Una partita ad Among Us si è trasformata in un’insperata occasione di salvezza per una ragazza americana di 17 anni, scomparsa da oltre un anno e mezzo e ritrovata dall’FBI dopo essere riuscita a chiedere aiuto attraverso il celebre videogioco multiplayer.
La vicenda riguarda una giovane dello Utah che il 29 maggio 2025, quando aveva appena 15 anni, era scomparsa dalla propria abitazione a Garden City. Per oltre 17 mesi non si erano più avute sue notizie, fino al 1° novembre 2026, quando le autorità sono riuscite a localizzarla in una casa a Huntington, in Oregon.
A dare una svolta alle ricerche è stato proprio Among Us. Come ricostruito da Newsweek, a metà ottobre la ragazza è riuscita a entrare in contatto con un’altra giovane giocatrice attraverso il gioco, utilizzando uno smartphone con accesso a Internet. Dopo alcuni scambi, la conversazione è proseguita su un’altra piattaforma, dove ha potuto rivelare la propria identità e raccontare di essere trattenuta contro la sua volontà da un uomo in Oregon.
Il genitore dell’altra ragazza ha quindi deciso di segnalare la situazione all’FBI. Il 1° novembre, durante una videochiamata monitorata dagli investigatori, la giovane ha fornito ulteriori informazioni sulla propria prigionia e mostrato alcuni elementi utili a confermare il suo racconto. La segnalazione ha permesso alle forze dell’ordine di individuare l’abitazione e liberarla.
Dietro la scomparsa ci sarebbe Adam Hunter Harmel, un uomo di 39 anni residente in Oregon. Secondo la denuncia federale, l’uomo avrebbe conosciuto la ragazza online nel maggio 2025, per poi raggiungerla nello Utah e portarla con sé oltre il confine statale. La ragazza sarebbe stata tenuta nel seminterrato della sua abitazione, sottoposta a violenze fisiche e sessuali e minacciata con un coltello per impedirle di fuggire. Harmel è stato arrestato e deve rispondere dell’accusa federale di aver trasportato una minorenne con l’intento di coinvolgerla in attività sessuali illegali. Le accuse dovranno essere accertate in sede giudiziaria.
La vicenda ha portato sotto i riflettori anche i rischi legati alle community online più pericolose. Il Dipartimento di Giustizia americano ha riferito che la ragazza sarebbe stata adescata inizialmente attraverso piattaforme videoludiche utilizzate anche da membri di gruppi riconducibili al cosiddetto Nihilistic Violent Extremism (NVE), per poi proseguire le comunicazioni attraverso altri social network. Non è stato tuttavia accertato un collegamento diretto tra Harmel e uno specifico gruppo.
Una storia dai contorni drammatici, nella quale un videogioco online ha avuto un ruolo inaspettato: proprio lo spazio virtuale attraverso cui la ragazza è riuscita a raggiungere un’altra persona e a far arrivare la propria richiesta d’aiuto alle autorità.
Scrivi un commento