Uno scandalo tutto italiano.
C’è un grave pericolo che minaccia l’integrità culturale dell’occidente, la stabilità dell’industria videoludica e, probabilmente, il fegato di qualche utente.
Non stiamo parlando di una crisi geopolitica o dell’ennesimo rinvio di un titolo tripla A, bensì di un cammeo. Per la precisione, della devastante e apocalittica notizia secondo cui Khaby Lame, il re indiscusso delle reazioni mute su TikTok, farà la sua comparsa in 007: First Light, il prossimo e attesissimo titolo firmato IO Interactive.

L’annuncio degli sviluppatori è stato chiaro, quasi banale nella sua ordinarietà. Khaby Lame presterà il volto a un semplicissimo NPC, un piccolo easter egg nascosto chissà dove che apparirà sullo schermo probabilmente per un tempo stimato di circa dieci secondi in tutta la campagna. Dieci secondi su ore e ore di gioco. Eppure, una parte della community ha reagito come se IO Interactive avesse deciso di sostituire James Bond con un mimo in tuta da ginnastica, costringendo i giocatori a risolvere enigmi indicando lo schermo con i palmi delle mani aperti.
La macchina dell’indignazione social si è accesa all’istante, alimentata dal carburante preferito del web contemporaneo: il nulla cosmico.
I social si sono riempiti di filippiche solenni sul declino artistico del medium e sulla presunta perdita di identità di un franchise che, storicamente, include cattivi con i denti d’acciaio e auto che diventano sottomarini. Una volta Pierce Brosnan cavalcò uno tsunami con una tavola da surf, tanto per dire. Come se non bastasse, tra le pieghe della protesta non sono mancati i soliti, beceri commenti razzisti. Fortunatamente si è trattato di una minoranza, ma abbastanza rumorosa da ricordare a tutti quanto sia facile, protetti dall’anonimato di una tastiera, scivolare dal dissenso sterile alla pura discriminazione.
Il vero mistero di questa vicenda non risiede nel codice del gioco, ma nella psicologia dell’utente medio, capace di trasformare una questione quasi inesistente in una battaglia culturale di proporzioni bibliche.

L’aspetto più grottesco di tutta questa faccenda è la totale incapacità di concentrarsi su ciò che conta davvero: il gioco. IO Interactive ha dimostrato con la trilogia di Hitman di saper maneggiare l’arte dello stealth e dello spionaggio come pochi altri al mondo. C’era da commentare il gameplay, da analizzare l’atmosfera, da ipotizzare come la formula di Agent 47 si sarebbe adattata allo smoking di James Bond. Invece, l’attenzione collettiva delle ultime ore è stata totalmente fagocitata da dieci secondi di animazione secondaria.
Eppure, non ricordiamo discussioni sul cameo di Conan O’Brien in Death Stranding. Non abbiamo letto indignazione quando Phil Collins apparve in Grand Theft Auto: Vice City Stories come obiettivo di alcune missioni secondarie. potreste dire che in quel caso c’entrava con la musica, ok, ma allora cosa faceva il comico e conduttore Drew Carey in The Sims: House Party? Niente di male: un piccolo easter egg, e si passa subito al futuro.
Sembra che molti oggi siano prigionieri dell’algoritmo che vuole trovare ogni giorno un motivo per essere furiosi, anche quando non c’è. La presenza di Khaby Lame in 007: First Light non sposterà di un millimetro la qualità dell’esperienza finale, non rovinerà la lore di Ian Fleming e non vi impedirà di godervi una bella storia di spionaggio – se lo sarà ovviamente, e noi ci speriamo.

La cosa più divertente di tutto ciò è che, se IO Interactive non avesse annunciato questo cameo, probabilmente nessuno di coloro che stanno gridando al mondo la loro indignazione se ne sarebbe accorto. Nel frattempo, l’unica reazione sensata a questa polemica resta proprio quella che ha reso celebre l’influencer piemontese: un totale, ironico e disarmante silenzio, accompagnato da un gesto delle mani che indica l’ovvio.
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