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Silver Pines | Recensione

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Red Walker è un investigatore con un incarico ben preciso: trovare Eddie Velvet, un musicista scomparso. I pochi indizi che ha a sua disposizione lo conducono nella cittadina di Silver Pines, un piccolo borgo nordamericano dimenticato da tutti, dove qualcosa di insolito e malato sta accadendo. Questa è la premessa di Silver Pines, la nuova opera degli sviluppatori nordici Wych Elm, che tornano con un metroidvania survival horror dopo aver lavorato in passato su giochi come Helldivers 2, Yoku’s Island Express, The Darkness, Syndicate, e The Chronicles of Riddick. Ma scopriamo qualcosa su questa produzione grazie alla nostra recensione!

Versione provata: PC

Dove si trova Eddie Velvet?

Come dicevamo, Silver Pines vede l’insolita unione di due generi che all’apparenza parrebbero essere poco compatibili tra loro, ovvero i metroidvania e i survival horror. Le ispirazioni dei Wych Elm sono assolutamente evidenti, e risiedono sia nel medium videoludico che in quello cinematografico. I richiami ai grandi classici del genere come Silent Hill e Resident Evil sono lampanti, ma l’atmosfera di Silver Pines è debitrice anche di grandi capolavori televisivi come Twin Peaks di David Lynch e X-Files di Chris Carter, e di pellicole come Allucinazione Perversa, Secret Window, Shining e La Cosa. Insomma, abbiamo fatto un elenco dei grandi capisaldi dell’horror atmosferico, ma come coniugare questi temi all’interno di un metroidvania?

All’inizio del gioco sappiamo ben poco del contesto generale nel quale siamo immersi: Red Walker è un investigatore privato, e un misterioso contatto gli ha affidato il compito di rintracciare Eddie Velvet, un musicista che ha fatto perdere le sue tracce a Silver Pines. Peccato che ricavare informazioni utili dalla popolazione locale sia estremamente complicato, per dell’arrivo imminente della cosiddetta Tempesta del Secolo, a causa della quale la maggior parte degli autoctoni ha pensato bene di evacuare. Inoltre, interrogando i pochi presenti ci rendiamo conto che nulla è come sembra: un mistero sembra aleggiare su Silver Pines, un enigma che pare coinvolgerci nel profondo della nostra identità, tra realtà e incubo.

Costruito sui capisaldi del genere

Indossati i panni del nostro detective ci muoviamo all’interno di Silver Pines con una visuale bidimensionale. Riusciremo a sbloccare le varie zone della cittadina completando dei piccoli enigmi, grazie ai quali otterremo degli oggetti in grado di aprirci delle nuove vie, come ad esempio un piede di porco. Le risorse, come in ogni buon survival horror, sono scarse: dovremo rintracciare proiettili, nastri adesivi per riparare le armi melee (come una minuscola taglierina), e le classiche erbe per ripristinare l’energia vitale.

Inoltre anche la gestione del denaro risulterà fondamentale: con questo potremo acquistare risorse, cibi e bevande dai distributori automatici per guarirci, ma sarà importante conservare qualche spicciolo per usare le cabine telefoniche, il metodo di salvataggio che utilizzeremo in Silver Pines. Le telefonate diventano quindi un modo per tracciare i nostri progressi, ma anche uno strumento narrativo perfettamente contestualizzato all’interno dell’immaginario noir e hard boiled (ricordiamo ad esempio le chiamate a Diane dell’agente Dale Cooper di Twin Peaks).

Ovviamente le nostre avventure nella cittadina non saranno esattamente una passeggiata di salute, e alcuni orrori indicibili cominceranno a pararsi sul nostro cammino. Umani mutati ormai privi del lume della ragione, insetti giganti, e oscure creature che si annidano nei sottopassaggi, pronte a tenderci dei violenti agguati che culminano in combattimenti all’ultimo sangue. Starà a noi scoprire l’origine di queste mostruosità e del mistero attorno a Eddie Velvet, in un percorso che si dividerà tra indagine poliziesca e sogno metafisico.

Un orrore di altri tempi

La componente artistica di Silver Pines sostiene nel migliore dei modi il gioco, grazie a una scelta che contribuisce a sostenere quello stacco dalla realtà che ci consente di immergerci con ancora più forza nelle vicende di Red Walker. Difatti, l’utilizzo delle animazioni in rotoscopio è perfettamente in linea con il tono del gioco: si tratta di una delle tecniche più antiche del cinema, utilizzata anche dalla Disney per i suoi primi lungometraggi, come ad esempio Biancaneve.

Originariamente, un macchinario proiettava la pellicola su un vetro traslucido, e poi i disegnatori si occupavano di ricalcare i movimenti del soggetto filmato su un foglio trasparente fotogramma per fotogramma, per ottenere quindi delle animazioni realistiche.

Oggi invece la tecnica è riproposta in digitale, ma non è la prima volta che la vediamo usata in un videogioco: pensiamo infatti all’originale Prince of Persia, o a Flashback e Another World, fino ad arrivare al più recente Lunark. Per quanto riguarda le creature, i Wych Elm hanno invece utilizzato dei pupazzi 2D, andando però a intervenire sulle animazioni in digitale per dare una sensazione di organicità simile a quella degli umani filmati.

La colonna sonora di Silver Pines ci immerge nell’atmosfera ambigua e affascinante della cittadina nordamericana, con musiche che richiamano le atmosfere degli anni ’90. I richiami ai brani musicali di Twin Peaks e di Silent Hill sono molto di più di meri suggerimenti, così come il rock dei Nine Inch Nails. Sul piano videoludico possiamo rintracciare anche dei rimandi a Limbo e a Inside.

Da segnalare anche la presenza del cantante svedese Moto Boy, che ha composto per Silver Pines una nuova versione del suo brano I Miss You Baby.

Tra tensione e atmosfera

Potremmo definire Silver Pines come un horror che può piacere anche a chi non gioca abitualmente con gli horror. Tanti giocatori sono intimoriti dal genere, che trovano faticoso da affrontare a causa della tensione costante che deriva da queste esperienze. Ma ciò che affascina in Silver Pines è la costruzione dell’atmosfera piuttosto che lo spavento. Non troveremo scare jump nell’opera dei Wych Elm. Sarà piuttosto il perturbante a catturarvi e a incuriosirvi, spingendovi sempre di più a voler scoprire la verità su Red Walker e Eddie Velvet.

Se vogliamo fare ancora un paragone cinematografico, siamo nella direzione tracciata da registi come John Carpenter e Kiyoshi Kurosawa. È una questione di ritmo e di mood, che sarebbero invece distrutti da sequenze action costanti e senza respiro: una lezione che gli sviluppatori di Silver Pines hanno appreso al meglio.

Inoltre, coinvolgere il giocatore nella trama, permettendogli di dedurre ciò che si cela dietro al mistero della trama attraverso gli indizi e le note sparse all’interno del gioco, è una soluzione di game design ben riuscita, che ci spinge sempre di più ad addentrarci nella spirale del mistero.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

9
Riassunto
Riassunto

Silver Pines è un gioco carico di atmosfera, un survival horror metroidvania che prende a piene mani da capisaldi del genere come Silent Hill, Resident Evil e Alan Wake, ma anche dai media televisivi e cinematografici, come Twin Peaks, X-Files e Shining. Le ispirazioni però non fanno dell’opera dei Wych Elm un semplice ricettacolo di citazioni, ma grazie a un ottimo lavoro di narrazione gli permettono di trovare la sua strada, tra incubo e mistero. Un gameplay solido sostiene l’apparato ludico, andando a reinterpretare le convenzioni del genere senza volerle forzatamente stravolgere. Impossibile poi non citare l’ottimo comparto artistico, con animazioni al rotoscopio, e la colonna sonora, con musiche atmosferiche che aumentano la tensione. Silver Pines è un’avventura perturbante, uno sguardo nel mistero dell’identità a cavallo tra realtà e immaginazione.

Pro
Atmosfera intrigante Gameplay solido Ottima direzione artistica
Contro
Piuttosto lineare Puzzle molto semplici
  • Giudizio complessivo9
Scritto da
Silvia SiL Mannu

Nel lontano 1990 entro in una sala giochi e scopro i cabinati arcade. Da quel momento, la passione per i videogames non mi ha mai abbandonata. Oggi sono una PC Gamer legata soprattutto a titoli action, giochi di ruolo, stealth e picchiaduro.

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