Il nuovo Star Wars: Galactic Racer non seguirà la moda degli open world. Durante un’intervista, il CEO di Fuse Games Matt Webster e il creative director Kieran Crimmins hanno chiarito la filosofia alla base del progetto, spiegando perché il team abbia scelto una struttura tradizionale basata su piste chiuse anziché su una mappa esplorabile liberamente.
Secondo Webster, la decisione nasce da una precisa idea di gameplay: riportare l’attenzione sul perfezionamento della guida e sulla rigiocabilità. I circuiti permettono infatti ai giocatori di imparare ogni curva e migliorare gara dopo gara, un approccio che gli sviluppatori ritengono ancora oggi estremamente efficace. L’obiettivo è offrire un’esperienza moderna ma costruita su fondamenta classiche.
La familiarità dei tracciati, ha spiegato il dirigente, consente di evitare diversi compromessi tipici dei racer open world e di mantenere un controllo più preciso sul ritmo delle gare.
Pur scegliendo una struttura tradizionale, Fuse Games promette importanti novità sul piano delle meccaniche. Tra queste spicca il sistema di accelerazione: non il consueto turbo, ma un boost a due fasi.
La prima funziona come nei giochi di guida classici, mentre la seconda, chiamata “ramjet”, offre una velocità molto più elevata, introducendo però un rischio concreto: il surriscaldamento. Se utilizzato troppo a lungo, il veicolo può esplodere, trasformando l’accelerazione in una vera scelta tattica.
Webster ha sottolineato che la seconda fase obbliga il giocatore a valutare continuamente quando spingere al massimo e quando rallentare, inserendo un elemento strategico nelle gare arcade.
Il titolo, presentato con un trailer di gameplay nell’ultimo State of Play, sfrutterà anche le ambientazioni della saga come parte integrante delle competizioni. I circuiti non saranno semplici scenari, ma influenzeranno direttamente la guida.
I percorsi attraverseranno celebri pianeti dell’universo di Star Wars e ciascuno avrà caratteristiche specifiche. In alcuni casi il clima potrà favorire o penalizzare il ramjet: su un pianeta vulcanico, ad esempio, il calore aiuta il motore a entrare in funzione più rapidamente ma aumenta il rischio di surriscaldamento, mentre attraversare zone d’acqua fredda permetterà di raffreddarlo e mantenerlo attivo più a lungo.
L’intento del team è costruire un’esperienza arcade più profonda rispetto al passato, con più opzioni e maggiore varietà strategica. Gli sviluppatori sostengono inoltre di aver introdotto soluzioni mai sperimentate prima in un loro progetto, puntando a distinguere Star Wars: Galactic Racer nel panorama dei racing game contemporanei.
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