Esiste un tipo di horror che appartiene quasi esclusivamente agli anni ’80: eccessivo, sfrontato, volutamente sopra le righe, capace di raccontare la fine del mondo senza trasformarla in una lezione morale cupa e pesante. John Carpenter’s Toxic Commando recupera perfettamente quello spirito e lo trasforma in un videogioco cooperativo che mescola azione, caos e ironia con grande consapevolezza.
Non si tratta del solito sparatutto moderno che indossa una patina rétro per moda. Toxic Commando è, piuttosto, un vero e proprio B-movie interattivo, sporco di fango, sangue e sintetizzatori, che sa esattamente cosa vuole essere. Non reinventa il genere degli zombie shooter cooperativi, ma riesce comunque a ritagliarsi una sua identità grazie a un tono preciso, a un’estetica ben definita e a un gameplay che punta tutto sul divertimento immediato.
È un gioco che non chiede pazienza né contemplazione: ti mette un’arma in mano, ti scaraventa insieme ad altri tre compagni in un inferno infestato dai morti viventi e ti invita semplicemente a sopravvivere. E, nel farlo, riesce spesso a ricordare perché questo tipo di esperienza, se ben costruita, continua a funzionare.
Versione provata: PlayStation 5 Pro
Homo Mortus
La trama di John Carpenter’s Toxic Commando è volutamente semplice, quasi elementare, ma perfettamente coerente con l’immaginario a cui si ispira. In un futuro prossimo, la compagnia tecnologica Obsidian, guidata dal CEO Leon Dorsey, decide di affrontare la crisi energetica mondiale in modo visionario, ossia trivellare fino al nucleo terrestre per sfruttarne il potenziale. Come ogni appassionato di horror può facilmente intuire, l’esperimento va terribilmente storto.
L’operazione risveglia infatti un’antica entità sepolta nelle profondità del pianeta, conosciuta come Sludge God, una presenza mostruosa che trasforma il mondo in un incubo tossico e genera orde di creature non morte, gli Homo Mortus. A quel punto, l’unica risposta possibile è inviare una squadra di mercenari in missioni disperate per contenere il disastro e tentare di salvare quel che resta.
La narrazione non cerca mai di fingersi più profonda di quanto sia. Toxic Commando non vuole essere un horror psicologico né un dramma esistenziale sulla fine della civiltà. Preferisce offrire una cornice narrativa funzionale, piena di dialoghi ironici, personaggi sopra le righe e sequenze che sembrano uscite direttamente dal finale di un film horror-action anni ’80. Ed è proprio qui che il gioco trova la sua forza, nel totale assoggettamento al proprio tono. Le cutscene, spesso sorprendentemente godibili, giocano con inquadrature enfatiche, battute taglienti e un gusto per il kitsch che rende il tutto coerente e piacevolmente autoironico.
Mettetevi in fila!
Sul piano ludico, Toxic Commando è uno sparatutto cooperativo in prima persona per quattro giocatori, chiaramente inserito nel solco tracciato da titoli come Left 4 Dead e, più recentemente, Back 4 Blood. La formula è nota: missioni in ampie mappe, obiettivi da completare, ondate sempre più aggressive di nemici e necessità costante di collaborare per arrivare vivi alla fine.
Le richieste alternano difesa di punti strategici, recupero di equipaggiamento, scorte di mezzi o dispositivi fragili e fasi di esplorazione in aree piuttosto aperte. Una delle caratteristiche più interessanti è proprio il ritmo: il gioco non corre sempre a tutta velocità, ma lascia spazio per cercare risorse, esplorare zone secondarie e prepararsi alle inevitabili esplosioni di caos che seguono. Quando però decide di alzare il volume, lo fa senza mezze misure, riversando sullo schermo centinaia di zombie in sequenze spettacolari e frenetiche.
Il gunplay funziona molto bene. Le armi restituiscono un buon senso di peso, gli impatti sono viscerali e ogni colpo trasmette la soddisfazione necessaria in un titolo di questo tipo. Fucili di precisione con proiettili esplosivi, lanciarazzi, lanciagranate e armi da controllo orda contribuiscono a mantenere il combattimento dinamico e divertente. Non c’è grande innovazione nelle meccaniche, ma c’è solidità. Toxic Commando non prova a inventare qualcosa di nuovo, cerca piuttosto di eseguire bene ciò che già conosce, e in gran parte ci riesce.
Il sistema di classi aggiunge un minimo di varietà alla cooperazione. Le quattro classi disponibili coprono i ruoli classici del genere, passando quindi da un operatore dedicato al danno ad uno specializzato nel supporto curativo o nella difesa. La feature è funzionale, anche se non sempre perfettamente bilanciata, visto che alcune classi risultano più incisive di altre. Resta comunque una struttura utile per dare un’identità ai membri della squadra e incoraggiare un minimo di coordinazione tattica.
Interessante anche la presenza dei veicoli, che non rappresentano solo un diversivo ma una parte integrante dell’esperienza. Guidare attraverso paludi tossiche, strade devastate e zone invase dagli infetti regala al gioco una personalità ulteriore, spezzando il ritmo delle sole sparatorie e accentuando quell’anima da film d’azione tamarro che lo caratterizza. Alcuni mezzi hanno abilità specifiche, e saperli usare bene può fare una grande differenza durante le missioni.
Dove il gioco mostra maggiormente i suoi limiti è invece nella progressione, a tratti un po’ lenta, e soprattutto nell’esperienza in solitaria. Sebbene sia possibile giocare con compagni controllati dall’IA, è evidente che Toxic Commando sia stato progettato pensando quasi esclusivamente alla cooperativa con giocatori reali. I bot fanno il minimo indispensabile, ma non sono in grado di sostituire un vero coordinamento umano nelle fasi più intense. Da soli si possono affrontare le difficoltà più basse, ma emergono presto tutte le crepe del sistema.
Directed by
Dal punto di vista visivo, John Carpenter’s Toxic Commando riesce a costruire un’apocalisse credibile e stilizzata allo stesso tempo. Gli ambienti sono sporchi, oppressivi, pieni di dettagli decadenti: zone industriali in rovina, paludi contaminate, strutture gigantesche deformate, filamenti organici che invadono il paesaggio e cieli cupi attraversati da una luce sinistra. È un mondo marcio, tossico e spesso grottesco, ma proprio per questo memorabile.
Anche il design delle creature colpisce nel segno. Gli Homo Mortus sono mostruosi, disgustosi e aggressivi, con un’estetica che punta apertamente all’eccesso senza compromettere troppo la leggibilità dell’azione. In un gioco cooperativo in cui lo schermo si riempie costantemente di nemici, questa chiarezza visiva è fondamentale, e il titolo riesce quasi sempre a mantenerla.
Il vero fiore all’occhiello, però, è senza dubbio il comparto audio. La colonna sonora, che richiama apertamente il miglior Carpenter cinematografico, è fatta di synth pulsanti, ritmi elettronici e atmosfere horror vintage che accompagnano perfettamente il massacro su schermo. È una soundtrack che non si limita ad accompagnare l’azione: la amplifica, le dà carattere e contribuisce in maniera decisiva all’identità del gioco.
Sul piano tecnico, invece, la realizzazione è buona ma non eccelsa. Per quanto su PS5 Pro il framerate si mantenga stabile (grazie anche alle ormai note impostazioni grafiche), sul modello base qualche piccolo calo di fluidità si percepisce, soprattutto durante le orde più numerose. Anche alcuni aspetti qualitativi, come la gestione delle risorse, la progressione delle armi e il bilanciamento nelle fasi più dure, mostrano una certa ruvidità generale, anche se non compromettono fortemente la fruizione.
Nonostante ciò, Toxic Commando possiede una qualità che molti titoli più ambiziosi finiscono per perdere, ossia la chiarezza d’intenti. Sa cosa vuole essere e non prova mai a nasconderlo. È un gioco rumoroso, sanguinolento, spettacolare, volutamente eccessivo, che celebra l’horror-action anni ’80 senza vergogna e senza pretese di rivoluzionare il medium.

Riassunto
Riassunto
In conclusione, John Carpenter’s Toxic Commando non è il nuovo re degli sparatutto cooperativi a base di zombie, ma è comunque un titolo divertente, solido e pieno di personalità. Ha spigoli evidenti, soprattutto se affrontato in solitaria o se si cercano sistemi di progressione più generosi e raffinati, ma quando lo si gioca con gli amici, nel modo per cui è stato pensato, riesce davvero a dare il meglio di sé. È un’esperienza chiassosa, brutale e deliziosamente trash, capace di offrire parecchie ore di caos e divertimento a chi ha voglia di lasciarsi trascinare nel suo folle spettacolo.
Pro
Divertente ed appagante... Una gioia per le orecchieContro
...se non giocato da soli Nessun elemento caratterizzante- Valutazione7.6




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