Shadow of the Colossus per PS4: l’ombra della poesia

Di Chiara Ferrè
6 Ottobre 2020

L’originale capolavoro firmato Fumito Ueda era stato pubblicato nell’ormai lontano 2005, influenzando l’esperienza videoludica di tanti, tantissimi appassionati. La vera forza di un gioco così ambizioso e originale come Shadow of the Colossus era quella di essere in grado di emozionare e catturare a tal punto da spingere alla disperata ricerca di un’esperienza simile, che però negli anni non è più arrivata. Fino al 6 febbraio 2018.

Il remake targato Bluepoint è capace di farci rivivere quelle atmosfere uniche che ci mancano da tanto. Si sa, il restauro di un quadro o di una qualsiasi opera non è mai semplice: bisogna fare delle scelte, che inevitabilmente qualche appassionato contesterà. Bisogna creare una realtà nuova, moderna, senza snaturare l’originale, mantenendo le atmosfere e le intenzioni di un tempo ma svecchiando a sufficienza il prodotto. Il team di Bluepoint, nel suo lavoro su Shadow of the Colossus, ha fatto tutto quello che si doveva fare senza oltrepassare la sottile linea di demarcazione che separa un remake ben fatto da un prodotto inevitabilmente diverso e più scadente dell’originale. Ha saputo sfruttare le nuove possibilità tecniche a favore del gioco, valorizzandolo e interpretandolo con la cura che solo un vero appassionato, un vero amante dell’opera di Ueda potrebbe fare.

La struggente storia di Wander e della sua fedele cavalcatura non è cambiata, la trama è esattamente la stessa così come il gameplay. Sono stati apportati dei piccoli cambiamenti per quanto riguarda i comandi e l’interfaccia grafica, che rimane comunque scarna. Le maggiori modifiche interessano il comparto tecnico: il mondo di gioco e le animazioni sono state ricreate da zero ma fedelmente, per poi lavorare aggiungendo particolari, ad esempio il fogliame, l’erba e le creature che animano l’ambiente di gioco, senza dimenticare l’estrema realisticità della peluria dei Colossi. L’ambiente è stato ricreato con cura maniacale, rasentando alti livelli di fotorealismo nella vastità degli scorci, nell’acqua, nelle rocce e nel cielo (sicuramente uno dei più belli, evocativi e maestosi mai visti in un videogame).

Insomma, l’opera originale ci ha messo le basi, Bluepoint la cura e il rendering dinamico ha fatto la magia, creando effetti di luce e ombra straordinari, poetici, capaci di tratteggiare tutti gli elementi di gioco (Colossi in primis) immergendoli in un’aura sempre d’effetto. Impossibile non provare l’intenso desiderio di immortalare certe scene: Bluepoint, conscia del suo ottimo lavoro, ha pensato anche a questo. Grazie alla modalità Foto, qualsiasi schermata di gioco può essere salvata dall’angolazione che preferite, anche con l’eventuale aggiunta di filtri.

Bluepoint ha colto nel segno, offrendo un’ottima occasione di rivivere l’esperienza originale con rinnovata energia grazie alle prodezze grafiche di PS4. Unica sbavatura in un quadro così bello è il viso del coraggioso protagonista: avvenente, ma forse fin troppo asettico, troppo “fantoccio”. Il comparto audio è eccellente: le musiche di Otani sono state mantenute e il respiro profondo della Forbidden Land è ancora più realistico e coinvolgente.

Per chi già lo ama e per chi non lo conosce, questo remake era e rimane tuttora un’occasione imperdibile.

Giudizio: intramontabile.

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Ciao, sono Chiara. Cresciuta a pane, Harry Potter e Final Fantasy, ho da sempre una grande passione per la narrazione in tutte le sue forme: vivo di cinema, libri, videogiochi e serie TV. Durante la settimana scrivo, osservo il mondo e vedo gente. Nel tempo libero scrivo (sì, di nuovo), disegno, videogioco.




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