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Chivalware | Recensione

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Il genere roguelike continua a dimostrare di avere ancora molto da offrire, soprattutto quando gli sviluppatori decidono di sperimentare con meccaniche insolite e soluzioni capaci di distinguersi dalla concorrenza. È proprio questo il caso di Chivalware, titolo sviluppato da Imperfect Games e pubblicato da The Arcade Crew, che riesce a combinare elementi tipici dei puzzle game, combattimenti frenetici e costruzione delle build in un’esperienza sorprendentemente profonda e coinvolgente.

Anziché affidarsi alle formule più tradizionali del genere, come le avventure con visuale dall’alto o i deckbuilder, Chivalware costruisce la propria identità attorno a un particolare sistema di abbinamento delle caselle colorate e all’utilizzo di dischi che conferiscono abilità differenti. Il risultato è un gioco apparentemente semplice, ma decisamente più complesso di quanto possa sembrare durante le prime partite, capace di premiare tanto la rapidità quanto la pianificazione strategica. Non tutto funziona alla perfezione, soprattutto quando si tratta di accompagnare i nuovi giocatori alla scoperta delle numerose meccaniche, ma Chivalware riesce comunque a ritagliarsi uno spazio ben preciso all’interno di un genere sempre più affollato, grazie a un sistema di combattimento appagante, un’elevata libertà di personalizzazione e un’identità artistica particolarmente riuscita.

Ma andiamo con ordine.

Versione provata: Nintendo Switch 2

Un cavaliere pronto a tutto

A differenza di numerosi altri esponenti del genere, Chivalware non dedica particolare attenzione alla costruzione di una narrazione articolata, preferendo catapultare immediatamente il giocatore nel vivo dell’azione. Vestiamo i panni di un Disk Knight, un cavaliere incaricato di sconfiggere un sovrano consumato dalla sete di potere, affrontando una serie di nemici e pericoli lungo il proprio cammino. Si tratta di una premessa piuttosto semplice, che offre una motivazione sufficiente per intraprendere l’avventura senza interrompere continuamente il ritmo con dialoghi o lunghe sequenze narrative.

Dietro questa apparente linearità, tuttavia, si nascondono alcuni elementi misteriosi: durante l’esplorazione emergono infatti strani glitch e anomalie che suggeriscono come il mondo di gioco possa celare qualcosa di più complesso rispetto alla classica lotta contro un tiranno. Questi dettagli contribuiscono ad alimentare la curiosità, pur senza trasformare la storia nell’elemento centrale della produzione. La narrazione rimane prevalentemente sullo sfondo, una scelta coerente con la natura arcade del titolo, ma che potrebbe lasciare insoddisfatti coloro che cercano un universo narrativo particolarmente approfondito. L’attenzione degli sviluppatori è chiaramente rivolta altrove, e precisamente a un sistema di gioco che rappresenta il vero cuore dell’esperienza.

Gameplay

È proprio nel gameplay che Chivalware mostra le sue qualità migliori, grazie a un sistema di combattimento che ruota attorno a due elementi fondamentali, ossia l’abbinamento delle caselle colorate e l’equipaggiamento di dischi contenenti abilità offensive. All’inizio di ogni partita possiamo selezionare un Disk Knight tra quelli disponibili, ciascuno caratterizzato da una particolare dotazione iniziale, mentre altri cavalieri vengono sbloccati progredendo nel gioco.

Ogni disco corrisponde a un’abilità e a un determinato colore, e per utilizzarlo è necessario accumulare energia attraverso le combinazioni delle caselle presenti sul campo di battaglia. Una volta raggiunta la quantità richiesta, possiamo scatenare l’attacco associato. La particolarità del sistema risiede nei diversi costi energetici delle abilità: un pugnale avvelenato, per esempio, può richiedere appena due unità di energia per eseguire quattro colpi, mentre un potente martello potrebbe consumarne quattro per un singolo attacco devastante. Questa differenza introduce una componente strategica tutt’altro che trascurabile, perché non basta muoversi sulle caselle del colore corretto, ma bisogna valutare attentamente quali risorse accumulare, quando spenderle e quali attacchi privilegiare a seconda della situazione.

La profondità aumenta ulteriormente considerando le caratteristiche degli avversari, che dispongono di schemi offensivi differenti, armature e scudi colorati capaci di bloccare determinate abilità. Una configurazione particolarmente efficace contro alcuni nemici può quindi rivelarsi poco utile contro altri, costringendoci a modificare continuamente il nostro approccio e a mantenere una certa versatilità nell’equipaggiamento. È soprattutto nella creazione delle build che il gioco esprime tutto il proprio potenziale, in quanto durante le partite possiamo ottenere nuovi dischi e bonus passivi che, se combinati correttamente, danno vita a sinergie estremamente potenti.

Un potenziamento capace di prolungare gli effetti di stato, per esempio, diventa particolarmente interessante se abbinato a un pugnale che infligge veleno, mentre un bonus che aumenta i danni contro i nemici congelati si sposa perfettamente con un martello capace di applicare il congelamento. Le possibilità sono numerose e comprendono armi decisamente fantasiose, come guantoni caricati, pugni esplosivi, enormi spadoni e persino attacchi basati su razzi avvelenati. Sperimentare diventa quindi parte integrante del divertimento, incentivando il giocatore a provare combinazioni differenti anziché affidarsi sempre alla stessa strategia.

Anche la struttura delle partite rispetta i principi fondamentali del genere. Dopo ogni combattimento si avanza verso nuove aree, con la possibilità di scegliere occasionalmente percorsi differenti: alcuni conducono a ulteriori scontri, altri permettono di ottenere nuovi dischi, mentre determinati eventi offrono ricompense interessanti in cambio di maledizioni permanenti. Il rapporto tra rischio e ricompensa risulta particolarmente riuscito e contribuisce a rendere ogni tentativo diverso dal precedente. Non manca inoltre un sistema di progressione persistente legato a una classifica, attraverso la quale possiamo avanzare di grado e ottenere nuove ricompense, tra cui dischi aggiuntivi e cavalieri utilizzabili nelle partite successive.

Questa appare inizialmente un po’ lenta, ma la qualità del ciclo di gioco riesce a compensare questa sensazione, spingendo a tornare immediatamente in battaglia anche dopo l’ennesima sconfitta contro un boss. Il principale limite riguarda invece la curva di apprendimento; le numerose meccaniche, unite alla velocità crescente degli scontri, possono risultare disorientanti nelle prime ore, e un tutorial più approfondito o un’area di allenamento avrebbero sicuramente aiutato a rendere l’esperienza più accessibile. Superato questo ostacolo, tuttavia, il sistema rivela un ritmo estremamente soddisfacente, capace di alternare ragionamento strategico e azione frenetica con grande naturalezza.

A tutto pixel

Dal punto di vista artistico, Chivalware si distingue grazie a una pixel art colorata, vivace e ricca di personalità, perfettamente in linea con la natura dinamica dell’esperienza. La direzione artistica privilegia uno stile immediatamente riconoscibile, nel quale personaggi, nemici ed effetti delle abilità contribuiscono a costruire un’identità visiva coerente. Le animazioni degli attacchi e la varietà delle armi rendono gli scontri particolarmente spettacolari, soprattutto quando iniziano a sovrapporsi effetti elementali e colpi speciali. L’impiego dei colori non rappresenta soltanto una scelta estetica, ma svolge anche una funzione essenziale nel gameplay, considerando che le tonalità delle caselle, dei dischi e degli scudi nemici costituiscono informazioni fondamentali per pianificare le azioni.

Questa integrazione tra presentazione visiva e meccaniche di gioco è uno degli aspetti più interessanti della produzione, anche se durante gli scontri più concitati la quantità di informazioni presenti sullo schermo può richiedere una certa familiarità. Nel complesso, il titolo riesce a mantenere una forte coerenza stilistica e a valorizzare la propria impostazione bidimensionale senza rinunciare alla spettacolarità. La principale criticità riguarda la chiarezza con cui vengono introdotte alcune funzionalità, un problema che coinvolge soprattutto la comunicazione delle regole piuttosto che la qualità delle idee alla base del sistema di combattimento.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

8.3
Verdetto
Riassunto

Chivalware è una delle sorprese più interessanti del panorama roguelike recente, un titolo capace di fondere elementi puzzle e combattimenti strategici in una formula originale, coinvolgente e ricca di possibilità. La grande varietà di dischi, le numerose sinergie tra abilità e potenziamenti e la struttura delle partite garantiscono un'elevata rigiocabilità, mentre la riuscita direzione artistica contribuisce a rendere l'esperienza ancora più piacevole. Qualche difficoltà iniziale nell'apprendimento e una progressione non sempre equilibrata impediscono al gioco di raggiungere l'eccellenza assoluta, ma non compromettono un risultato complessivamente molto convincente. Per gli appassionati del genere alla ricerca di qualcosa di diverso dal solito, soprattutto per chi ama sperimentare con le build e perfezionare continuamente le proprie strategie, Chivalware rappresenta una proposta assolutamente consigliata.

Pro
Sistema di combattimento originale e coinvolgente Grande profondità nella creazione delle build Direzione artistica accattivante e ottima rigiocabilità
Contro
Inizialmente un po' complesso da capire Alcune meccaniche sono poco intuitive per i principianti
  • Valutazione8.3
Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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