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Valor Mortis | Recensione

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Nei videogiochi la storia è stata raccontata in lungo e in largo, dall’antica Roma al Giappone feudale, passando per il Medioevo e le due guerre mondiali, eppure c’è un periodo rimasto quasi sempre ai margini, poco esplorato dagli sviluppatori: l’epoca napoleonica, con le sue campagne militari, i suoi eserciti in uniforme e un’Europa sconvolta dalle ambizioni di un solo uomo.

A raccogliere questa sfida sono i ragazzi di One More Level, lo studio polacco che nel 2020 ha firmato Ghostrunner, uno slasher cyberpunk in prima persona fatto di parkour, riflessi fulminei e nemici che cadono al primo colpo, tanto apprezzato da guadagnarsi un seguito nel 2023, e che con Valor Mortis cambia epoca e genere ma non prospettiva, visto che la visuale resta in prima persona mentre il terreno di gioco diventa quello del soulslike: un’idea di certo forte, capace di accendere la curiosità già dal primo trailer, ma che poi deve reggere alla prova dei fatti, ora dopo ora e scontro dopo scontro.

Napoleone riuscirà a conquistare anche il genere soulslike, oppure era meglio che rimanesse all’Elba? 

Versione provata: PC

Allez les Bleus

Valor Mortis ci porta in una rilettura soprannaturale dell’Europa delle guerre napoleoniche, dove vestiamo i panni di William, soldato della Grande Armée strappato alla morte sul campo di battaglia. A riportarlo in vita è la stessa piaga che sta divorando il continente, la peste cremisi, una malattia misteriosa che trasforma i caduti in abomini e che, invece, a lui dona poteri soprannaturali. Da qui prende il via un viaggio in un’Europa in rovina, alla ricerca della verità dietro la peste cremisi e dietro le ambizioni di Napoleone.

A differenza dei classici soulslike, dove la narrazione si ricostruisce quasi solo tra descrizioni degli oggetti e dialoghi enigmatici, qui la storia è attiva e accompagna costantemente il giocatore. Resta comunque un po’ criptica, ma è proprio questo alone di mistero a spingere avanti, con la voglia di scoprire il segreto dell’Imperatore e quelli di un mondo ormai al collasso.

Il racconto si prende i suoi tempi prima di accelerare, ma la pazienza viene ripagata, perché nel finale la storia arriva al suo culmine e consegna finalmente le rivelazioni che si attendevano da ore. La longevità complessiva si attesta tra le 15 e le 20 ore e, accanto alla storia principale, troviamo le missioni secondarie, purtroppo molto simili tra loro, che seguono quasi sempre lo stesso schema: andare avanti, trovare uno o più oggetti e riportarli al punto di partenza, con un po’ di sano backtracking, per ottenere la ricompensa. L’attività secondaria più riuscita riguarda gli alti generali di Napoleone sparsi per il mondo; ognuno di loro rappresenta uno scontro impegnativo, a volte persino più di alcuni boss principali, ed è proprio in questi duelli che Valor Mortis mostra quella sfida che altrove manca.

Ottimo action, pessimo souls

L’esperienza maturata con Ghostrunner si riconosce subito: anche qui il combattimento in prima persona punta su rapidità e letalità, ma stavolta è al servizio di un soulslike e la visuale in prima persona, ancora una rarità nel genere, diventa così il tratto distintivo dell’intera produzione. A conti fatti, però, tra poteri soprannaturali e armi da fuoco da alternare al corpo a corpo, Valor Mortis somiglia molto più a un BioShock-like con l’arma bianca che a un vero souls e approcciarlo con questa consapevolezza aiuta ad apprezzarlo per ciò che è davvero.

Il combattimento è bello, quando funziona, e il parry in particolare è una gioia per gli occhi e per le orecchie: ogni parata riuscita restituisce un impatto visivo e sonoro davvero appagante. Il problema è proprio quel “quando funziona”, perché le hitbox andrebbero riviste e capita spesso di subire colpi che sembravano evitati o non prendere colpi diretti alla nostra faccia.

A questo si aggiunge un fastidioso body block da parte dei nemici, che tendono a bloccarci il passo con frequenza eccessiva e alcuni avversari sfoderano attacchi poco leggibili al primo scontro, costringendoci a imparare a memoria più che a reagire. Discorso diverso per i boss, che rappresentano il punto più alto dell’esperienza: le loro movenze sono sempre chiare e le parate contro di loro funzionano a dovere, anche se questa leggibilità ha il suo rovescio della medaglia, perché i pattern risultano talmente chiari che, una volta iniziata la fight, si riesce agilmente a prendere il tempo e a completare certe bossfight al primo tentativo, togliendo agli scontri più importanti parte della tensione che dovrebbero trasmettere.

Convincono anche le fasi platform che, pur restando molto semplici e senza mai pretendere troppo dal giocatore, riescono ad amalgamarsi bene con il resto dell’esperienza, accompagnando l’esplorazione e alternandosi in modo naturale agli scontri, e lo shooting, divertente e ben calibrato, che si affianca con naturalezza al combattimento corpo a corpo e offre un’alternativa valida per affrontare i nemici anche dalla distanza. La progressione, infine, è molto più vicina a quella di un action che a quella di un classico souls, con abilità e poteri soprannaturali da sbloccare man mano che si avanza, capaci di ampliare il ventaglio di opzioni a disposizione durante i combattimenti e nel complesso funziona bene, anche se non tutte le abilità sbloccabili si rivelano davvero utili e alcune finiscono per restare quasi inutilizzate.

Si sente, in tutto questo, la mano dello studio, soprattutto nelle fasi in movimento, ed è proprio per questo che dispiace che qualche imprecisione impedisca al sistema di esprimersi sempre al massimo del suo potenziale.

Il level design è il punto più debole della produzione, perché chi pensa ai souls ricorda subito l’interconnessione della mappa, quella sensazione di aprire una scorciatoia e ritrovarsi all’improvviso in una zona già visitata. In Valor Mortis questa magia manca: il mondo è diviso in macroaree stagne che non comunicano tra loro. A pesare ancora di più è la gestione delle lanterne, che svolgono il ruolo di checkpoint e sono semplicemente troppe, visto che ogni due passi se ne incontra una nuova oppure una scorciatoia che riporta subito alla precedente, con il risultato di un costante senso di poco pericolo che toglie al gioco quella tensione necessaria tanto in un souls quanto in un action. La morte, di fatto, non ha alcun peso e non è mai davvero punitiva, nemmeno contro i boss, visto che dopo la sconfitta i catalizzatori ricompaiono appena fuori dall’arena. Manca, insomma, quella “cazzimma” tipica del genere che avrebbe potuto portare il titolo a un altro livello: ogni errore si recupera in pochi secondi e la paura di perdere i propri progressi non arriva mai.

C’è poi la questione della varietà, che divide nettamente il bestiario in due: da una parte i boss, belli, ispirati e tutti molto particolari, ognuno con una propria identità e un design capace di restare impresso, dall’altra i nemici comuni, che si contano sulle dita di una mano. Una scelta che si fa sentire presto, perché già alla quarta zona vedere sempre gli stessi avversari inizia a stancare, e la sensazione di déjà-vu finisce per smorzare anche la curiosità di esplorare le aree successive, dove si sa già, più o meno, cosa ci aspetta dietro ogni angolo.

Ancora lavoro sul lato tecnico

Il percorso di Valor Mortis verso l’uscita non è stato dei più lineari, visto che la demo pubblicata su Steam in estate aveva raccolto pareri contrastanti e lo studio aveva deciso di spostare il lancio da settembre al 13 ottobre, sia per evitare un mese affollatissimo sia per avere più tempo per rifinire il gioco; proprio quelle settimane in più, insieme ad alcune patch correttive arrivate durante il periodo di prova, hanno migliorato la situazione in modo evidente, anche se il risultato resta lontano dall’essere ottimale.

I crash sono ancora frequenti e altrettanto spesso si avvertono cali di frame e fenomeni di stuttering che finiscono per incidere sull’esperienza complessiva e, sebbene sia lecito aspettarsi ulteriori aggiornamenti, allo stato attuale l’ottimizzazione è un aspetto che pesa molto sul giudizio finale.

Sul piano artistico, l’estetica di un mondo devastato dalla guerra e dalla peste cremisi funziona: le zone sono malandate al punto giusto e curate nei dettagli, e restituiscono bene l’idea di un continente in agonia. La prima area, il campo di battaglia, è semplicemente mozzafiato: gli orrori della campagna napoleonica sono tangibili e l’impatto iniziale è notevole. Purtroppo non tutte le zone successive sono all’altezza, visto che alcune risultano nettamente inferiori, altre addirittura anonime, e finiscono per non lasciare alcun segno. È un peccato, perché l’ambientazione napoleonica è uno degli elementi più originali dell’intero progetto e avrebbe meritato la stessa cura in ogni zona.

Molto buono, invece, il comparto audio, dalle musiche ai versi dei nemici, con l’unica nota stonata di alcuni oggetti che, una volta raccolti, emettono uno strano rumore simile a quello dei nemici, mettendo inutilmente in allerta il giocatore, mentre una menzione a parte la merita Vincent Cassel, che presta la voce a Napoleone con un’interpretazione fantastica, capace di accompagnare perfettamente il giocatore per tutta l’avventura.

Austerlitz o Waterloo?

Valor Mortis non è un brutto gioco, tutt’altro, come action in prima persona funziona grazie a un parry appagante, a uno shooting che diverte, a boss ispirati e a una trama che riesce a tenere incollati fino alle rivelazioni finali, ma resta un souls menomato, riuscito solo in “Bonaparte” e privo della tensione, della punizione e dell’interconnessione che definiscono il genere.

Tra lanterne onnipresenti, nemici poco vari, hitbox imprecise e un comparto tecnico ancora traballante su PC, l’opera di One More Level resta a metà strada tra ciò che vorrebbe essere e ciò che effettivamente è. Chi cerca un action dal sapore napoleonico troverà pane per i suoi denti, chi spera nel nuovo grande soulslike potrebbe restare deluso.

Resta comunque un’opera con un’identità precisa, capace di distinguersi in un genere ormai affollato grazie alla prima persona e a un’ambientazione rara. Con qualche patch in più e una mano più pesante sul fronte della sfida, le basi per qualcosa di davvero memorabile ci sono tutte.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

7.8
Verdetto
Riassunto

Valor Mortis porta finalmente l'epoca napoleonica al centro della scena e, forte dell'esperienza di One More Level con la prima persona, convince come action grazie a un parry appagante, a boss ispirati, a uno shooting divertente e a una trama attiva che, con la voce di Vincent Cassel, accompagna il giocatore fino a un finale ricco di rivelazioni. Come soulslike, però, non trova la cattiveria necessaria, tra lanterne onnipresenti che tolgono peso alla morte, macroaree stagne, nemici comuni poco vari, missioni secondarie ripetitive e hitbox imprecise, mentre su PC crash e stuttering pesano ancora sull'esperienza. Resta un'opera con un'identità forte e un grande potenziale, che con qualche patch e più coraggio sul fronte della sfida potrebbe trasformare questa campagna in una vera vittoria.

Pro
Ottimo Action... I Boss sono divertenti e unici... Alcune zone ottime e caratterizzate magnificamente... Il parry è una gioia per occhi e orecchie La trama è unica e ben riuscita Il comparto sonoro è promosso, anche grazie ad un ottimo Vincent Cassel
Contro
...Pessimo Souls ...ma i nemici base sono scarsi di varietà ...altre completamente anonime Level design non degno di un souls Imprecisione sul lato tecnico
  • Giudizio Complessivo7.8
Scritto da
Daniele Madau

Quando avevo 7 anni mio padre mi ha fatto giocare con lui a Metal Gear e da allora con i videogiochi è stato solo amore. RPG, Survival Horror e, ovviamente, Stealth Game sono i miei preferiti.

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