E dire che ci avevamo anche creduto. Ci avevamo sperato. Dopo aver visto i primi tre, convincenti episodi dell’ultima stagione di The Boys, avevamo sensazioni positive in vista della conclusione di una storia che ha tenuto incollati allo schermo milioni di spettatori per anni. Una serie che ha saputo cavalcare il filone supereroistico ma in un modo tutto suo, unico, identitario, allegorizzando una realtà che ormai, oggi, sta superando la finzione.
Ci avevamo creduto. Purtroppo, non è andata come speravamo.
La quinta e ultima stagione di The Boys, la serie con Anthony Starr e Karl Urban, si è conclusa oggi con l’episodio 8 su Amazon Prime Video. Un ottavo episodio che arrivava dopo una serie di episodi quasi uno peggiore dell’altro, segnando una discesa pericolosissima che la serie non aveva mai affrontato – unica eccezione è stato l’episodio 5×06, mediamente più apprezzato. Le critiche non sono state poche, e lo stesso Eric Kripke, showrunner di The Boys, aveva messo le mani avanti prima dell’uscita della stagione affermando di temere la risposta del pubblico.
Se queste sono le premesse, significa che già avremmo potuto iniziare a preoccuparci. Spinti dalla voglia di superare qualsiasi pregiudizio possibile, e nella speranza di evitare quel drammatico effetto Stagione 8 di Game of Thrones, era ovvio attendere spasmodicamente questa conclusione. L’esito finale è che poteva andare peggio, considerando i precedenti episodi. Il problema è che si tratta di una conclusione che si limita a fare il minimo indispensabile.
Il crollo dei Sette

L’intera quinta stagione, salvo l’ultimo episodio, ha raccontato sostanzialmente come Patriota (il sempre ottimo Starr) si sia ormai eletto a leader supremo del mondo. I Sette non servono più (gli sono mai serviti?), non ha alleati perché non ne ha bisogno, e l’unica cosa che lo spaventa al momento, oltre a quella di non essere amato, è il virus mortale contro i Super che Butcher (Urban) e gli altri Boys sono riusciti a sintetizzare nel corso della stagione precedente.
Una stagione che, a posteriori, non è servita a nulla. Sì, belle le scene action, bella la libertà lasciata ai Super per esibirsi in sequenze da voltastomaco (che in fin dei conti sono sempre piaciute), ma davvero non è rimasto nulla di tutto quello che i Boys hanno fatto per più di una stagione: la quinta sembra essere architettata per giungere a un finale forse inevitabile per Patriota, ma costruito con una superficialità difficile da spiegare. Forse non c’era più nulla da raccontare? Forse i personaggi ormai avevano già detto tutto quelllo che dovevano raccontare?
In tal senso, sorprendono le parole di Kripke che, in varie occasioni, si è lamentato delle lamentele dei fan asserendo che non tutti gli episodi possono essere ripieni di azione e scazzottate. È verissimo: la storia prima di tutto. I personaggi prima di tutto. Ciò, però, deve anche portare a un senso di progressione che viene costruito episodio per episodio. In The Boys 5, invece, tutto è fermo. Gli avanzamenti significativi tra il primo e l’ultimo episodio si contano forse sulle dita di una mano, ma forse non serve neppure una mano.
Nel mezzo, un mare di sottotrame e questioni secondarie che risultano essere irrisolte o talmente superflue da essere dimenticate dopo una manciata di minuti. Black Noir? Inutile. Sister Sage? Mette in piedi il piano più stupido del pianeta, una cosa assurda se si pensa che parliamo della donna più intelligente al mondo. Starlight? Firecracker? Ashley e il suo straordinario potere di leggere nella mente che le serve a niente in tutta la stagione? Per non parlare di Soldatino: si può sapere cosa volesse fare davvero? Odiava Patriota sì o no? Praticamente ogni cosa, in questa ultima stagione, è stata trattata con una superficialità allarmante. L’intreccio narrativo non si innesta mai, e il senso stesso di sorpresa è assente. Alcuni personaggi cambiano fazione o pensiero a ogni singolo episodio, e senza reali motivazioni che vengano spiegate.
Un finale né carne né pesce

Si arriva così a un epilogo finale che arrivava con un peso enorme: sia quello di chiudere gran parte delle storie e delle domande rimaste aperte, sia dare un saluto a molti personaggi, oltre a concludere la carriera dei Boys. C’è riuscito? A nostro avviso, sì e no. Il finale di The Boys fa bene quello che poteva fare, dovendosi portare dietro un’intera stagione davvero problematica.
Lo scontro finale ha l’esito che probabilmente tutti ci aspettavamo, e va bene così. Il come arriva, tuttavia, è pigro. Davvero pigro. Un combattimento che tutti chiedevano e sognavano da anni si trasforma in una scazzottata quasi da liceo, senza guizzi di regia né la capacità di sorprendere. Qualche deus ex, qualche stacco su un altro scontro (davvero pessimo) a distanza, e tutto si chiude nel silenzio più totale. Tutti sono in silenzio. Chi nella serie, per la sensazione di aver chiuso un capitolo, e chi a casa, spaesato di fronte a una fretta estrema di voler chiudere lo show. Il cambiamento di Patriota, repentino e fulmineo, è lo specchio di una quinta stagione che si è più preoccupata di allungare il brodo, invece di dare il giusto spazio a costruire una storia che potesse davvero funzionare.
O meglio, i momenti emozionanti ci sono pure, ma la serie non ne esce con parecchie ossa rotte. Alcuni personaggi sono stati trattati a pesci in faccia, altri compaiono per una manciata di minuti e poi ricadono in buche narrative dalle quali non escono più se non proprio sul finire, mentre i Boys, chi bene e chi male, ottengono tutti il loro finale. Kripke si è divertito a parodizzare il MCU con il Vought Cinematic Universe, prendendo in giro i franchise. Peccato che ci sia finito dentro con tutte le scarpe: questa stagione conclusiva è stanca, senza idee.
In tutta la stagione non si è mai percepito alcun senso di pathos, di pericolo, di rischio. I Boys sono sempre stati circondati da una plot armor grande quanto il grattacielo della Vought, arrivando a un senso di chiusura che, in larga parte, è insoddisfacente. Poteva andare peggio. Poteva essere come Game of Thrones. Ma non c’è da festeggiare particolarmente: dopo tutti questi anni e tutta questa passione, a nostro avviso, ci saremmo meritati una chiusura migliore per The Boys.

Review Overview
Riassunto
Una stagione con pochissimi alti e tantissimi bassi, specie laddove lo show aveva sempre (o quasi) funzionato. Personaggi che cambiano idea ogni 5 minuti, sottotrame completamente inutili, approfondimenti inesistenti - o talmente inutili da venire dimenticati in un nanosecondo. Si salvano una buona dose d'azione e qualche momento brillante, oltre a una storia che, a fatica, fa l'essenziale per concludere. Però, che delusione.
- Giudizio complessivo3.25
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