[Recensione] Resident Evil 2 – Il ritorno del capolavoro horror

Di Luca "RRock" Allocca
4 Febbraio 2019

Cosa succede quando la tua serie di punta va lentamente alla deriva a causa di una direzione action non proprio riuscita? Le alternative sono due: rimboccarsi le maniche e trovare una nuova via, che il franchise horror di Capcom sembra aver trovato con l’ottimo Resident Evil 7 nel 2017, oppure andare a recuperare i classici del passato e restaurarli da capo a piedi, cosa che al giorno d’oggi è sempre più comune ed emozionante. Nonostante appunto gli ottimi risultati con RE7, Capcom non ha esitato a riportare, completamente rimesso a nuovo, uno dei suoi giochi più riusciti di sempre: Resident Evil 2.

Annunciato nell’euforia generale nel 2015 e scomparso dai radar per diversi anni, all’E3 2018, durante lo showcase Sony, Capcom tornava alla ribalta e mostrava il remake di Resident Evil 2, un’opera attesissima e che si presentava subito in gran forma. Quel 1998, quando il mondo conobbe il terrore di Biohazard per la seconda volta, sembrava pronto a tornare prepotentemente sui nostri schermi, a giudicare anche dalle grandi e positive impressioni che arrivavano dalla stampa internazionale chiamata a testare il gioco durante l’autunno. 7 mesi dopo l’annuncio della data d’uscita, siamo tornati, di nuovo, a Raccoon City, dove la solita Umbrella ha combinato un bel guaio. Resident Evil 2 inizia, di nuovo, qui.

Versione provata: PS4 e PC.

RITORNO A RACCOON

La prima sensazione che il remake di Resident Evil 2, una volta avviato il gioco, è quella che ogni remake dovrebbe essere capace di dare: un ritorno al passato in tutto e per tutto, portato però nel presente grazie ad una sana serie di azzeccate intuizioni e ad un comparto grafico e tecnico pressocché perfetto. Lo percepiamo dai primi secondi, quando la storia di Leon (primo personaggio col quale abbiamo iniziato la storia) ci viene presentata in una maniera completamente differente dal passato, con sequenze cinematiche di alto livello, ma che ricalca totalmente il Resident Evil 2 che fu, segno di un nuovo gioco che non vuole però lasciarsi alle spalle quello che fu un capolavoro degli anni ’90.

Nonostante la gestione del racconto sia stata variata per dare un’impronta più moderna alla narrazione, la storia di Resident Evil 2 rimane completamente invariata. Leon Kennedy è un agente di polizia che si ritrova a Raccoon City, impegnato insieme a Claire Redfield per due scopi inizialmente differenti ma che finiranno inevitabilmente con l’incrociarsi. Leon è infatti un poliziotto da poco assegnato a Raccoon City e sta vivendo il suo primo giorno di lavoro, mentre Claire, sorella del protagonista maschile del primo Resident Evil, è in cerca del fratello. Entrambi vivranno, loro malgrado, lo scoppio dell’epidemia in città. Da quel momento in poi, poco dopo l’inizio della storia, i due protagonisti prendono strade differenti finendo con lo scontrarsi con il più grande incubo di sempre, e con ciò che la multinazionale Umbrella Corporation, da sempre al centro dei problemi dell’universo narrativo di Resident Evil, ha creato.

Pur mantenendo la struttura originale, tutto di questo Resident Evil 2 sa di nuovo. Il remake di Capcom non è un’operazione sullo stesso piano dei recenti Shadow of the Colossus, Crash Trilogy e Spyro Trilogy, giochi presi e ricalcati esattamente com’erano un tempo. Per Resident Evil 2, gli sviluppatori hanno intrapreso nuove vie di design, rielaborato le aree di gioco rendendole parzialmente nuove pur mantenendo quello spirito tipico dei survival horror degli anni ’90 che costringevano continuamente a tornare sui propri passi, e hanno espanso tutto ciò che c’era da vedere e da fare. Nelle circa 10 ore che impiegherete per completare la prima run di Leon (o di Claire, a seconda di chi scegliete, e vi ricordiamo nuovamente che si tratta di due campagne separate pur ambientate nello stesso momento), troverete i volti noti di Ada Wong e Sherry che saranno protagonisti di inediti momenti, rimescolando le carte in tavola e regalando novità, seppur molto contenute, che non ci aspettavamo.

VECCHIO MA NUOVO

Nonostante il gioco sia sempre improntato con una difficoltà verso l’alto, che potrebbe inizialmente scoraggiare i giocatori più giovani e poco abituati a dover fare i conti con scarsità di armi e munizioni e ricerca spasmodica di oggetti e punti di interesse, gli sviluppatori hanno optato per introdurre alcune moderne facilitazioni che inevitabilmente cambiano il modo di giocare. Salvare la partita, ora, a meno che non vi troviate alla difficoltà massima dove non è variato il sistema originale, ad esempio non richiede più l’utilizzo dell’inchiostro per le macchine da scrivere, cosa che nel gioco originale aumentava vertiginosamente la tensione e la difficoltà conseguente. Di avviso differente sono le munizioni per le armi: Resident Evil 2 mantiene la sua spiccata esperienza survival, rendendo queste rarissime e da utilizzare con il contagocce.

Di contro, nel remake sarà più semplice capire le aree ancora inesplorate grazie alla mappa, e l’inventario, seppur limitato, ci darà una mano segnalandoci gli oggetti che non servono più alla nostra avventura e che quindi possono essere lasciati indietro senza il timore che questi possano tornare utili in futuro. Torna inoltre, dall’opera originale, il sistema arcade di classificazione della propria partita, sulla base del quale il giocatore viene poi valutato con un voto.

Una delle più grandi novità introdotte in questo remake è però sicuramente la visuale in terza persona. Il franchise nasce nei lontani anni ’90 con una visuale a telecamera fissa, che compie il grande balzo proprio con la terza persona in occasione di Resident Evil 4 che andava ad abbracciare una direzione molto più action e che quindi necessitava di un cambio così radicale. Abbandonata nel settimo capitolo, vista anche l’ottima implementazione della realtà virtuale, la visuale in terza persona è stata scelta anche per il remake di RE2, la scelta forse più saggia che Capcom potesse decidere di fare. Al di là di tutte le introduzioni (come l’inedita modalità The 4th Survivor, una bellissima sorpresa nei panni di un soldato Umbrella), i cambiamenti in fatto di design e game design e tutto ciò che modifica l’approccio tra il gioco originale del 1998 e quello attuale, la terza persona è forse l’elemento di novità più importante e più azzeccato che Capcom potesse fare. Non solo è sintomo di un notevole balzo in avanti a livello di visione del gioco, ma anche un elemento che abbiamo apprezzato molto di più rispetto alla visuale di RE7 per la più reale percezione del pericolo intorno a noi.

Qualche appunto, infine, sul comparto grafico e tecnico, che abbiamo già definito praticamente impeccabile. Le texture su attestano su grandi livelli e non mostrano debolezze da segnalare, il RE Engine offre una prova di forza eccellente e una gestione del sistema di illuminazione che rende tutto enormemente più realistico, anche grazie ad un maniacale lavoro sui dettagli e sulle animazioni, sia dei protagonisti che dei nemici. Nota finale sul doppiaggio italiano: praticamente perfetto, ci è piaciuto davvero molto.

PUNTI DI FORZA

  • Remake perfetto, anche graficamente
  • Gameplay rimesso a nuovo
  • Le novità sono ben implementate

PUNTI DEBOLI

  • Forse troppo crudele per i giocatori attuali abituati a ben altre comodità

Non c’è molto da dire, oltre a quello che vi abbiamo già raccontato nel corso della recensione. Il remake di Resident Evil 2 mantiene le sue promesse, ed è un gioco che si avvicina di molto all’eccellenza. La tensione e la perfezione del capitolo originale del 1998 sono rimasti immutati, e gli sviluppatori sono stati abili nel ricreare non solo il mondo di gioco con una visione antica ma moderna, ma anche il gameplay, che sicuramente farà la gioia dei fan più nostalgici e, forse, un po’ meno di quelli moderni, più abituati ad un livello di difficoltà settato solitamente verso il basso. Graficamente ineccepibile, ricco di nuovi contenuti. Un remake da provare assolutamente, il che dimostra come Capcom, dopo un trittico di giochi poco riusciti, abbia trovato la quadratura del cerchio. Un remake anche di Resident Evil 3 Nemesis, a questo punto, è d’obbligo.

Ringraziamo Halifax Italia per la copia stampa PS4 fornita.



Sono un ex giornalista freelance che ha collaborato in passato con diverse riviste musicali internazionali, nonché musicista ed amante della comunicazione a 360°. Credo di essermi innamorato della tecnologia fin dalla più tenera età, a 10 anni smontavo e rimontavo già i primi PC che comparivano in casa. Ho incontrato il mondo videoludico con il Commodore 64, passando in seguito per il magico Mushroom Kingdom di Super Mario Bros, al primissimo Sonic the Hedgehog su Sega Megadrive, non tradendo fin dagli albori la mia filosofia da videogiocatore "All Night Long". "Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo...".