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La Rai censura No Other Land (e la motivazione fa abbastanza ridere)

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La Rai si è resa protagonista di un caso mediatico che continua a far discutere.

Nei giorni scorsi, la Rai ha deciso di non mandare in onda No Other Land, documentario vincitore del premio Oscar che mostra l’occupazione di Israele in Palestina. Il documentario, si legge nella sinossi, “racconta di un’esperienza di attivismo nel villaggio di Masafer Yatta i cui abitanti, giorno dopo giorno, vivono il trauma delle demolizioni forzate e improvvise.”

Il comunicato stampa ufficiale della Rai, che cerca di spiegare le motivazioni di questa scelta, non ha fatto altro che alimentare il dibattito. Tale comunicato afferma infatti che l’opera “non era in sintonia con il clima di speranza per la pace” nella Striscia di Gaza. Per l’azienda pubblica, il tema — che tratta della distruzione di un villaggio palestinese e della resistenza della sua comunità — sarebbe risultato inopportuno in quel particolare contesto.

La scelta ha suscitato critiche: osservatori e addetti ai lavori definiscono la giustificazione “goffa” e poco convincente, in quanto il documentario è stato diffuso in altri contesti e giudicato rilevante dal punto di vista culturale e informativo.

Da parte sua, il film rimane al centro di un dibattito più ampio sulle modalità di programmazione e sull’indipendenza editoriale della Rai, con riflessioni sul ruolo del servizio pubblico nell’affrontare temi geopolitici e complessi senza autocensure.

Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

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