Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per i videogiochi | Speciale

Di Andrea "Geo" Peroni
20 Luglio 2019

Mio padre, classe ’62, ne ha un ricordo vivo. Era una domenica, era il 20 luglio del 1969, quando tutto il suo paesello si ritrovò unito di fronte alla televisione della nostra famiglia. Sapete, all’epoca il televisore era un bene di lusso, ed era ancor più raro in piccoli centri abitati di collina che basavano la loro vita sull’agricoltura. In luoghi come quelli, come spesso vediamo anche negli sceneggiati TV ambientati negli anni ’50 e ’60, le persone erano solite guardare la “scatola magica” in bianco e nero in poche occasioni durante la settimana, e per farla molto spesso dovevano uscire di casa per raggiungere i più facoltosi possessori della moderna magia tecnologica.

Era una domenica, dicevamo, e tutto il paesello di Cassano, in provincia di Piacenza, era riunito davanti al televisore così come, immagino, tutto il resto del mondo civilizzato. In Italia era ormai sera, ma l’orario non fu un problema. Il giorno successivo, gli uomini e alcune donne erano attesi nei campi, dall’alba al tramonto come da consuetudine. Ma quel giorno era speciale. Quella sera, intorno alle ore 20 nel nostro Paese, l’uomo sarebbe sceso sulla Luna per la prima volta. L’uomo avrebbe toccato, fisicamente toccato, un altro corpo celeste al di là della Terra. Il 20 luglio del 1969 fu la fatidica sera dell’Apollo 11, la missione spaziale della NASA che con Neil Armstrong e Buzz Aldrin si posò sul suolo del nostro satellite per poi concedere la prima passeggiata lunare della storia dell’uomo poche ore dopo.

Uno dei più grandi desideri dell’umanità era divenuto realtà. L’uomo, quel semplice uomo che fino a 5000 anni prima scriveva su tavolette d’argilla e creava abitazioni partendo dal fango, aveva messo piede sulla Luna grazie al sapiente lavoro di centinaia e centinaia di scienziati che avevano votato la loro vita al far prendere forma ad un sogno che da millenni permane nella mente dell’essere umano. Un sogno che, ancora oggi, i videogiochi ci fanno accarezzare. Ad andare sulla Luna è stato l’uomo, vero, ma non un uomo qualsiasi. E neppure un qualsiasi uomo potrebbe coronare questo sogno. Questo, purtroppo, è un dono per pochi, pochissimi, mentre gli altri restano a guardare, ammaliati da quello che i loro occhi vedono. Per loro, e dunque anche per noi (forse vi deluderò dicendo questo, ma non ci sono astronauti nello staff di Uagna.it), l’unico modo di avvicinarsi a quel sogno il più possibile arriva proprio dal medium a noi tanto caro.

I videogiochi, così come la televisione, il cinema e la letteratura, hanno sempre cercato di dare forma all’impossibile, e a ciò che nella realtà non può esistere, o essere visto. La Luna, da protagonista dell’immaginario collettivo come simbolo di quei sogni irrealizzabili, ha avuto la sua buona parte di apparizioni all’interno dei videogiochi. Senza andare troppo indietro nel tempo, l’idraulico italiano più famoso di sempre l’ha raggiunta nel corso della sua ultima avventura, Super Mario Odyssey, quando si reca sul satellite per sconfiggere Bowser e la sua cricca di minion una volta per tutte, saltellando dolcemente tra quelle grigie dune sabbiose che tanto ameremmo toccare con i nostri piedi. Qualcosa di simile a quello che l’improbabile quartetto composto da un americano, un russo, un giapponese e un tedesco fecero nel 2011, quando la modalità Zombies di Call of Duty: Black Ops abbandonò il pianeta per farci visitare una maestosa struttura del Gruppo 935 sulla Luna, la Stazione Grifone. Certo, in quel momento la missione di Richtofen, Dempsey, Takeo e Nikolai era ben lontano dalla pura poesia che potrebbe suggerire, e difatti la missione si concluse con una poco auspicabile esplosione del pianeta Terra. Speriamo che le prossime “gite lunari” che la Cina ha in programma non facciano questa fine…

Ma naturalmente non finisce qui. La Luna, come abbiamo detto, molto spesso ha rappresentato una esotica meta per i sogni dell’uomo e per i videogiocatori. Dall’opera fantascientifica di BioWare, Mass Effect, alla follia intrinseca di Duke Nukem 3D, in molti ci hanno portato virtualmente sul grigio corpo celeste, sin dai “tempi antichi” dei videogiochi. Zio Paperone fu protagonista, in Ducktales, di un incredibile livello ambientato sulla Luna, peraltro ripreso nel remake dell’omonima serie animata degli ultimi anni. Arkane Studios, nel suo splendido Prey, ci concesse la possibilità di una salutare passeggiata (seppur simulata) sulla Luna in Mooncrash, un’espansione roguelike del 2018 che vi consiglio caldamente di recuperare se non l’avete ancora fatto. Salutare, certo, se non fosse stata funestata dai Typhon che la infestano.

Ma i pericoli più grandi dalla e sulla Luna arrivano dal profondo del satellite. Ricordate la prode Eris Morn in Destiny? Sopravvissuta al malefico alveare di Crota, riuscì a raggiungere i guardiani sulla Terra per avvertirli della grande minaccia incombente. Il figlio di Oryx era pronto a muover battaglia alle civiltà, e da lì in poi venne messa in moto una sequenza di eventi che porterà ad uno dei più memorabili scontri della storia di Bungie. E se DOOM aveva fatto scuola con le minacce dal profondo di Marte, Moon, gioco del 2009 per Nintendo DS, fece lo stesso restando proprio nell’ambito del nostro amato corpo celeste grigio. Un gioco nel quale, però, i demoni avevano ben poco a che vedere. In quel caso, come in tanti altri esempi di fantascienza, era proprio l’uomo il grande nemico, che anche dalla Luna e in un futuro che immaginiamo sempre brillante, riusciva a dare il peggio di sé.

Non voglio portarvi oggi un resoconto totale della storia dei videogiochi legati, in qualche modo, alla Luna. Dovrei citarvi i retroscena di Dark Cloud, la base degli alieni di Destroy All Humans!, i segreti di Majora’s Mask, o il famoso circuito segreto di Gran Turismo 6 nel quale potevamo utilizzare il Luna Rover per sgommare sui crateri lunari. La verità è che questo piccolo speciale per il 50° anniversario dell’Allunaggio, che ricorre proprio oggi, aveva ben altro scopo. Aveva l’obiettivo di ricordarci che è anche grazie ai videogiochi se molti di noi sognano, ancora oggi, in un’epoca nella quale siamo sempre più concentrati sulla vita virtuale che su quella reale, di toccare un giorno quel poetico corpo celeste così vicino eppure così lontano da noi. Magari un giorno, per uno di noi, accadrà. Chissà. Per il momento, però, rimane solo una chimera. Una straordinaria e stupefacente chimera. #Apollo50th



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.