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Ace Combat 8: Wings of Theve | Prime impressioni ad alta quota

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A cura di Riccardo Furieri

Accolti, come sempre, in maniera impeccabile da Bandai Namco, alla Gamescom non abbiamo perso troppo tempo prima di accomodarci davanti alla postazione di ACE COMBAT 8: WINGS OF THEVE e concederci un paio di sortite a bordo di alcuni dei caccia messi a disposizione dalla demo. Due sessioni che, almeno per quanto ci riguarda, sono terminate decisamente troppo in fretta.

Partiamo però da una premessa importante: chi scrive non è esattamente quello che si potrebbe definire un asso dei cieli. Proprio per questo eravamo particolarmente curiosi di capire quanto il nuovo capitolo di PROJECT ACES sarebbe riuscito a risultare accogliente anche nei confronti di chi non ha trascorso centinaia di ore tra dogfight, manovre evasive e missili a ricerca. La risposta, almeno dopo questo primo incontro, è decisamente positiva.

Facile decollare, più difficile diventare un asso

Uno dei grandi punti di forza di Ace Combat è sempre stato il particolare equilibrio tra spettacolarità e accessibilità. Non siamo davanti a un simulatore di volo puro e Ace Combat 8 non sembra avere alcuna intenzione di diventarlo: l’obiettivo rimane quello di mettere il giocatore nella cabina di un caccia e farlo sentire protagonista di spettacolari battaglie aeree senza obbligarlo a conseguire prima un brevetto da pilota. Ed è esattamente la sensazione che abbiamo ritrovato nella demo della Gamescom.

Il sistema di controllo ci è sembrato semplice e immediato, permettendoci di prendere confidenza con il velivolo nel giro di pochi minuti. Per chi, come il sottoscritto, non arriva alla postazione con l’esperienza di un veterano della serie, questa accessibilità rappresenta probabilmente uno degli aspetti più importanti della prova. Nei primi istanti si cerca inevitabilmente di capire quanto virare, quando rallentare, come posizionarsi correttamente alle spalle di un avversario e soprattutto come evitare di trasformare una manovra apparentemente spettacolare in qualcosa di decisamente meno eroico. Superata questa breve fase di adattamento, però, tutto ha iniziato a diventare progressivamente più naturale.

Ed è lì che Ace Combat 8 ha cominciato davvero a funzionare. Quando si smette di pensare continuamente a quali pulsanti premere e si inizia invece a osservare il radar, cercare il prossimo bersaglio e inseguire un caccia avversario tra virate e cambi di quota, la componente spettacolare prende inevitabilmente il sopravvento. Accessibile, insomma, non significa privo di profondità. Anzi, è proprio la sensazione di migliorare progressivamente a rendere il volo gratificante. Dopo pochi minuti ci siamo accorti di affrontare alcune manovre con maggiore sicurezza, di riuscire a seguire meglio i bersagli e, soprattutto, di cominciare a ragionare meno sui controlli e più su quello che stava accadendo intorno a noi. Per un giocatore non particolarmente esperto si tratta probabilmente del compromesso migliore, ossia riuscire a divertirsi quasi immediatamente, mantenendo però la netta sensazione che ci sia ancora molto da imparare prima di potersi definire davvero un asso.

Tra passato e futuro

Da questo punto di vista, Wings of Theve sembra voler proseguire lungo la strada tracciata da Ace Combat 7: Skies Unknown, conservando quella particolare identità che negli anni ha permesso alla serie di occupare uno spazio tutto suo nel panorama dei giochi dedicati al combattimento aereo. Ace Combat non ha mai avuto bisogno di inseguire ossessivamente il realismo simulativo per trasmettere la sensazione di essere ai comandi di un caccia. Una parte fondamentale del suo fascino deriva invece dalla capacità di prendere velivoli realmente esistenti e inserirli all’interno di combattimenti spettacolari, situazioni quasi cinematografiche e scenari costruiti per far sentire il giocatore al centro di una battaglia molto più grande di lui.

La breve demo della Gamescom non poteva naturalmente mostrarci fino a che punto Ace Combat 8 riuscirà a sviluppare questa filosofia, ma le sensazioni trasmesse dal volo sono apparse immediatamente familiari nel migliore dei modi. Il ritmo è sostenuto, gli scontri sono leggibili e l’azione riesce a risultare spettacolare senza trasformarsi in un caos impossibile da interpretare. Persino per una persona che non ha mai accumulato centinaia di ore sulla serie è stato relativamente semplice individuare un bersaglio, mettersi in posizione e iniziare a inseguirlo, lasciando poi alla pratica il compito di affinare traiettorie e manovre. E quando finalmente un missile raggiunge il bersaglio dopo un inseguimento particolarmente serrato, la soddisfazione non manca.

Scegliere il proprio caccia

La demo metteva inoltre a disposizione una selezione piuttosto ampia di velivoli, consentendoci di scegliere il nostro caccia prima di partire per la missione. Potrebbe sembrare un dettaglio quasi scontato per un Ace Combat, ma è proprio questa fase di preparazione a contribuire al fascino della formula. Osservare i diversi aerei disponibili, scegliere quello con cui affrontare la sortita e prepararsi prima del decollo riesce già a creare una certa aspettativa ancora prima di trovarsi effettivamente in cielo.

Alla scelta del velivolo si affiancava inoltre quella dell’armamento, con diverse opzioni attraverso cui modificare l’equipaggiamento prima della missione. Il tempo a nostra disposizione non era sufficiente per sperimentare ogni possibile combinazione o per capire quanto profondamente la scelta di un determinato armamento possa modificare l’approccio ai diversi obiettivi. Quello che abbiamo potuto vedere, però, è bastato per intravedere quella componente di preparazione che da sempre accompagna le sortite della serie. Preparare il velivolo, scegliere l’equipaggiamento e pochi istanti dopo ritrovarsi direttamente nel mezzo dell’azione crea una sequenza estremamente efficace. C’è qualcosa di inevitabilmente affascinante nel passare dalla relativa calma dell’hangar al caos di un combattimento aereo, soprattutto quando il gioco riesce a rendere questo passaggio così immediato.

Lo spettacolo sopra le nuvole

Naturalmente, quando si parla di Ace Combat è difficile ignorare anche l’aspetto puramente spettacolare dell’esperienza. Già Skies Unknown aveva fatto del cielo, delle nuvole e delle condizioni atmosferiche qualcosa di più di un semplice sfondo, e con questo ottavo capitolo PROJECT ACES sembra intenzionata a spingere ulteriormente sulla resa visiva delle battaglie aeree. Durante le nostre sortite, ciò che ci interessava maggiormente era naturalmente capire come si comportasse il gioco controller alla mano, ma è stato difficile non soffermarsi più volte sul colpo d’occhio generale.

Volare ad alta velocità mentre si cerca di mantenere un avversario nel mirino, seguire le scie dei missili e vedere altri velivoli muoversi nello spazio circostante continua ad avere quel particolare sapore cinematografico che rappresenta ormai uno dei tratti distintivi della serie. Ed è forse proprio questa capacità di far sentire spettacolare anche un’azione relativamente semplice a distinguere Ace Combat da molti altri titoli dedicati al combattimento aereo. Non serve necessariamente eseguire una manovra impossibile o abbattere una quantità spropositata di nemici: a volte basta inseguire un caccia tra le nuvole, aspettare il momento giusto, ottenere il lock e vedere il missile partire per ritrovare immediatamente quella fantasia da pilota che la serie porta avanti ormai da decenni.

Un ritorno nello Strangereal

Ace Combat 8 segna inoltre il ritorno nello Strangereal, l’universo alternativo che fa da scenario ai capitoli principali della serie. È un elemento che durante una breve demo in fiera passa inevitabilmente in secondo piano, ma che sarà probabilmente molto più importante nell’esperienza completa. La saga ci ha abituati nel corso degli anni a raccontare guerre immaginarie attraverso briefing militari, rivalità tra nazioni, personaggi ricorrenti e quel particolare equilibrio tra melodramma bellico e spettacolarità che i fan conoscono molto bene.

La campagna di Wings of Theve promette nuovamente di costruire una storia attorno al pilota controllato dal giocatore, e sarà interessante capire quanto peso verrà attribuito alla componente narrativa e al rapporto con gli altri membri della squadriglia. Durante la nostra prova, però, abbiamo preferito concentrarci su ciò che potevamo effettivamente valutare: volare e combattere. Ed entrambe le cose ci hanno lasciato sensazioni decisamente positive.

Due sortite non sono abbastanza

È importante mantenere la giusta prospettiva. La Gamescom ci ha permesso di effettuare solamente un paio di sortite, troppo poche per valutare elementi come la varietà delle missioni, la progressione, il bilanciamento tra i diversi velivoli o la profondità complessiva della campagna. Trasformare queste prime sensazioni in un giudizio sul gioco completo sarebbe quindi prematuro. Quello che possiamo raccontare con maggiore sicurezza è invece ciò che abbiamo provato con il controller in mano, e da questo punto di vista Ace Combat 8 è riuscito a coinvolgerci praticamente da subito.

Il sistema di controllo permette di entrare rapidamente nell’azione, anche senza possedere una particolare esperienza con la serie, mentre la progressiva familiarità con il velivolo restituisce quella piacevole sensazione di avere ancora parecchio margine per migliorare. La selezione dei caccia e degli armamenti aggiunge inoltre un ulteriore livello di curiosità, soprattutto pensando alle possibilità che potrebbero aprirsi nel corso della campagna completa. Ma il segnale più positivo è probabilmente un altro: entrambe le nostre sortite sono letteralmente volate via. Quando una demo termina e la prima reazione è pensare che avremmo voluto avere ancora qualche minuto a disposizione, significa che qualcosa ha funzionato. Nel nostro caso è successo due volte.

La voglia di tornare in cabina

Alla fine della sessione, la sensazione è stata piuttosto chiara: Ace Combat continua a sapere perfettamente quale esperienza vuole offrire. Almeno per ciò che abbiamo potuto provare alla Gamescom, ACE COMBAT 8: WINGS OF THEVE sembra capace di accogliere anche chi non si considera un esperto di combattimento aereo, senza per questo sacrificare quella soddisfazione che deriva dall’imparare progressivamente a padroneggiare il proprio velivolo.

È probabilmente questo equilibrio ad averci convinto maggiormente. Possiamo salire a bordo, decollare e divertirci quasi immediatamente, ma allo stesso tempo ogni inseguimento lascia intravedere quanto una maggiore conoscenza del mezzo possa fare la differenza. È semplice iniziare a volare; diventare davvero bravi è chiaramente un altro discorso. La varietà dei velivoli e degli armamenti ci ha lasciato curiosi, il sistema di controllo ci ha permesso di entrare rapidamente nel vivo dell’azione e le due sortite sono riuscite a regalarci esattamente ciò che speravamo da una prova del genere: spettacolo, divertimento immediato e soprattutto voglia di continuare.

E probabilmente non esiste complimento migliore per un Ace Combat. Una volta lasciata la postazione di Bandai Namco, avremmo voluto fare soltanto una cosa: tornare in cabina, accendere nuovamente i motori e decollare per un’altra sortita.

Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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