The Haunting of Bly Manor [Recensione Stagione 2]

Di Chiara Ferrè
12 Ottobre 2020

The Haunting of Hill House è stata una rivelazione per il genere delle serie TV dell’orrore: la prima serie del progetto antologico horror di Netflix spaventava grazie alla giusta dose di jumpscares e situazioni disturbanti, ma riusciva anche a commuovere grazie ad una scrittura particolarmente ispirata e a delle performance attoriali di tutto rispetto. Inutile dire che le aspettative per questa seconda stagione erano molto alte.

The Haunting of Bly Manor, disponibile da venerdì 9 ottobre sulla piattaforma Netflix, è tutto tranne che un horror. Il regista Mike Flanagan abbandona quasi definitivamente i jumpscares per concentrarsi sul raccontare storie: siamo alla vigilia di un matrimonio, si trascorre la serata chiacchierando e rilassandosi in trepidante attesa della cerimonia del giorno seguente. Una sempre carismatica Carla Gugino si accinge a intrattenere i presenti con una lunga storia di fantasmi. È questa la cornice che dà il via alle vicende e che ci accompagna per tutti i nove episodi della seconda stagione (uno in meno rispetto alla prima).

La serie antologica The Haunting ci porta questa volta in un imponente maniero nella campagna inglese. Siamo nel 1987 e Dani (una biondissima Victoria Pedretti) si appresta ad iniziare il suo nuovo lavoro come istitutrice privata presso la famiglia Wingrave. In particolare la ragazza dovrà badare a due bambini “problematici”, Flora (Amelia Bea) e Miles (Benjamin Ainsworth). Nonostante la prematura morte dei padroni di casa, i bambini sembrano vivere in una residenza quasi idilliaca: Bly Manor appare come il luogo ideale per trasorrere le vacanze estive in tranquillità, scorrazzando per gli ampi corridoi, su e giù per le scale o nel parco adiacente al lago. Come spiega Flora all’istitutrice, tutto a Bly è “perfectly splendid”, dalle stanze fino ai preziosi pezzi di arredamento custoditi nell’ala proibita del maniero. Dani scoprirà presto che in realtà, dentro i confini di Bly, agiscono forze sovrannaturali malvage. Di notte tutto appare più grande, l’oscurità rende i corridoi attraenti, misteriosi: è difficile rimanere nel proprio letto e non mettersi a girovagare, incuriositi da qualcosa che non si riesce a comprendere.

Nonostante la fascinazione che ci viene raccontata nei primi episodi, la trama stenta a decollare. I personaggi sono interessanti, dalla governante Hannah (T’Nia Miller) al cuoco Owen (Rahul Kohli) fino alla giardiniera Jamie (Amelia Eve), ma Bly Manor non riesce ad essere inquietante e viva come lo era Hill House. Nonostante ciò, anche in questa seconda stagione è possibile divertirsi (e per chi ha amato Hill House è quasi impossibile non farlo) cimentandosi nel guardare alle spalle dei protagonisti per cogliere il passaggio di qualche fantasma curioso, tanto per non annoiarsi in attesa di Halloween.

Oltre all’ottima performance attoriale (la piccola Flora e l’arguto Miles per primi, onore ai due giovani attori), l’elemento meglio riuscito della narrazione risiede nella prima metà della stagione: lo spettatore, immedesimandosi nell’istitutrice Dina, si sente costantemente al centro di un macabro girotondo nel quale tutti sanno cosa sta succedendo mentre la protagonista rimane costantemente all’oscuro. Anche questa volta scopriamo i retroscena legati ai singoli personaggi attraverso episodi dedicati. Ora dopo ora si inizia a comprendere il vero filo conduttore delle vicende narrate: quella che Carla Gugino sta raccontando non è davvero una storia dell’orrore. Parla sì di fantasmi, di possessioni, di morti naturali e morti causate da creature mostruose, ma la chiave di lettura è in realtà l’analisi del dolore causato dalla perdita.

Come ci suggeriscono i personaggi, è meglio non innamorarsi a Bly, perché nessuna storia nata su quelle terre è destinata ad avere un lieto fine.

Per quanto sia sempre piacevole rivedere gran parte dell’originale cast di Hill House in questo sequel, i nuovi personaggi e le vicende narrate non riescono a legarsi insieme in quell’impasto perfetto che era la prima stagione. Gli pisodi rimangono per lo più sconnessi tra loro e ci costringono a porci verso questa seconda stagione con un occhio meno impegnato e meno attento ai particolari: di fatto, si tratta di una serie di storie d’amore finite male che sono iniziate decenni addietro a Bly e che continuano fino nel presente a causa di una lunga spirale di morte e non accettazione del proprio destino. Come accadeva in Hill House, anche in Bly Manor meritano una speciale menzione i monologhi che vengono via via assegnati ai vari personaggi e contribuiscono efficacemente a dare un senso di mistero all’intera narrazione, ricatturando l’attenzione e riportandoci tutti attorno ad un falò in un bosco abbandonato la notte di Halloween, intenti ad ascoltare un bel racconto di paura.

Con episodi più ispirati di altri e personaggi più dimenticabili di altri, The Haunting of Bly Manor non riesce fino in fondo ad essere né una storia horror né una storia d’amore, ma nel complesso è in grado di intrattenere come una bella favola della buonanotte.

Sempre che non abbiate paura del buio.

Hai Telegram? Clicca sull'icona per entrare nel canale


Abbiamo parlato di:

Ciao, sono Chiara. Cresciuta a pane, Harry Potter e Final Fantasy, ho da sempre una grande passione per la narrazione in tutte le sue forme: vivo di cinema, libri, videogiochi e serie TV. Durante la settimana scrivo, osservo il mondo e vedo gente. Nel tempo libero scrivo (sì, di nuovo), disegno, videogioco.




Scrivi un commento