La fretta di Carnage e i problemi di coppia di Venom

Di Andrea "Geo" Peroni
11 Ottobre 2021

Penso che nessuno di coloro che stanno leggendo questa recensione, così come i produttori del film, si aspettassero l’incredibile successo che Venom ha avuto nel 2018. Un film sognato a lungo da Sony, che già all’epoca di Sam Raimi sognava una pellicola in solitaria per l’antieroe simbiotico. Un box office mondiale da quasi 860 milioni di euro, cifra che anche alcuni film di Spider-Man hanno faticato a raggiungere. Un sequel, dunque, di questi tempi soprattutto, era d’obbligo. Ed eccolo qui.

Venom: La furia di Carnage cerca di ricalcare il classico stereotipo dei film basati su una coppia di personaggi – Eddie Brock (Tom Hardy) e appunto Venom in questo caso, ma non si tratterà dell’unico binomio in gioco. Cerca, dicevamo, ma in realtà è quello che fa, e nel rimarcare quanto sia importante la sinergia in una coppia, si concede il lusso di alleggerire un tono che non aveva bisogno di essere alleggerito ulteriormente.

Il film, stavolta diretto da un Andy Serkis il cui tocco è impalpabile e che anzi opta per alcune scelte francamente poco comprensibili a livello di regia, in realtà funziona. Già il primo Venom, pur proponendo uno stile di cinecomic un po’ stantio, faceva quello che doveva fare senza esagerare – anzi, senza osare nulla di nulla. Pochi colpi di scena, altissima prevedibilità, CGI angosciante soprattutto per il combattimento finale a tratti incomprensibile. Venom 2, o La furia di Carnage che dir si voglia, ricicla questi elementi senza osare nulla. Non ci sarebbe nulla di particolarmente malvagio in tutto questo, del resto parliamo di una serie di film che per le intenzioni di Sony deve restare “leggera” e appetibile a quante più persone possibili, ma che sfocia in quello che è un linto negativo a nostro avviso, considerando che stavolta in gioco, dopo il pessimo villain del primo capitolo, avevamo una delle più sanguinose icone della storia Marvel: Cletus Kasady (Woody Harrelson), colui che cioè diventerà il super-simbionte Carnage.

Ed è proprio questa la cosa che più ci ha fatto arrabbiare uscendo dalla proiezione in anteprima, mitigati comunque da una scena post crediti in grado di far sbavare qualsiasi Marvel-fag in circolazione: Venom 2 poteva e doveva osare molto di più. Il rating PG-13, in effetti, non è mai stato così stretto come in questo caso. Immaginate un Joker di Todd Phillips, ma che al posto del suo momento più scioccante, prevede che uno sbadato elettricista stacchi la corrente a tutta la città, rompendo l’incantesimo della follia. Ecco, questa è la sensazione che si ha praticamente sempre di fronte a un cinecomic dal quale ci si aspettava di più, sia per i volti che per i personaggi messi in campo da Sony, quasi schiacciata dal successo del predecessore da necessitare per forza di cose di presentare una nuova storia al più presto.

L’ascesa di Kasady è tanto rapida quanto la sua discesa: il villain ci viene presentato, ha una storia storia e un suo passato ben delineati, poi diventa Carnage e inizia a scatenare il panico – per pochissimo. I problemi di coppia tra Venom e Eddie, ormai inseparabili (o quasi) dopo gli eventi del primo film nel quale invece il giornalista del Daily Bugle doveva fare i conti con questo alieno dentro di lui, si esauriscono nel giro di un’ora al massimo, dando nuovamente l’impressione che tutto sia stranamente accelerato rispetto al naturale ritmo delle cose, e che tutti nello staff, dal regista agli sceneggiatori, abbiano deciso di voler raccontare una storia brevissima e senza alcuno stravolgimento. L’utilità dei personaggi secondari, del resto, è lo specchio di cosa sia questo Venom 2: totalmente inutili, o addirittura dimenticati dalla sceneggiatura da un certo punto in poi.

Non vorremmo essere troppo severi, eppure il film è questo. Siamo di fronte a un cinecomic di discreta fattura, che percorre la strada delineata dal primo film (Venom è più una spalla comica che un vero antieroe, e questo è ancora più rimarcato in questo sequel) aprendo la strada a un sogno proibito, che chissà come sarà realizzato. È comunque un film estremamente strano, antiquato e con poche – pardon, nessuna idea. Non pesante, questo no. Con la sua durata di circa 1 ora e mezza, antico standard oggi atipico per i cinecomic, Venom 2 scorre liscio come l’olio, e forse anche troppo, lasciandovi come già detto in più di un’occasione la sensazione che mancasse qualcosa. Qualche dialogo in più, qualche stravolgimento, qualche goccia di sangue, perché in fondo è anche questo che ci si aspetta da un personaggio come Venom. E invece no. Tutto viene concentrato sulla follia di Kasady e Carnage, comunque due personaggi ben architettati, con in sottofondo la vita di Eddie che si sgretola e si ricompone a più riprese. Una follia che però, a nostro avviso, avrebbe meritato molto più spazio e approfondimento.

Ah già, non abbiamo parlato di Frances Barrison (Naomie Harris), meglio nota con lo pseudonimo – mai pronunciato – di Shriek. Ed è inutile farlo, in effetti. Quindi non ne parleremo.



Abbiamo parlato di: |

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




Scrivi un commento