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Spider-Noir, l’ammenda di Sony dopo i disastri del SSU | Recensione

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Oh, e chi l’avrebbe mai detto? Negli ultimi 10 anni ormai, considerando che Venom risale al 2018, Sony ha provato in tutti i modi a costruire un universo cinematografico dedicato interamente a Spider-Man. In realtà ci prova da molto più tempo, sin dall’Amazing Spider-Man di Andrew Garfield, ma questa è un’altra storia. I risultati sono stati tra il mediocre e il terrificante – se vi va di ripercorrere questa storia, ecco un bel listone.

Capirete quindi che un po’ di timore nei confronti di Spider-Noir, la serie tv con Nicolas Cage su una variante di Spidey negli anni ’30/’40, fosse naturale. Per nostra fortuna, ci sbagliavamo.

Pur non essendo una serie perfetta, Spider-Noir riesce nei suoi otto episodi a fare qualcosa che nessun film del SSU era riuscito a fare. No, non parliamo solo della presenza effettiva di un Uomo Ragno (anche se in questo caso è Ben Reilly, una versione ben diversa), ma del fatto che c’è una storia, ci sono personaggi, c’è un intreccio, ci sono sorprese e momenti emozionanti. Tutte cose che dovrebbero essere presenti in un qualsiasi prodotto cinematografico o seriale, ma evidentemente non era chiaro ai creativi (esistevano?) del Sony’s Spider-Man Universe.

Spider-Noir cattura, è intrigante e interessante. Prende a piene mani dalla mitologia dell’Uomo Ragno, frutto di decenni e decenni di storie e personaggi, e la impasta per bene fino a creare un prodotto al tempo stesso più maturo nei toni e nelle atmosfere ma comunque familiare.

Ben Reilly, interpretato da un Nicolas Cage calato perfettamente nella parte, è un investigatore privato a New York. Di giorno. Sì perché di notte, ma non solo, Ben veste i panni del Ragno, un vero e proprio supereroe che combatte il crimine e si scontra in particolare con il temibile boss mafioso Silvermane (Brendan Gleeson, amabile), i cui tentacoli sono ormai attorcigliati intorno alla città e al potere.

Sebbene la storia si trascini un po’ troppo in alcuni momenti rivedibili o evitabili, soprattutto nella parte finale, la produzione Sony e Amazon riesce a catturare l’essenza di un mondo completamente diverso da quello dell’abituale Spider-Man a cui siamo abituati. Le atmosfere, i colori (da vedere rigorosamente in bianco e nero, per un’immersione totale), lo stile delle inquadrature, perfino le musiche e le scenografie sembrano uscite da un mondo a cui piace farsi raccontare.

Non è fanservice. Non c’è fanservice. Spider-Noir è un riuscito omaggio ai film e ai romanzi hard-boiled degli anni ’40. Tutto è girato con eleganza. Le luci e le ombre, con tanto di onnipresente alcool e fumo di sigaretta per fare atmosfera, proprio come si faceva un tempo, fanno il resto. Così come le inquadrature inclinate. Sì, sembra proprio di guardare un glorioso prodotto del passato, ma ora c’è Nicolas Cage dentro, capace di dare forma a uno Spider-Man – pardon, un Ragno disilluso, pieno di dolore, quasi depresso.

Una versione finalmente inedita di un personaggio che comunque presenta numerose similitudini con quelli a cui siamo abituati (del resto, Miguel O’Hara in Spider-Man: Across the Spider-Verse lo diceva chiaramente: tutti gli Spider-Man del multiverso sono accomunati da qualcosa), meno capace di fare a botte (le coreografie sono tutt’altro che indimenticabili in molti momenti, forse anche a causa del budget) e più a riflettere e investigare.

I comprimari fanno il resto,costruendo un intreccio di personaggi che riesce a mettere in piedi questo universo ancora, speriamo, all’inizio. Sì, vogliamo saperne di più. Più Spider-Noir e meno Venom, grazie.

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Review Overview
Riassunto

Oh, e chi l’avrebbe mai detto. Dopo quelle ca*ate partorite dall’universo cinematografico di Spider-Man senza Spider-Man, forse Sony ha finalmente trovato la dimensione giusta per queste storie: la tv. Spider-Noir non è una serie perfetta, ma lo show con un Nicolas Cage ottimamente calato nella parte riesce nell’intento di sdoganare la figura dell’Arrampicamuri per portarla in un mondo tutto nuovo. Bravi, promossa!

  • Giudizio complessivo4
Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

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