Jessica Jones, Stagione 2 – La nostra recensione della serie Netflix

Di Andrea "Geo" Peroni
19 marzo 2018

È ormai appurato che più passa il tempo, più le serie Marvel Netflix stiano perdendo di efficacia. Dopo lo splendore rappresentato dalla prima stagione di Daredevil con Charlie Cox nei panni del Diavolo di Hell’s Kitchen, i successivi esponenti del filone dei Difensori sono andati via via peggiorando con un andamento costante: Jessica Jones S1, Daredevil S2, Luke Cage, Iron Fist, Defenders e infine The Punisher, che tuttavia ha risollevato il morale grazie ad un grande Jon Bernthal perfettamente calato nel ruolo di Frank Castle. Per i supereroi “originali” è però il momento di tornare in scena dopo il discutibile crossover dello scorso anno, che ha fatto più storcere il naso che altro. La Jessica Jones di Krysten Ritter, che ci aveva piacevolmente sorpreso nel 2016 grazie soprattutto ad un David Tennant sopra le righe, ha ribaltato la tendenza dell’andamento negativo delle suddette serie?

La risposta purtroppo è no. Abbiamo visto tutti i 13 episodi che compongono la seconda stagione di Jessica Jones, e che rappresentano una lunga narrazione verso qualcosa che sembra non arrivare mai. Perché il problema principale di questa seconda stagione della serie con protagonista Krysten Ritter, cosa che era presente anche nella prima serie ma in quantità minore, è la sceneggiatura. Interi episodi completamente superflui ai fini della vicenda, sottotrame che vengono fortunatamente tutte risolte ma che risultano essere inutili tentativi di portare avanti uno show per cui i 13 episodi canonici, che ormai rappresentano la formula di base delle serie Marvel Netflix, si rivelano decisamente troppi.

Per fare un paragone “in casa”, Jessica Jones S2 e la quasi totalità delle altre serie Marvel Netflix stanno subendo lo stesso problema delle prime due stagioni della serie Agents of S.H.I.E.L.D., sempre prodotta da Marvel Television ma che va in onda su ABC. In quel caso, gli episodi sono addirittura più di 20, e i problemi legati a questa formula che vuole far leva su una storia ben precisa ma che è costretta a perdersi dietro a futili questioni si facevano sentire, tanto da costringere poi i piani alti a lasciare maggiore libertà creativa a Jed Whedon e compagnia e far loro gestire con grande autonomia la serie, addirittura aumentando a tre gli archi narrativi (come accaduto per la quarta stagione, con Ghost Rider, LMD e Agents of HYDRA). Per contesto, personaggi e storia, Jessica Jones non si può permettere questo lusso, essendo poi una serie molto legata al mondo “reale” a differenza appunti degli uomini di Clark Gregg e del suo SHIELD. E i 13 episodi, come detto, fanno sentire tutto il loro peso sin dalle prime battute, poiché solamente intorno al quarto/quinto episodio le cose iniziano a farsi leggermente interessanti per lo spettatore che ormai è però pesantemente annoiato da tutto quello che circonda Jessica.

Se il problema non si sentiva particolarmente nel corso della prima stagione, grazie al Kilgrave di Tennant che davvero regalava momenti drammatici ed emozionanti, in questa nuova ondata di episodi le cose cambiano negativamente. Jessica si ritrova senza la sua nemesi che lo ha tormentato per una vita, Trish Walker (Rachel Taylor) è intrappolata in un lavoro che non la soddisfa più, Malcolm (Eka Darville) è ormai un estraneo alla droga e sta cercando fortemente di cambiare vita, mentre Jeri Hogarth (Carrie-Anne Moss) deve combattere contro più di un problema, anche a livello fisico. La scelta sulla quale gli sceneggiatori hanno puntato è quella di guardare alle origini di quella che è oggi Jessica Jones, supereroina per caso in un mondo di supereroi al quale però lei non vuole appartenere. Ci saranno quindi decine di minuti di indagini in ogni episodio, risvolti spesso telefonati, incontri ben poco inaspettati, perché quasi nulla di questa seconda stagione riesce a fare quello che dovrebbe fare una serie TV: essere interessante e tenere lo spettatore col fiato sospeso.

Anche i villain, così come i comprimari, non riescono a fare il proprio lavoro. Sembra quasi che Jessica Jones S1, con la minaccia di Kilgrave che dominava sulle scene dell’intero gruppo della protagonista, fosse l’unica soluzione per raccontare le vicende della ragazza. I nuovi cattivi perdono molto velocemente di efficacia, per carattere e per funzionalità, e di conseguenza anche i co-protagonisti sono costretti a inventarsi strade per emergere dal piattume della sceneggiatura, che come spesso accade in queste operazioni prova a introdurre nuovi personaggi per alimentare le cose da dire e da fare senza però mai riuscirci. Non ci sono colpi di scena (a parte uno, forse, che era già stato svelato nel final trailer), non c’è mordente, non c’è la scintilla che costringe a guardare il prossimo episodio della serie. Un grosso flop, a nostro avviso.

In estate sarà nuovamente la volta di Luke Cage, che, almeno per alcuni episodi, farà coppia con Danny Rand, mentre in autunno tornerà il Diavolo di Hell’s Kitchen. Se per quest’ultimo speriamo grandi cose, le grandi perplessità sono tutte verso gli altri due Difensori. La puzza di (nuovo) flop inizia a farsi sentire, ma speriamo di essere smentiti.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.