Licenziamenti, ristrutturazioni e chiusure di studi di sviluppo sono diventati fenomeni sempre più frequenti nell’industria dei videogiochi. Negli ultimi anni, il settore ha assistito a una lunga serie di ridimensionamenti, con numerose software house costrette a interrompere le proprie attività o a ridurre drasticamente il personale.
Tra i casi più discussi figura quello di BioWare, ma il fenomeno coinvolge un numero considerevole di realtà, comprese alcune software house che in passato hanno contribuito alla realizzazione di titoli particolarmente apprezzati.
Un nuovo rapporto mette ora in evidenza quanto le acquisizioni da parte dei grandi gruppi non rappresentino necessariamente una garanzia di stabilità o successo per gli studi coinvolti.
Quasi il 60% degli studi acquisiti ha chiuso o attraversato una fase di declino
Secondo un’indagine condotta da Sebastian Cordoso e riportata da TechSpot, circa un terzo degli studi di sviluppo acquisiti da altre aziende a partire dal 2000 ha cessato definitivamente le proprie attività.
L’analisi prende in esame 362 studi acquisiti negli ultimi 25 anni, evidenziando come quasi il 60% di queste realtà abbia subito un declino oppure sia stato chiuso.
Nel dettaglio, i dati delineano una situazione particolarmente significativa:
- 12,4% (45 studi): ha prosperato dopo l’acquisizione, registrando risultati positivi.
- 27,3% (99 studi): ha mantenuto una situazione sostanzialmente stabile.
- 26,2% (95 studi): ha attraversato una fase di declino.
- 34% (123 studi): ha chiuso definitivamente.
In sostanza, soltanto una minoranza degli studi analizzati è riuscita a prosperare dopo essere entrata a far parte di un gruppo più grande, mentre la maggioranza ha incontrato difficoltà o ha interrotto completamente le proprie attività.
Activision Blizzard in cima alla classifica delle chiusure, percentuali elevate anche per Microsoft e Sony
Il rapporto analizza anche la situazione dei singoli publisher, evidenziando importanti differenze nella gestione degli studi acquisiti.
Secondo i dati raccolti, Activision Blizzard presenta il dato più drastico, con la chiusura di tutti i 17 studi acquisiti presi in considerazione dall’indagine, raggiungendo quindi una percentuale del 100%.
Seguono Thunderful e Disney, mentre altri grandi protagonisti dell’industria registrano percentuali di chiusura comunque particolarmente elevate.
Nello specifico, Microsoft avrebbe chiuso il 63% degli studi acquisiti, seguita da Ubisoft con il 62%. Take-Two Interactive ed Epic Games raggiungono entrambe il 60%, mentre Sony si attesta al 58%.
All’estremo opposto della classifica si trovano aziende come Nintendo, Krafton e Kadokawa, che, secondo il campione analizzato, non avrebbero chiuso nessuno degli studi acquisiti.
Le differenze tra i vari gruppi evidenziano come le strategie adottate dopo un’acquisizione possano incidere profondamente sulla continuità operativa delle software house, anche se i dati, da soli, non permettono di stabilire le cause delle singole chiusure.
Le chiusure degli studi sono aumentate drasticamente negli ultimi anni
Uno degli aspetti più significativi emersi dall’indagine riguarda la distribuzione temporale delle chiusure.
Secondo il rapporto, tra il 2019 e il 2022 sono stati chiusi soltanto due degli studi acquisiti inclusi nel censimento, mentre negli ultimi 46 mesi analizzati si sono registrate ben 71 chiusure.
Si tratta di un aumento considerevole, che mette in evidenza la crescente instabilità attraversata dall’industria videoludica negli ultimi anni.
La situazione appare particolarmente delicata alla luce delle numerose operazioni di consolidamento che hanno caratterizzato il settore, con i principali publisher impegnati nell’acquisizione di studi e proprietà intellettuali.
Sebbene le acquisizioni possano offrire maggiori risorse economiche, supporto tecnologico e opportunità di crescita, i risultati dell’indagine dimostrano che l’ingresso in un grande gruppo non garantisce necessariamente la sopravvivenza di uno studio nel lungo periodo.
Il rapporto restituisce dunque un’immagine poco rassicurante del mercato videoludico, nel quale la concentrazione degli studi sotto il controllo dei grandi publisher sembra accompagnarsi, in molti casi, a ridimensionamenti e chiusure, con conseguenze significative per gli sviluppatori e per la varietà creativa dell’intero settore.
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