Recensione Tom Clancy’s The Division – Contagio riuscito

uagna the division
Di Andrea "Geo" Peroni
14 marzo 2016

Recensire un gioco come Tom Clancy’s The Division, l’ultima fatica in ordine cronologico di Ubisoft, non è stato affatto semplice. In primis, perché i server del gioco sono stati aperti solamente alle ore 14:00 del 7 marzo, dunque solamente poche ore prima del lancio ufficiale del gioco, e recensire un gioco di tale caratura in così poco era impossibile. In secundis, è stato difficile a causa di quello che rappresenta The Division, un titolo che si pone come un possibile colosso di punta per Ubisoft e come principale rivale di quello che è (o che fu) Destiny di Bungie.  La vastità del gioco, le innumerevoli possibilità, il comparto PvP, hanno richiesto un’analisi ben più approfondita di poche ore di gioco. Ma bando alle ciance: oggi siamo finalmente in grado di parlarvi di tutto quello che è The Division, nei suoi pro e nei suoi contro. Un gioco da avere o da evitare? La risposta naturalmente al termine della nostra recensione di Tom Clancy’s The Division.

Versione provata: PlayStation 4

UNA BASE PER IL FUTURO

Tom Clancy's The Division la recensione di UagnaCiò che sta dietro alla storia e alla sceneggiatura di The Division può essere tranquillamente ispirato a numerosi film hollywoodiani sul terrorismo e su mondi post-apocalittici, con plot di alta qualità come il buon Tom Clancy ci ha sempre abituato. Durante il Venerdì Nero, una tipica “ricorrenza” americana nella quale praticamente chiunque si dedica a fare acquisti visti i prezzi ribassati, qualcuno ne approfitta per seminare tra la gente di Manhattan un virus altamente contagioso, una sorta di variante del vaiolo, trasmissibile col solo tocco di alcune banconote infette. In poco tempo il virus si espande esponenzialmente, Manhattan viene messa in quarantena dal resto del mondo, ed è qui che entrano in gioco i nostri della Divisione, o meglio della S.H.D. (Strategic Homeland Division). Persone apparentemente comuni, che non sembrano avere alcun collegamento con servizi segreti o squadre speciali di intervento, ma che sono pronte a mettersi in azione ovunque e in qualunque momento. Specialisti, appunto. Pronti a liberare Manhattan formando una gigantesca organizzazione.

Il protagonista sarete proprio voi. Nessuno dei personaggi che incontrerete vi chiamerà per nome, proprio perché non ne avete uno: siete uno dei tanti della Divisione, messosi all’opera per aiutare la popolazione e il governo a liberare Manhattan, ormai presa d’assalto da malfattori e banditi che stanno mettendo a ferro e fuoco l’isola di New York isolata dal resto del mondo. Compito della Divisione sarà smantellare, partendo dal basso, una fitta e gigantesca rete organizzativa dei malviventi, che hanno instaurato una vera dittatura in quel di Manhattan e che hanno privatizzato tutti i beni primari, dall’elettricità, fondamentale per gli ospedali e le abitazioni, all’acqua, dal cibo ad un luogo per dormire. Ed è qui che nasce l’esigenza per la JTF, la squadra operativa impegnata a Manhattan, di creare una vera e propria base per il sostentamento e l’aiuto di tutti i civili ancora intrappolati sull’isola. Proprio nella base entrerà in gioco una piccola componente gestionale, limitata comunque alla progressione dei vari dipartimenti, ossia medico, tecnologico e sicurezza, sui quali torneremo successivamente. Una base per la speranza, una base per il futuro, che non servirà solamente ai civili e ai militari impegnati sul campo, ma anche a voi. Ma ci torneremo, come detto.

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PIÙ GIOCHI IN UNO

Come abbiamo già detto più volte, e com’era stato ipotizzato in parecchie occasioni, The Division attinge a piene mani da quell’esperimento (riuscito) che è stato Destiny. Un action TPS, con forti elementi di GDR e ambientato in un mondo perennemente online a contatto con altri giocatori. Insomma, un TPS-MMORPG che, prevediamo, potrà diventare un genere di videogiochi sempre più dominante col passare degli anni, visto anche quello che Ubisoft è riuscita a fare con Tom Clancy’s The Division. La componente action, naturalmente, sarà la predominante nel corso delle vostre vicende a Manhattan. Tra le strade della Grande Mela dovrete liberare i quartieri, esaminare zone contaminate dal virus, eliminare bersagli particolarmente pericolosi, ma anche raccogliere materiali che vi serviranno per proseguire. Al classico sparatutto in terza persona, infatti, si accompagna la componente di gioco di ruolo, vista sia come equipaggiamento da creare e utilizzare, sia come vero e proprio progredire delle abilità. Il personaggio che impersonerete, infatti, avrà il suo albero delle abilità, che sbloccherete facendo avanzare i vari dipartimenti della base operativa della JTF. A proposito di tali abilità, ognuna di queste avrà delle mod che potrete scegliere, e che in certo casi varieranno sensibilmente le funzionalità e l’efficacia di questi bonus. Da tenere assolutamente in considerazione.

Tom Clancy's The Division la recensione di Uagna

Se sarete già sazi con le abilità, che dovrete sapere scegliere abilmente (scusate il gioco di parole) per far sì che il vostro stile di gioco sia complementare a quello dei vostri compagni, non potrete fermarvi qui perché il gioco di ruolo che è The Division offre molto di più. Dopo le abilità troviamo infatti i talenti, delle speciali abilità se così vogliamo chiamarle che al contrario delle prime non dovranno essere attivate per entrare in funzione, ma che saranno perennemente legati al personaggio. Avrete a disposizione in totale quattro slot ai quali assegnare i suddetti talenti, slot che sbloccherete avanzando di livello così come i talenti. Infine, nei 3 grandi gruppi di abilità, troviamo i vantaggi. Questi vantaggi saranno ancor più perenni dei talenti: non avrete slot ai quali assegnare i vantaggi, perché questi saranno parte attiva del protagonista e dunque attivi durante tutto il tempo. Tra i vantaggi troviamo capacità come quelle di influenzare il numero di colpi raccolti da terra, il numero di punti esperienza bonus assegnati dopo una missione, e così via. Sappiamo che ad un occhio inesperto si tratta di una serie di feature che possono confondere il giocatore, ma fidatevi, dopo un inizio macchinoso a bordo della macchina The Division vi ritroverete a scorrazzare tranquillamente nel menù di gioco. Un menù che, nonostante le iniziali difficoltà, vi risulterà azzeccato e immediato, anche per il fatto che potrete in qualunque momento cambiare le abilità da utilizzare o i talenti a vostra disposizione. Naturalmente dovrete farvi coprire per bene dai vostri compagni, se sarete intenzionati a cambiare in corsa il vostro equipaggiamento o il vostro albero dei potenziamenti.

Avere a disposizione una squadra composta da più giocatori vi farà percepire tutt’altro feeling col gioco

COPRITEMI, STO RICARICANDO!

Tom Clancy's The Division la recensione di UagnaIl punto di forza, anche se sarebbe meglio dire uno dei tanti punti di forza, del gioco è la cooperazione. Abbiamo provato il gioco sia affrontandolo in singolo, dato che non vi è alcun vincolo a proseguire nella storia o ad esplorare il mondo, ma quel che è certo è che avere a disposizione una squadra composta da più giocatori vi farà percepire tutt’altro feeling col gioco. Non solo perché il desolato ambiente di Manhattan vi sembrerà molto più piacevole da esplorare, ma anche perché potrete scegliere di aumentare il livello di sfida per dare un pizzico di pepe in più al gioco. Attenzione però a non voler avanzare troppo velocemente. Come tutti i GDR, anche The Division si basa su un sistema di progressione di punti EXP, e dovrete avere cura del vostro personaggio prima di farlo imbattere in missioni troppo pericolose.

Ogni punto esperienza che acquisirete arriverà dalle vostre azioni, quindi missioni principali completate, missioni secondarie completate, collezionabili recuperati (ce ne sono un’infinità sparsi per la città) e naturalmente nemici uccisi. Gli sviluppatori sono stati abili nel suddividere i punti esperienza, in modo tale che le missioni della storia principale (davvero ben pensate e realizzate, sia in termini di design che di storia) possano far salire velocemente la barra di progressione ma non così tanto da permettere al giocatore di cimentarsi solamente in tali missioni, dandogli modo (o in certi casi obbligandolo giustamente) a girovagare per Manhattan alla ricerca di missioni secondarie. Ma l’abilità degli sviluppatori non risiede solamente in questo bilanciato sistema di progressione. Come abbiamo detto, non dovete pensare che avanzare di livello sarà facile, anche se usufruirete di compagni a livello molto più elevato rispetto al vostro. Certo, la possibilità di restare nelle retrovie mentre i vostri compagni di rango maggiore compiono la missione c’è, e potrete farlo. Ma vi sentirete terribilmente inutili in quei frangenti, dato che il vostro supporto sarà praticamente nullo. Se infatti vorrete godere a pieno del gioco di squadra, dovrete necessariamente essere a pari livello. Specialmente se la vostra squadra sarà impegnata nella più difficile delle missioni: la Zona Nera.

DARK ZONE

Sin dalle prime volte in cui aprirete la mappa di gioco (a proposito, non è così immensa come ci aspettavamo, ma data l’impossibilità di usare mezzi per spostarsi si tratta di una dimensione a dir poco perfetta), noterete una grande area rossa al centro di Manhattan, la temutissima Zona Nera. A cosa serve questa Dark Zone, tanto chiacchierata negli ultimi mesi? Per parlarne, dobbiamo iniziare il discorso da molto più lontano, addirittura dall’inizio del gioco, quando dovrete prendere confidenza con le meccaniche di gioco. Oltre al vostro fidato zaino, che vi permetterà di raccogliere oggetti ed equipaggiamenti nel corso dell’esplorazione e come ricompensa dalle missioni, sarete anche in grado di portare con voi 3 armi, di cui 2 primarie e una secondaria, tipicamente una pistola. Di ogni arma, oltre naturalmente alle numerose mod che potrete o meno equipaggiare, dovrete esaminare i DPS (danni per secondo), e naturalmente il vostro feeling con essa. Partendo dal fatto che non troverete molta differenza tra le armi della stessa categoria (un AK-47 vi risulterà da utilizzare praticamente identico all’M4 vista la quasi totale assenza di rinculo nelle armi, ma il problema si ripeterà purtroppo anche con armi di categorie diverse tra loro), il confronto che dovrete fare si baserà naturalmente sulla forza di tale armi, divise tra grigie, verdi, blu, viola e gialle, le più rare. Partendo con le armi più deboli (grigie), nel proseguo della vostra esperienza di gioco vi imbatterete sempre più frequentemente in armi verdi, poi blu e così via, fino ad arrivare alla fine del gioco. Non solo: presso la vostra base potrete anche utilizzare i numerosi componenti delle armi e strumenti che crafterete in The Division per sfruttarli e creare, nella stazione Fai da Te, nuove armi grazie ai progetti che otterrete come ricompensa dalle missioni. Ma cosa fare una volta che non otterrete più nulla? Cosa fare una volta che non avrete più progetti, o una volta che la storia principale sarà terminata? Entrano in gioco le missioni giornaliere e settimanali, la difficoltà Hard Mode per le missioni della storia (con annesse nuove ricompense), e naturalmente l’endgame, o per meglio dire il comparto PvP: la Zona Nera.

Tom Clancy's The Division la recensione di Uagna

Accessibile sin dalle prime ore di gioco (cosa che sconsigliamo altamente), la Zona Nera è il vero e proprio comparto multiplayer competitivo del gioco. Quando infatti inizierete ad avere un livello abbastanza elevato (il massimo è il 30, ma già da prima potrete cimentarvi nella Dark Zone, divisa letteralmente in zone a seconda del livello con il quale entrerete nell’area), inizierà l’altra vostra grande missione, al di là della storia del gioco: raccogliere risorse ed equipaggiamenti da quest’area di Manhattan, la più pericolosa, l’area di iniziale quarantena divenuta ormai incontrollabile, all’interno della quale si trovano pericolosi avversari. Lo scopo principale sarà appunto raccogliere questi equipaggiamenti, e portarli nelle aree di estrazione che troverete appunto nella Zona Nera, tutto questo facendo particolare attenzione ai temibili nemici, che se vi uccideranno procederanno ad un feroce sciacallaggio del vostro equipaggiamento. Ancora una volta, giocare in gruppo risulterà fondamentale, molto di più rispetto alla modalità cooperativa del PvE, e vi aiuterà ad ottenere ricompense di livello decisamente elevato. Anche in questo, così come in molti altri aspetti di cui abbiamo discusso, The Division dimostra di aver imparato da quelli che sono stati gli errori di Destiny, fornendo in questo caso al PvP un vero e proprio ruolo di primo piano, e rendendolo di fatto fondamentale per far sì che il vostro equipaggiamento sia il migliore possibile in circolazione. Tutto naturalmente in vista del debutto del Raid del gioco, che sarà disponibile tra alcuni giorni e per il quale scriveremo probabilmente un pezzo a parte. Quanto questa Zona Nera resisterà è tutto da vedere, e Ubisoft dovrà ingegnarsi per mantenere attivo il gioco: fatto sta che il livello 30, che potrete raggiungere nel PvE, è ancora niente in confronto a quello che potrete realmente ottenere una volta finito il gioco.

Un gioco che si rivelerà anche crudele, in certi casi, proprio come voleva essere rappresentata la Dark Zone. Nella zona accumulerete, come detto, punti esperienza, denaro, chiavi, che vi serviranno per ottenere gli equipaggiamenti di fascia più elevata. Ma questo non significa che dovrete semplicemente recuperare le scorte nella ZN per progredire di livello. Venendo uccisi, infatti, il gioco vi metterà di fronte ad una situazione pericolosa, facendovi perdere molto sia in termini di EXP che di denaro, oggetti, chiavi e dignità. Insomma, presto nella ZN potreste trovarvi trasformati da predatore a preda, anche per il fatto che uccidendo un giocatore nemico (un giocatore, non uno dei tanti nemici controllati dall’IA che popoleranno la ZN) sarete marchiati come Traditori, e quindi ancor più bersagliati rispetto a prima. Un sistema di gioco certamente crudele sotto certi punti di vista, ma non ci sentiamo di dire che questo scoraggi il PvP, anzi: un livello di sfida ancor più elevato è molto ben accetto.

LA CITTÀ CHE NON DORME MAI

Tom Clancy's The Division la recensione di UagnaDopo una lunga disamina di quello che il gioco offre in termini di gameplay, di storia e di comparto PvP, spendiamo alcune parole per parlare dell’aspetto puramente tecnico di The Division. È innegabile il fatto che il gioco che abbiamo tra le mani (vi ricordo che la versione provata è quella per PlayStation 4) non presenti lo stesso splendore ammirato nel corso dei gameplay mostrati durante i vari E3, GamesCom, e chi più ne ha più ne metta. Lo spettro del downgrade grafico, specialmente dopo i grandi passi falsi di Ubisoft nel corso degli ultimi anni (su tutti Watch Dogs e Assassin’s Creed: Unity), aleggiava fortemente sul titolo. Ma fortunatamente, le cose non sono andate per il peggio. Anzi, se esistessero molti più downgrade grafici di questo tipo saremmo notevolmente più contenti. New York rimane davvero splendida da vedere, gli effetti di luce e particellari come nelle sessioni con strutture infuocate e fumo rimangono davvero eccellenti, così come i cambiamenti atmosferici tra giornate soleggiate e nevicate, pur, ripetiamo, non presentando lo stesso splendore grafico che ci lasciò a bocca aperta dopo le prime apparizioni del gioco, specialmente in termini di illuminazione e di riflessi, che sembrano sempre il tallone d’achille di Ubisoft. Un compromesso che accettiamo volentieri, specialmente per il fatto che il gioco non presenta alcun tempo di caricamento, e questo è davvero eccellente, presentandoci un’ambientazione continua e perfetta in quanto a realizzazione: una Manhattan sì devastata, ma che prova a reagire. I civili tra le strade, le auto abbandonate, gli animali che passeggiano tra le vie di New York, i negozi e le case disabitate, è tutto bello da vedere, in ogni sua componente. Se però osserviamo i visi dei personaggi e le espressioni facciali, rimaniamo di sasso, in quanto davvero ai limiti dell’imbarazzo per un gioco che presenta un comparto tecnico del genere. Fortunatamente si tratta di una piccolezza, quasi un capriccio, dato che il cuore del gioco non risiede nelle emozioni e nella mimica facciale dei protagonisti, ma qualcosa di meglio poteva essere sicuramente fatto.

Se esistessero molti più downgrade grafici di questo tipo saremmo notevolmente più contenti.

Se lodiamo il gioco in ogni suo aspetto tecnico, la stessa cosa non possiamo ribadirla per quanto riguarda la distruttibilità e la varietà degli ambienti, specialmente degli interni. Anche lanciando granate incendiarie o esplosive, l’ambiente di gioco non varierà praticamente di una virgola, limitandosi a rompere qualche vetro o a bucare le gomme dei veicoli, troppo poco rispetto alla quantità di danni che potreste effettivamente provocare durante i combattimenti. Un piccolo appunto negativo anche sugli ambienti degli interni. Potrete esplorare tantissimi appartamenti ed edifici sparsi per Manhattan, ma troppo spesso avrete la sensazione di trovarsi sempre nel solito punto, con ambienti riciclati che avremmo preferito non vedere così di frequente. Non possiamo infine esimerci dal lodare anche tutto il comparto sonoro del gioco. Le musiche sono davvero azzeccate e dosate al punto giusto. Nella fredda Manhattan innevata non udirete alcun suono, al di là dei civili o delle sparatorie in lontananza. Al contrario, nelle fasi più concitate le musiche si faranno decisamente più presenti e immersive nell’azione di gioco. Molto belli anche i suoni delle armi (purtroppo riciclati in alcuni casi tra un’arma e un’altra, un altro punto a sfavore delle tante armi) e in particolare delle esplosioni. Per quanto riguarda il doppiaggio, come sempre un applauso ai doppiatori italiani, che con Ubisoft riescono sempre a fare un ottimo lavoro. Certo è che cambiare interpreti non sarebbe male, una volta ogni tanto. Sentire sempre gli stessi doppiatori spostandosi tra Watch Dogs, Far Cry 4, Assassin’s Creed: Unity e Syndicate, Rainbow Six: Siege e The Division non è proprio una gran cosa.

Tom Clancy's The Division la recensione di Uagna

PUNTI DI FORZA

  • Gigantesco
  • PvP esaltante
  • Grafica ottima e nessun caricamento
  • Ottima gestione del personaggio

PUNTI DEBOLI

  • In singolo perde molto dell’appeal
  • Endgame non particolarmente apprezzato, per il momento
  • Distruttibilità ridotta al minimo

recensioni_imperdibileEbbene sì ragazzi, il nostro giudizio in merito a Tom Clancy’s The Division non può che essere estremamente positivo: se siete amanti del genere, se siete stati ammaliati da titoli come Destiny, se non desiderate altro che giocare in cooperativa con i vostri amici, The Division è un must che dovrete assolutamente acquistare.

La storia vi terrà incollati per tutto il tempo della vostra permanenza a Manhattan, e non solo. Il gioco vi metterà di fronte ad un mondo immenso da esplorare, da toccare in ogni sua minima parte, e ad un PvP che non potrà fare altro che piacervi, naturalmente se il tutto lo affronterete in compagnia. Un dubbio, un enorme dubbio riguarda il futuro di questo gioco. Come abbiamo accennato più volte, Destiny fu un gioco chiaramente castrato di contenuti al suo lancio, e nonostante si presentasse come un titolo veramente valido risultò essere troppo bistrattato nel corso dei mesi. The Division invece sembra decisamente ottimale già così, nella sua, chiamiamola così, forma di base. Ma per quanto durerà o per quanto Ubisoft riuscirà a tenere incollati i giocatori sul gioco, non ci è dato saperlo. In attesa di scoprire cosa succederà nei prossimi mesi (e vi ricordo che tra poco verrà anche resa disponibile la modalità Raid del gioco), godetevi pienamente questo capolavoro che si chiama Tom Clancy’s The Division.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.