Six Days in Fallujah è un caso, comunità musulmana chiede aiuto a Sony, Microsoft e Valve

Di Andrea "Geo" Peroni
8 Aprile 2021

Il Council on American-Islamic Relations, un gruppo di difesa dei diritti civili e di difesa dei musulmani con sede a Washington DC, chiede a Valve, Microsoft e Sony di rifiutarsi di distribuire Six Days in Fallujah.

Lo sparatutto tattico in prima persona, basato sui fatti realmente accaduti della seconda battaglia di Fallujah, è un caso politico da decenni, e ora che si avvicina la sua release aumentano inevitatibilmente le polemiche. Ve ne avevamo già parlato alcune settimane fa, quando la content creator e sviluppatrice Alanah Pearce parlò delle minacce ricevute prima di poter parlare del gioco.

“Chiediamo a Microsoft, Sony e Valve di vietare alle loro piattaforme di ospitare Six Days in Fallujah, un simulatore di omicidi arabi che normalizzerà solo la violenza contro i musulmani in America e nel mondo”, ha dichiarato Huzaifa Shahbaz, coordinatore di ricerca e difesa del CAIR .

“L’industria del gioco deve smetterla di disumanizzare i musulmani. Videogiochi come Six Days in Fallujah servono solo a glorificare la violenza che ha ucciso centinaia di civili iracheni, giustificare la guerra in Iraq e rafforzare il sentimento anti-musulmano in un momento in cui il bigottismo anti-musulmano continua a minacciare la vita umana”.

Six Days in Fallujah è stato originariamente annunciato nel 2009, ma l’argomento controverso ha portato l’editore Konami a fare un passo indietro dal progetto, interrompendolo di fatto. Abbiamo pensato che il progetto fosse stato ormai accantonato, ma nel febbraio 2021 Six Days in Fallujah è stato inaspettatamente annunciato di nuovo con lo sviluppo ora nelle mani di un nuovo studio, Highwire Games, e di un nuovo editore, Victura.

Highwire e Victura hanno descritto SDIF come un gioco che racconterà una storia “con membri del servizio e civili con diverse esperienze e opinioni sulla guerra in Iraq”, con segmenti di documentari su “molti argomenti difficili, inclusi gli eventi e le decisioni politiche che hanno portato alle battaglie di Fallujah e alle loro conseguenze.”

Sembra però che il gioco non riproporrà in tutto e per tutto gli eventi reali: i giocatori non saranno ad esempio in grado di usare munizioni al fosforo bianco, nonostante il governo degli USA abbia ammesso che tale armi incendiarie sono state utilizzate a Fallujah.

La lamentela maggiore, tuttavia, è che Six Days in Fallujah presenterà una prospettiva solidale e filoamericana su una battaglia che ha causato la morte di centinaia di civili iracheni. Daniel Ahmad, analista del settore, ha già parlato in varie occasioni di questi problemi, definendo lo sparatutto come uno spiacevole tentativo di giustificare la violenza e la guerra in Iraq.

Six Days in Fallujah dovrebbe uscire entro la fine dell’anno, anche se non è stata ancora fissata una data di rilascio definitiva. Su Steam è attualmente possibile inserirlo nella propria lista dei desideri, ma seguiremo da vicino l’evolversi della vicenda.

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