[Recensione] Metro Exodus – Ritorno in superficie

recnsone metro exodus
Di Marco "Bounty" Di Prospero
25 Febbraio 2019

Rilasciato su PC e console pochi giorni fa, Metro Exodus è il terzo ed ultimo capitolo della serie ispirata al romanzo di Dmitrij Gluchovskij, ambientato in una Russia post-apocalittica. A differenza di quanto fatto con i primi due titoli (Metro 2033 e Metro Last Light) con Exodus 4A Games ha deciso di abbandonare l’oscura e claustrofobica metro per dedicarsi quasi esclusivamente all’innevata e vasta “Madre Russia”. Si tratta di una scelta che, come vedremo a breve, risulta ben riuscita, grazie ad un sistema sandbox ben congeniato e ad un intreccio narrativo che giustifica lo spostamento in superficie.

Per tutti i dettagli ecco a voi la recensione di Metro Exodus.

Note: La versione provata è quella PS4 (Standard).

C’E’ VITA IN SUPERFICIE?

Il romanzo di Gluchovskij racconta una versione alternativa della storia che tutti noi conosciamo. Nel 2013 il mondo è stato quasi raso al suolo per lo scoppio della terza guerra mondiale e per l’utilizzo di missili nucleari che hanno impossibilitato la vita in superficie a causa dell’alto livello di radiazioni. In particolare, lo scrittore russo racconta da vicino la vita dei cittadini e dei soldati russi, costretti a vivere nelle gallerie della metro di Mosca. La situazione è ancora più drammatica considerando che le radiazioni hanno generato creature mutanti, ormai impossessatesi della superficie. Le vicende sono vissute in prima persona da Artyom, protagonista del romanzo e della trilogia videoludica.

Metro Exodus ha inizio subito dopo le avventure vissute in Last Light. Il nostro Artyom, nonostante il disaccordo di Anna, sua moglie, e del Colonnello Miller (nonché suocero), svolge spedizioni giornaliere in superficie in cerca di altri sopravvissuti. E’ proprio durante una di queste esplorazioni che il soldato viene avvicinato da un gruppo di sopravvissuti, in modo tutt’altro che amichevole, confermando i suoi sospetti: c’è vita oltre la Metro. Artyom viene a conoscenza di una verità spiazzante e inaspettata che, ovviamente, non vogliamo spoilerare in questa sede. Quello che possiamo dirvi però è che questa scoperta obbligherà Artyom, Anna, Miller e gli altri “Spartani” a muoversi per l’innevata Russia a bordo dell’Aurora, treno che fungerà come hub principale del gioco. Questo espediente permette di giustificare il passaggio da una zona all’altra della Russia e, a nostro avviso, funziona davvero molto bene. In ogni caso, l’intera campagna (Metro Exodus prevede il solo single-player) si lascia giocare piacevolmente grazie ad un intreccio narrativo molto interessante e pieno di colpi di scena. La progressione di gioco si svolge attraverso dialoghi e cut-scenes, realizzate comunque con l’engine di gioco. Oltre ai dialoghi principali, 4A Games ha previsto la possibilità di parlare anche con personaggi secondari per approfondire maggiormente il background narrativo. Tuttavia, i dialoghi risultano un po’ troppo prolissi e, non sempre, avrete la voglia di ascoltarli fino in fondo. Purtroppo, 4A Games non ha dato parola al nostro Artyom, che rimarrà in silenzio per tutta l’avventura, nonostante venga più volte interpellato a rispondere dai propri compagni. L’intero sistema funziona comunque bene in quanto riesce ad immergere all’interno del contesto post-apocalittico. La durata della campagna si attesta sulle 20 ore considerando anche le diverse attività secondarie presenti e di cui parleremo a breve. Tra l’altro, anche Metro Exodus prevede dei finali alternativi determinati sulla base del nostro approccio di gioco.

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VASTO…MA CONTENUTO

Lo abbiamo detto: la principale differenza in Metro Exodus, rispetto ai suoi predecessori, è quella di essere ambientato in superficie. In molti potreste pensare che il passaggio dagli stretti cunicoli della metro allo spazio aperto, possa aver snaturato lo stile di gioco e rimosso l’atmosfera claustrofobica che caratterizzava il sottosuolo. Niente di più sbagliato. Metro Exodus non è un open-world ma un titolo composto da mappe sandbox, all’interno delle quali, oltre alla missione principale, si possono svolgere missioni secondarie (vedi Metal Gear The Phantom Pain). Tra l’altro questo sistema funziona sicuramente meglio del sistema open-world, almeno per un gioco strutturato come Metro Exous. L’Aurora risulta un ottimo collegamento, giustificando il passaggio da una zona all’altra. In sostanza, Metro Exodus è un gioco vasto ma, allo stesso tempo, contenuto. Nonostante la grandezza delle mappe infatti, avrete comunque il controllo sul territorio e non proverete mai quel senso di grandezza e vastità che potreste provare in giochi come Fallout. Gli stessi spostamenti rimangono brevi, anche grazie alla possibilità di utilizzare dei mezzi di trasporto. L’atmosfera survival horror è rimasta invariata grazie ad alcuni importanti accorgimenti. La mappa è infatti disseminata di creature mutanti e le poche risorse a nostra disposizione ci obbligheranno ad evitarle per sopravvivere (soprattutto in modalità difficile). Tra l’altro, Exodus prevede anche un ciclo giorno notte che cambierà, in parte, l’approccio alle missioni. Muoversi di giorno significherà trovare più soldati e predoni mentre la notte ospiterà più creature ed anomalie elettriche. Come detto ogni mappa contiene anche diverse attività secondarie in cui poter trovare preziosi materiali e scoprire nuove informazioni sul background narrativo. Le attività, che funzionano come una sorta di mini-dungeon, risultano tutto sommato riuscite ed aumentano notevolmente la longevità del gioco. Ovviamente starà a voi decidere se affrontarle o ignorarle completamente in quanto non incideranno sulla progressione della storia. L’intera esplorazione sarà fruibile senza il timore che il filtro della vostra maschera antigas esaurisca il suo effetto.Questo perchè in molti luoghi la maschera non sarà indispensabile mentre i filtri potranno essere craftati con molta semplicità.

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ZAINO IN SPALLA

Pur essendo un first person shooter, Metro Exodus non basa il proprio gameplay sull’utilizzo delle armi da fuoco. Il sistema di mira è infatti abbastanza legnoso e di difficile gestione (volutamente). Al contrario, il gioco si basa  sulla raccolta di materiali per migliorare il proprio equipaggiamento di fortuna, come del resto sarebbe lecito aspettarsi in una situazione post-apocalittica. Metro Exodus include un sistema di crafting realizzato ottimamente e di facile utilizzo. All’inizio dell’avventura ci verrà consegnato uno zaino che funzionerà da tavolo da lavoro portatile, grazie al quale poter craftare oggetti in men che non si dica. Una scelta che abbiamo apprezzato tantissimo e che si è rivelata decisamente funzionale. In particolare, potremo decidere se creare oggetti come medi-kit, filtri e coltelli da lancio o se personalizzare le armi. In questo caso ci sarà concesso di migliorare impugnatura, canna, mirino e caricatore. Ogni miglioramento inciderà su danno, precisione, affidabilità, cadenza, stabilità e capienza del caricatore. I miglioramenti per le armi possono essere trovati a terra. In questi casi potremo decidere se raccogliere tutta l’arma o se raccoglierne semplicemente i pezzi (grazie ad una grafica che segnala in arancione le modifiche aggiuntive). Anche in questo caso non possiamo che apprezzare la scelta degli sviluppatori, evitando inutili perdite di tempo come accade nella stra-grande maggioranza dei sistemi di crafting. Tuttavia, per creare equipaggiamenti più complessi, bisognerà necessariamente affidarci ad un tavolo da lavoro. Qui potremo realizzare munizioni, personalizzare l’equipaggio di Artyom (maschera antigas, elmetto spartano, equipaggiamento elettrico, gilet tattico e parabraccio) o pulire le armi. Quest’ultima azione risulta di fondamentale importanza per evitare che le armi siano troppo rovinate causandone l’inceppamento durante l’abbattimento di un nemico. Converrete con noi che in una situazione di pericolo avere un’arma pulita e funzionante potrebbe salvarvi la vita. Ne approfittiamo a questo punto per evidenziare un altro pregio presente nel gameplay del titolo. Metro Exodus è ricco di feature che immergono il giocatore e lo catapultano nel mondo post-apocalittico descritto da Gluchovskij. Ci stiamo riferendo ad alcune azioni di gioco che riguardano, ad esempio, la possibilità di pulire o riparare la maschera antigas, di caricare la torcia o di aumentare la pressione del nostro fucile ad aria compressa. Tutte azioni che spesso non troviamo in altri titoli del genere, che puntano su un gameplay più frenetico e meno ragionato. Come abbiamo accenato poco sopra, il sistema di gioco di Metro Exodus prevede anche la possibilità di agire con azioni stealth prevedendo, ad esempio, la possibilità di spegnere le luci per agire nell’ombra (in molti casi si rivelerà una scelta pressoché obbligata). Il gameplay viene però rovinato da un’intelligenza artificiale deficitaria, che descriveremo nel dettaglio nel prossimo paragrafo.

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LA BELLEZZA DELLA MADRE RUSSIA

Dal punto di vista grafico Metro Exodus non delude, grazie all’ottimo lavoro svolto con il 4A Engine, soprattutto per quanto riguarda il sistema di illuminazione. Anche la realizzazione delle ambientazioni e il level design in generale risultano ben realizzati proponendo zone realistiche e diversificate tra loro. Purtroppo rimangono alcune incertezze tecniche, almeno nella versione PS4 da noi provata. Ci riferiamo ad esempio, all’espressività facciale dei personaggi che non sempre accompagna degnamente il buon doppiaggio in italiano o alla lunghezza dei caricamenti. Abbiamo notato inoltre qualche calo di frame rate, movimenti legnosi, comandi non sempre reattivi e qualche problema di pop-up. Buoni invece i dettagli delle armi ed il comparto sonoro (effetti e soundtrack).

Il vero problema di Exodus è però rappresentato dall’intelligenza artificiale, decisamente sottotono. I nemici (persone o mutanti che siano) eseguiranno principalmente due azioni: avvicinarsi per colpirvi o rimanere dietro una copertura e spararvi. Si tratta di un comportamente che poteva funzionare in un’ambientazione lineare come quella dei primi due Metro ma che in un contesto del genere fa emergere tutta la sua debolezza. La situazione non cambia nelle fasi stealth considerando che anche a poca distanza i nemici non riusciranno a scorgervi. Abbiamo apprezzato tuttavia la resa dei nemici quando questi rimangono in minoranza.

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PUNTI DI FORZA

  • Trama interessante e ben raccontata;
  • Il sistema di crafting funziona ottimamente;
  • L’atmosfera survival horror è rimasta;
  • Buon lavoro grafico…

PUNTI DI DEBOLEZZA

  • …ma rimane qualche incertezza tecnica;
  • Intelligenza artificiale deficitaria;
  • Caricamenti troppo lunghi;
  • Dialoghi a volte troppo prolissi.

Metro Exodus è il degno finale della trilogia videoludica ispirata al romanzo di Gluchovskij. Il titolo, interamente single-player, come ormai se ne vedono pochi, si lascia giocare fino alla fine grazie ad un intreccio narrativo interessante e ben costruito. Il nuovo sistema sandbox non deluderà i fan della serie, i quali si troveranno comunque a proprio agio con le meccaniche classiche della serie. L’atmosfera survival-horror rimane pressoché invariata rispetto ai predecessori e tutto funziona a dovere facendo di Exodus un Metro a tutti gli effetti. Rimane un’intelligenza artificiale deficitaria che in un mondo chiuso avrebbe potuto salvarsi ma che qui non funziona a dovere. Nulla da dire sul comparto grafico, nonostante le diverse incertezze presenti sulla versione PS4. Se siete in cerca di un titolo single-player con una storia affascinante, Metro Exodus è il titolo che fa per voi. Vi consigliamo comunque di acquistare la versione PC, in quanto sicuramente più ottimizzata, a patto di avere però un computer con buoni requisiti.

Si ringrazia Koch Media per la copia review fornitaci.



Durante il giorno dipendente presso una società finanziaria. La sera nerd e videogiocatore. Per me l'intrattenimento videoludico è una forma d'arte grazie alla quale poter fantasticare e staccare la spina dallo stress giornaliero. Cresciuto a suon di Mortal Kombat, Metal Gear Solid e Resident Evil.