[Recensione] Pokémon – Detective Pikachu

Di Andrea "Geo" Peroni
15 Maggio 2019

Scimmiottando le idee di Zootropolis e Chi ha incastrato Roger Rabbit?, Pokemon – Detective Pikachu è il primo live action di sempre dedicato ai mostri giapponesi e probabilmente uno dei migliori film tratti dai videogiochi.

Non è un’opera perfetta, assolutamente. La prova di alcuni attori non convince, altri volutamente sopra le righe non lasciano il segno, e si ha l’impressione che alcune sequenze siano state realizzate con il solo ridondante scopo di mostrare i mostriciattoli. Come se non sapessimo che stiamo guardando un film dedicato ai Pokemon.

Eppure, tra tante imperfezioni, Detective Pikachu diverte e intrattiene dal primo all’ultimo minuto, con una trama profonda al punto giusto (stiamo sempre parlando di un prodotto pensato per i più piccoli, anche se nelle sale troverete tantissimi classe ’80 e ’90 che rievocano i bei vecchi tempi) e un alone di mistero che riesce ad aleggiare per tutta la pellicola. Tratto dall’omonimo successo per Nintendo 3DS, il film riesce a dare giustizia ai Pokemon e al loro magico mondo senza renderlo banale e senza sfociare nell’infantilismo più puro che qualcuno poteva aspettarsi. Parliamo di un film che riesce a conciliare un mondo fatto di Pokemon con una sceneggiatura dell’anima noir, impresa non facile ma riuscita.

Pikachu è adorabile anche e soprattutto grazie a Ryan Reynolds, Psyduck divertentissimo, Mr. Mime si rende protagonista di una scena da sbellicarsi. L’intera Rhyme City, la città dove convivono umani e Pokemon, è la realizzazione di un sogno da bambino che viene portato sul grande schermo, a rappresentare un intricato e stupefacente conglomerato di civiltà e progresso e, perché no, integrazione. I temi vertono sul classico: ricerca del potere, mistero, amicizia e amore, lasciando a tutti il giusto tempo per assimilare ed esprimersi. Naturalmente, come era facile prevedere, Pikachu riesce a rubare la scena al suo comprimario Justice Smith, ma questo ne esce illeso dal confronto. Tutti sono giusti al loro posto, in questa unica grande città che è un tripudio di colori, vita e Pokemon con tanti richiami ai videogiochi che hanno consacrato per sempre il loro nome. Come la città d’origine del giovane Tim, che vista dall’alto sembra richiamare i piccoli villaggi di partenza di ogni titolo della serie. E come nei videogiochi, da una piccola città inizia una delle più grandi avventure nel mondo dei Pokemon.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.