Call of Duty: Black Ops 4 – Prime impressioni su Blackout dopo la beta

Di Andrea "Geo" Peroni
15 settembre 2018

Come si può rilanciare un marchio come Call of Duty, che a 15 anni dal suo esordio continua a catalizzare una grossa fetta di pubblico pur non raggiungendo i fasti di Modern Warfare 3 e Black Ops, se non puntando sulla direzione che la più grossa percentuale di videogiocatori ha abbracciato in questi mesi? Treyarch, che riprende in mano le redini del franchise dopo Infinity Ward e Sledgehammer Games, annunciò ad aprile, durante il reveal di Black Ops 4, una significativa rivoluzione: addio alla campagna single player, ormai obsoleta, non più apprezzata e soprattutto poco giocata dagli utenti, e spazio ad una nuova componente online che avrebbe affiancato il multiplayer tradizionale e la modalità Zombies, la battle royale Blackout.

Un progetto molto interessante, una battle royale molto “tradizionale” ma che avrebbe racchiuso omaggi, riferimenti e quant’altro alla serie Black Ops. Un’iniziativa che da subito ha catturato il nostro interesse, seppur, perlomeno chi scrive questo pezzo, non sia un patito delle battle royale dopo averne già testate alcune. Complice la beta privata che ha aperto i battenti lunedì su PS4, ci siamo immersi nel mondo della battle royale di Black Ops 4, che sta già subendo diversi cambiamenti con i giorni che passano rispondendo ai feedback dei giocatori che prontamente riferiscono i propri suggerimenti e le impressioni. Anche noi vogliamo parlarvi di Blackout, una modalità che, se sarà supportata a dovere con l’uscita di Black Ops 4, potrà davvero riservare qualche grande sorpresa.

Il feeling delle armi, a dire il vero non presenti in gran numero per varietà ma che possono soddisfare il modo di giocare di tutti, rimane lo stesso del multiplayer tipico di Call of Duty che conosciamo perfettamente, ma ci sono alcune introduzioni. Su tutte, la balistica dei proiettili, prima inutile e inconcepibile per un multiplayer che basa la sua esistenza su mappe di ridottissime dimensioni (in riferimento ad altri esponenti del genere ovviamente, come Battlefield) ma che ora diventa importante da saper padroneggiare. Utilizzando fucili da cecchino come il Koshka, risulta da subito evidente in uno scontro a fuoco su lunga distanza che prima di riuscire a colpire un nemico occorre avere una certa padronanza dell’arma e una prospettiva adeguata di dove stia per finire il colpo, cosa che si nota forse ancor maggiormente con mitragliatrici leggere adatte a questi scopi come la Titan, sicuramente tra le armi più performanti per quello che abbiamo visto in questa beta. Negli scontri ravvicinati, però, ovviamente non conta null’altro se non la prontezza dei riflessi, che in COD è sempre stata un punto cardine del multigiocatore. La vita, fissata a 150, è un buon compromesso, e il time to kill, già modificato dall’inizio della beta, necessita di qualche sistemata specialemente se parliamo di armi di grosso calibro. La nota più dolente che fino a pochi giorni fa avevamo riscontrato su Blackout era legato proprio ad essa e alle corazze, che sono di 3 livelli di difesa e che riducono l’impatto dei proiettili sulla nostra vita. Nei primi giorni di private beta, incrociare il fuoco con un giocatore dotato di corazza lv. 3 significava costantemente andare incontro alla sconfitta, ma le cose sono fortunatamente cambiate con l’update di giovedì che ha nerfato le malefiche armature.

Arrivano buone impressioni anche dalla personalizzazione del proprio equipaggiamento. Ogni giocatore parte con la possibilità di equipaggiare due armi (numero che non può essere ampliato in alcun modo) e 5 oggetti, tra i quali però non figurano le munizioni che possono essere accumulate in gran quantità. Il loot è poi il cuore dell’intera esperienza, affiancando naturalmente il combattimento. In ogni località che visitiamo, sia esso un manicomio abbandonato o una piccola casetta prefabbricata sperduta nel bel mezzo del nulla, c’è sempre qualcosa che può esserci d’aiuto, siano essi un mirino per un’arma, che possiamo comodamente montare sul nostro fucile tenendo premuto il tasto quadrato (su PS4, ovviamente sulle altre piattaforme il tasto cambia) o raccoglierlo per conservarlo in futuro, siano essi perk consumabili, piccoli zaini per aumentare la quantità degli oggetti trasportabili, bende per il pronto soccorso immediato, gadget come filo spinato e barricate che ci serviranno durante gli scontri a fuoco.

La struttura di Blackout rimane quella di una battle royale molto tradizionale. La cosiddetta safe zone, l’area nella quale cioè il giocatore è relativamente tranquillo e non danneggiato dall’ambiente, si restringe a intervalli regolari, mentre il resto della mappa di gioco, visitabile ma letale, viene sopraffatta dal gas Nova del primo Black Ops. Per fuggire dalla zona nociva, possiamo o correre a piedi, se ci troviamo nelle vicinanze, o rintracciare uno dei veicoli utilizzabili su Blackout, che vanno da quad per un massimo di due passeggeri fino a elicotteri, sprovvisti di armi, per 5 giocatori (il che è strano, perché il massimo di giocatori per squadra è 4… per ora, ovviamente), e che si possono trovare in spawn abbastanza fissi in alcune località. Visitando Nuketown, ad esempio, è altissima la probabilià di trovare un mezzo aereo per spostarsi, e la stessa cosa vale per l’area portuale ricavata dalla mappa Docks di Black Ops II, dalla quale si può accedere anche via mare grazie ai gommoni motorizzati. Le dimensioni della mappa, per quanto ci sembrassero ristrette ad un primo sguardo della mappa di gioco, leakata diversi giorni prima del lancio della beta, sono assolutamente accettabili e giuste per questa modalità, senza costringere il giocatore a lunghe e faticose sessioni di corsa infinita per raggiungere un luogo. Sarà per questo, ma non solo, che durante la partita viene voglia di visitare più location, tutte prese dall’universo narrativo della serie. La diga di Hydro, ad esempio, ma anche Raid, Firing Range, Array, Turbine e così via. Il fattore nostalgia gioca un grande ruolo in Blackout, ed è stato utilizzato alla perfezione poiché ogni area è contestualizzata senza sbavature o forzature.

E a proposito di location storiche del brand di Black Ops, impossibile non citare le aree ricavate da vecchie glorie dell’universo Zombies di Treyarch. Alcune porzioni di vecchie mappe, come Verruckt, TranZit e Shadows of Evil, sono state utilizzate per ricavare nuove e particolari aree di gioco, dove il giocatore non trova solamente loot tradizionale ma anche oggetti speciali a tema zombie e addirittura i non-morti stessi. Un fascio blu verso il cielo, che si espande dalle località zombie in tutta la mappa, segnala infatti quando gli zombie hanno invaso l’area, il che significa che chi si trova in quel punto dovrà essere pronto a dar battaglia anche a loro oltre che agli altri giocatori. Gli zombie sono infatti gli unici nemici controllati dal computer in Blackout, e sono dannatamente pericolosi. Il time to kill è alto, i loro colpi hanno un raggio d’azione molto elevato (deve essere assolutamente sistemato) e tolgono parte della vita, effetto questo già diminuito dopo i primi giorni (una “manata” degli zombie toglieva 10 punti vita, ora 5). Il loot derivante dalla loro uccisione, però, può essere appagante. Tra le armi più rare in assoluto su Blackout, gli zombie possono droppare una scintillante Ray Gun, che possiamo utilizzare anche contro altri giocatori. Molto interessante questa scelta di rendere “speciali” alcune determinate aree, spezza la possibile monotonia e offre qualcosa che le altre battle royale non fanno.

A proposito di zombie, vi lascio il video che trovate sul nostro canale UAGNA TV dedicato alle location Zombies di Blackout, con anche alcune chicche ed easter egg. Buona visione.

Teniamoci in ultimo le considerazioni sul comparto grafico, per il quale possiamo esprimere giudizi preliminari ma sapendo che quello che abbiamo visto non rispecchierà il prodotto finale. A fronte di un framerate fisso a 60fps, e di questo non possiamo che essere felici, Blackout si compone di una serie di inconvenienti di non poco conto come frequentissimi pop-up sulla lunga distanza e texture il cui caricamento non è certamente rapido. Sono inconvenienti che possono essere sistemati in vista della release fissata per il 12 ottobre, ma uno su tutti non lo potrà essere: il motore grafico. Sin dall’annuncio di Black Ops 4 e dalla beta multiplayer, abbiamo constatato come il passo avanti, a livello visivo, rispetto a Black Ops III sia stato praticamente nullo, con un motore grafico che non accenna ad evolversi (è anche molto vecchio, riconosciamolo) e che si trascina dietro i suoi inevitabili problemi anno dopo anno, in un ciclo che continua a ripetersi. Per Black Ops 4, sembra proprio che Treyarch abbia scelto la via dell’usato sicuro, per così dire, ma auspichiamo che la serie vada presto incontro ad un rinnovamento visivo. Anche l’occhio vuole la sua parte, e in una modalità come Blackout questa non è una considerazione puramente estetica ma una componente importante per giocare.

La beta di Blackout, nel complesso, mi ha davvero sorpreso. Come ho specificato in apertura, non sono certo un amante delle battle royale, e questo dopo aver provato a fondo giochi come PUBG, Fortite, H1Z1 e altri esponenti. Eppure, c’è qualcosa di Blackout che mi ha davvero conquistato. Sarà il feeling di Call of Duty, serie alla quale sono legato da più di 10 anni; sarà la mappa, che rievoca ricordi e momenti importanti; sarà la più abbordabile accessibilità, sicuramente più elevata rispetto ad un Fortnite dove saper costruire strutture complesse è fondamentale e per chi non ha dimestichezza questo risulta tremendamente difficile o a rilento; sarà che la modalità, oggettivamente parlando, è stata ben pensata e strutturata. Blackout ha tutte le carte in regola per sfondare, e Treyarch questo lo sa. Black Ops 4 potrebbe essere tra i migliori capitoli della serie, non stiamo esagerando.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.