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Toy Story 5, la recensione

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C’è qualcosa di inevitabilmente malinconico nel tornare nel mondo di Toy Story. Per chi è cresciuto con Woody, Buzz e gli altri giocattoli della Pixar, ogni nuovo capitolo non è mai soltanto un film d’animazione: è un piccolo viaggio all’indietro, verso un’infanzia che forse ricordiamo meglio di quanto fosse davvero, ma che questi personaggi continuano a custodire con una delicatezza rara.

Toy Story 5 riparte proprio da qui, dal cuore più autentico della saga: il momento in cui si smette di giocare. Prima o poi i bambini crescono, cambiano interessi, si allontanano dai loro compagni di plastica, stoffa e fantasia. È un tema che la serie ha già affrontato più volte, ma che qui trova una nuova chiave contemporanea, più vicina al presente e alle paure di molti adulti di oggi.

Il film parla infatti anche di tecnologia, di schermi, di tempo passato davanti a dispositivi che catturano l’attenzione e isolano. I giocattoli non devono più confrontarsi soltanto con l’arrivo di nuovi pupazzi o con la crescita dei bambini, ma con un mondo in cui il gioco fisico sembra avere sempre meno spazio. È un’intuizione semplice, ma efficace: usare l’universo di Toy Story per raccontare quanto sia cambiato il modo in cui i bambini costruiscono legami, immaginano storie e vivono il tempo libero.

Da questo punto di vista, Toy Story 5 funziona soprattutto quando lascia emergere la nostalgia senza abusarne. Il film sa bene di parlare anche ai millennial, a quella generazione che ha conosciuto questi personaggi da bambina e oggi li guarda con occhi diversi. Il risultato è una visione piacevole, tenera, a tratti familiare, capace di riportare in superficie emozioni già vissute senza risultare completamente ripetitiva.

Sul piano tecnico, Pixar conferma ancora una volta il suo livello altissimo. La resa grafica è impeccabile, in linea con quanto visto in Toy Story 4: animazioni fluide, materiali curatissimi, espressività dei personaggi sempre precisa e una qualità visiva che rende ogni scena estremamente rifinita. Non c’è davvero molto da rimproverare al film sotto questo aspetto: il mondo dei giocattoli continua a essere vivo, credibile e pieno di dettagli.

Forse Toy Story 5 non ha la forza sorprendente dei capitoli più rivoluzionari della saga, ma riesce comunque a trovare una ragione per esistere. Non si limita a riaprire un cassetto dei ricordi, ma prova ad aggiornare il discorso centrale della serie al presente, mettendo i suoi personaggi davanti a una nuova forma di abbandono: non più soltanto la crescita, ma la distrazione continua di un’infanzia sempre più mediata dagli schermi.

Il risultato è un film piacevole, visivamente splendido e attraversato da una malinconia sincera. Un nuovo capitolo che parla ai bambini di oggi, ma forse ancora di più agli adulti che con questi giocattoli sono cresciuti e che, ancora una volta, si ritrovano a fare i conti con il tempo che passa.

3.75
Review Overview
Riassunto

Toy Story 5 torna sul grande tema della saga, quello dell’essere dimenticati, e lo aggiorna con una riflessione attuale sulla tecnologia e sul rapporto dei bambini con gli schermi. Pixar confeziona un film tecnicamente impeccabile, nostalgico e piacevole, pensato per emozionare soprattutto chi questi personaggi li porta con sé da una vita.

Pro
Nostalgia gestita con delicatezza Tema tecnologico attuale e coerente con la saga Animazione e resa grafica eccellenti Visione piacevole e coinvolgente
Contro
Non sempre sorprende quanto i capitoli migliori Alcune dinamiche possono risultare familiari per chi conosce bene la saga
  • Giudizio complessivo3.75
Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

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