluidità generale. Nella build da noi provata sono capitati inoltre alcuni freeze ed errori di visualizzazione, che però potrebbero tranquillamente essere risolti con la ormai famosa patch del dayone.

Dal lato audio invece la situazione cambia radicalmente: sia gli sonori che il doppiaggio viaggiano a livelli molto alti, soprattutto quest’ultimo, che gode della magistrale interpretazione delle star coinvolte nel progetto. Dispiace solamente per la totale assenza dell’italiano anche per quanto riguarda i testi a schermo, che potrebbe quindi precludere l’esperienza a chi non mastica molto bene le altre lingue europee.

PUNTI DI FORZA

  • Esteticamente pregevole
  • Interpretazione dei personaggi convincente

PUNTI DEBOLI

  • Tecnicamente altalenante
  • Troppo breve
  • La storia meritava un miglior approfondimento

Fort Solis è un prodotto valido ma che fatica ad emergere. La durata limitata dell’esperienza creata da Fallen Leaf riesce a coinvolgere e intrattenere senza troppi cali di ritmo, a patto che si riesca naturalmente a passare sopra alle limitazioni tecniche sopra riportate. La storia raccontata è un buon concentrato di caratterizzazione dei personaggi e di coerenza ludo narrativa, ma che purtroppo è minata da alcuni fattori dettati dalla poca esperienza del team, che speriamo abbia modo di spiccare in una prossima occasione.

Scritto da
Lorenzo Bologna

Nato con il Pad in mano, al punto tale che la prima parola pronunciata è stata: "Woah!" in pieno stile Crash Bandicoot. Appassionato e curioso di tutto ciò che concerne il mondo videoludico. Amante dei titoli horror ed accumulatore di trofei compulsivo.

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