Microtransazioni: cosa sono e cosa significano nel mercato videoludico di oggi

Di Lorenzo "Hill" Arduino
21 dicembre 2017

Argomento scottante più che mai quello delle microtransazioni, specialmente di questi tempi. Lamentele da parte degli utenti, case di sviluppo divise nella decisione di applicarle o meno e chi più ne ha più ne metta. Ma andiamo con ordine.

Che cosa sono le microtransazioni?

Il termine viene utilizzato per indicare tutti gli acquisti che avvengono (con moneta reale, importante sottolinearlo) in game, ovvero all’interno del gioco. Non stiamo parlando quindi del costo di acquisto del titolo, ma di vere e proprie spese interne ad esso, che possono essere quindi considerate aggiuntive alla spesa iniziale nel qual caso il titolo sia a pagamento. In altri casi le microtransazioni sono invece presenti all’interno di titoli scaricabili gratuitamente, come ad esempio League of Legends, che vede la quasi totalità dei propri guadagni derivanti da esse. Ecco cosa sono le microtransazioni.

E’ bene rimarcare come tali spese non siano obbligatorie, ma siano a completa discrezione dell’utente. Questi oggetti sono acquistabili tramite valuta interna al gioco, quindi con soldi reali andremo ad acquistare moneta virtuale da spendere poi per gli acquisti. Facciamo un esempio che può essere d’aiuto per una maggiore comprensione dell’argomento: mettiamo che il giocatore voglia acquistare un capo d’abbigliamento al suo personaggio; questo capo d’abbigliamento vale 300 “monete” (il termine è generico, potrebbe essere “dollari”,”argento”,”gemme”). Bene, se nel gioco sono presenti microtransazioni noi avremo la possibilità di spendere 1,2,5 o più euro da convertire in tale valuta, da spendere poi virtualmente per ottenere l’oggetto desiderato. La tipologia di oggetti e potenziamenti acquistati varierà ovviamente da gioco a gioco.

Nell’esempio riportato sopra l’acquisto era di tipo puramente estetico, quindi privo di qualsivoglia impatto sul gameplay. Esistono però alcuni casi, sempre più frequenti, di microtransazioni che invece vanno ad impattare sulle meccaniche di un titolo. In questi casi gli acquisti permettono al giocatore di ottenere un potenziamento reale nei confronti del gioco, e in caso che vi sia presente una componente multigiocatore, anche su tutti coloro che non hanno effettuato tali spese. Parliamo quindi di statistiche migliorate, armi maggiormente potenti o vantaggi di tipo differente. Non è difficile immaginare come, soprattutto in un circuito multigiocatore che vede le proprie basi nel concetto di “vincere o perdere”, questi vantaggi possano far gola ai giocatori.

Questo è stato il caso del duramente criticato Need for Speed Payback, ultimo arrivato della saga. All’interno del titolo i veicoli sono potenziabili tramite un sistema di carte, ognuna con un determinato valore. Le carte sono ottenibili vincendo gare online ed offline, e proseguendo nella storia principale. E’ però possibile, spendendo soldi reali, ottenere immediatamente delle carte di livello estremamente elevato, evitando tutti quelli che sarebbero i passaggi necessari. Ciò può portare ad esperienze online squilibrate, dove accade che il vincitore non corrisponda necessariamente a colui che maggiormente si è allenato, ma semplicemente a colui che ha speso di più. Sorte simile è toccata a Star Wars Battlefront 2, anch’esso sviluppato da EA.

I motivi che spingono le microtransazioni nei videogiochi

Ma perchè sentiamo sempre più parlare di microtransazioni di questi tempi? L’industria videoludica è cresciuta molto negli ultimi anni, e con essa sono cresciuti anche i budget necessari alla creazione di nuovi titoli, che ad oggi contano produzioni addirittura milionarie, al pari di quelle cinematografiche. Per ovviare a tale spesa, sempre più case di sviluppo rivolgono la propria attenzione alle microtransazioni, che permettono di continuare ad ottenere introiti anche successivamente alla pubblicazione di un gioco. Che questo venga considerato un bene o un male da parte dell’utenza lascia il tempo che trova, visto che le statistiche indicano come l’estremo successo di questa tendenza dia piena ragione alle software house nel volerla sfruttare appieno.

Ciò non significa però che gli utenti non abbiano il potere di influenzare il mercato. Il proprio potere d’acquisto è “l’arma” più potente a disposizione di qualsiasi consumatore, e se si ha l’intenzione di cambiare il mercato, la lotta non è impossibile. Petizioni, corretta informazione, scelta ponderata verso l’acquisto di un titolo sono tutti elementi fondamentali, che permettono ai giocatori di far sentire la propria voce, esprimendo consenso o meno nei confronti delle scelte di mercato di chi questi titoli, li produce.

Microtransazioni e minori

Come ultimo punto è necessario specificare come tali acquisti siano spesso estremamente facili da portare a termine, soprattutto se al proprio account è già legata una carta di credito o simili come postepay. Ciò per indicare, nonostante sia lungi dal creare allarmismi, la facilità con cui anche bambini relativamente piccoli potrebbero effettuare tali acquisti con pochi click. E’ bene quindi fare sempre attenzione, ma soprattutto essere sempre informati al meglio su cosa accade nel mondo videoludico odierno e sulle tecnologie più moderne che stanno prendendo piede nella vita di tutti i giorni.

A questo proposito vi invito a rimanere su queste pagine, in quanto l’argomento microtransazioni verrà ancora analizzato nei prossimi giorni, per mostrarne il maggior numero di sfaccettature.



Scopro i videogiochi all'età di 5 anni con il Sega Mega Drive, per poi innamorarmene definitivamente con Final Fantasy X nel 2001. Da quel giorno continuo tutt'oggi ad esplorare il settore, cercando di non essere "solo" un videogiocatore ma guardando anche agli aspetti economici e di sviluppo di questo mondo.