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Dragon Quest XI S: Echi di un’Era perduta | Recensione (Switch 2)

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Ci sono giochi che cercano continuamente di reinventare il genere a cui appartengono e altri che, invece, preferiscono perfezionarne la formula fino a trasformarla quasi in una dichiarazione d’intenti. Dragon Quest XI: Echi di un’era perduta appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Pubblicato originariamente nel 2017 in Giappone e arrivato in Occidente l’anno successivo, l’undicesimo capitolo della storica serie di Square Enix rappresentava già allora una sorta di summa di tutto ciò che Dragon Quest aveva costruito nel corso dei decenni.

A rendere l’esperienza ancora più completa ci pensò poi Dragon Quest XI S: Echi di un’era perduta – Edizione definitiva, arrivata inizialmente su Nintendo Switch nel 2019. Una versione sensibilmente arricchita rispetto all’originale, grazie all’introduzione di nuovi episodi dedicati ai membri del party, della colonna sonora orchestrale, del doppiaggio giapponese, di numerosi miglioramenti alla qualità della vita e soprattutto di una modalità 2D capace di reinterpretare l’intera avventura come un JRPG dell’epoca a 16 bit.

A distanza di diversi anni dalla sua prima pubblicazione, soffermarsi nuovamente su ogni singolo pregio dell’opera avrebbe probabilmente poco senso. Dragon Quest XI S è ormai un titolo ampiamente conosciuto, nonché uno degli esponenti più riusciti del JRPG classico moderno. Il suo arrivo su Nintendo Switch 2 diventa quindi interessante soprattutto per capire in che modo Square Enix abbia adattato questa enorme avventura al nuovo hardware Nintendo e se questa nuova conversione rappresenti davvero una buona occasione per tornare nelle terre di Erdrea.

Una vera e propria fiaba

Dal punto di vista narrativo, Dragon Quest XI non ha mai avuto particolare interesse nel stravolgere la propria essenza da “favola”. Il protagonista è infatti un giovane cresciuto nel tranquillo villaggio di Roccapietra che scopre di essere il Lucente, reincarnazione di un leggendario eroe destinato a contrastare un male capace di minacciare l’intero mondo di Erdrea.

Da qui prende il via un lungo viaggio attraverso regni, città e terre lontane, durante il quale il giovane riunirà progressivamente intorno a sé un gruppo di compagni destinato a diventare il vero cuore dell’avventura. La premessa è quindi volutamente archetipica: il prescelto, un’antica profezia, un mondo minacciato dall’oscurità e un gruppo di eroi chiamato a salvarlo. Il merito di Dragon Quest XI non è però mai stato quello di raccontare qualcosa di completamente nuovo, quanto piuttosto di utilizzare elementi estremamente familiari con una cura difficilmente contestabile.

Il viaggio attraverso Erdrea si sviluppa attraverso una successione di piccoli archi narrativi, in quanto quasi ogni nuova località introduce personaggi, problemi e tradizioni differenti, dando vita a storie relativamente autonome che finiscono progressivamente per intrecciarsi con la vicenda principale. A sostenere una storia dalle dimensioni considerevoli è però soprattutto il cast: il protagonista rimane silenzioso, come da tradizione della serie, ma viene circondato da compagni molto diversi tra loro per personalità, motivazioni e ruolo all’interno del gruppo. La Definitive Edition rafforza ulteriormente questo aspetto introducendo sequenze aggiuntive dedicate ad alcuni membri, mostrando eventi che la versione originale aveva omesso.

Un JRPG orgogliosamente tradizionale

La stessa filosofia si ritrova naturalmente nel gameplay. Dragon Quest XI S continua a essere un JRPG a turni nel significato più tradizionale del termine, visto che si esplorano città e vaste aree, si affrontano dungeon, si raccolgono materiali, si completano missioni secondarie e si combattono decine e decine di mostri.

In modalità 3D i nemici sono visibili direttamente sul campo e possono quindi essere affrontati oppure aggirati. Una volta iniziato lo scontro, si torna invece alla struttura classica della serie, con attacchi, magie, abilità e oggetti selezionabili attraverso menu semplici e immediatamente leggibili.

Il gruppo attivo può essere composto da quattro personaggi e, con il procedere dell’avventura, le differenze tra i singoli membri assumono un peso sempre maggiore. Alcuni sono orientati alle cure e al supporto, altri alla magia offensiva o agli attacchi fisici, lasciando al giocatore il compito di trovare la composizione più adatta soprattutto durante gli scontri più impegnativi.

Ogni personaggio può difatti specializzarsi in differenti categorie di armi e capacità, offrendo un livello di personalizzazione non particolarmente complesso, ma abbastanza flessibile da permettere approcci differenti.

A dare maggiore varietà alle battaglie contribuisce inoltre lo stato Vivacizzato, un potenziamento temporaneo che consente di utilizzare tecniche speciali spesso legate alla presenza di determinati personaggi all’interno del gruppo. A questo si aggiungono missioni secondarie, attività opzionali e la Forgia da viaggio, attraverso la quale è possibile creare e migliorare armi ed equipaggiamenti utilizzando ricette e materiali raccolti durante l’esplorazione.

La Definitive Edition ha inoltre eliminato buona parte degli attriti presenti nell’esperienza originale, introducendo differenti velocità per gli scontri e una serie di aggiunte alla qualità della vita particolarmente importanti per un’avventura che può tranquillamente superare il centinaio di ore. Chi desidera una sfida maggiore può invece ricorrere a dei particolari modificatori capaci di mutare sensibilmente il livello di difficoltà (attivabili e disattivabili in qualsiasi momento).

Rimane poi la modalità 2D, una delle caratteristiche più peculiari dell’edizione S. Non si tratta di un semplice filtro applicato alla grafica tridimensionale, ma di una vera reinterpretazione dell’avventura secondo i canoni dei vecchi capitoli a 16 bit, con mappe, interfaccia e struttura degli incontri adattate di conseguenza.

Sono caratteristiche ormai note, ma che contribuiscono ancora oggi a rendere Dragon Quest XI S un pacchetto enorme e sorprendentemente completo.

Finalmente i 60 fps

È proprio sul fronte tecnico che questa nuova versione trova la propria ragion d’essere. Dragon Quest XI S mette a disposizione su Nintendo Switch 2 due differenti configurazioni: la modalità Performance, che punta ai 60 fotogrammi al secondo, e la modalità Qualità, che scende a 30 fps per privilegiare maggiormente la resa dell’immagine.

La modalità Performance è quella che meglio valorizza il gioco e si comporta in maniera impeccabile tanto in portatile quanto con la console inserita nel dock. L’aumento del frame rate rende più piacevoli l’esplorazione, gli spostamenti e i movimenti della telecamera, restituendo all’intera esperienza una risposta decisamente più moderna senza richiedere compromessi particolarmente evidenti sul fronte visivo.

La modalità Qualità, al contrario, fatica a offrire argomenti altrettanto convincenti. Il miglioramento dell’immagine c’è, ma non è così marcato da cambiare realmente il volto del gioco. La direzione artistica di Dragon Quest XI S, con le sue forme morbide, i colori accesi e il caratteristico stile cartoon, ha difatti attraversato molto bene gli anni e tende per sua stessa natura a rendere meno evidente un incremento del dettaglio.

In fin dei conti, Square Enix ha ormai dimostrato di saperci fare con le conversioni per la nuova console ibrida della grande N. La maggiore potenza di Switch 2 viene sfruttata soprattutto per rimuovere uno dei compromessi più evidenti della precedente versione, permettendo così a Erdrea di mostrarsi con una pulizia e una piacevolezza complessiva decisamente superiori.

Non siamo quindi davanti a una trasformazione grafica radicale e probabilmente non ce n’era bisogno. Il design dei personaggi e dei mostri, insieme alla vivacità degli scenari e alla forte identità visiva dell’opera, continuano a fare gran parte del lavoro. Quello che serviva era soprattutto una versione capace di accompagnare tutto questo con prestazioni all’altezza, e sotto questo aspetto l’obiettivo è stato pienamente centrato.

9
Verdetto
Riassunto

Dragon Quest XI S resta uno dei migliori JRPG tradizionali degli ultimi anni e questa versione per Nintendo Switch 2 ne valorizza soprattutto la fruizione. I 60 fps della modalità Performance rappresentano il miglioramento più concreto rispetto alla precedente versione Nintendo, mentre la modalità Qualità offre benefici visivi più contenuti. Ne deriva un porting solido, ben ottimizzato e piacevole, che diventa un must have per coloro che non hanno mai potuto vivere l'undicesima missione del Drago.

Pro
60 fps solidi Ottima resa sia in portatile sia in dock Ricchissimo di contenuti
Contro
Nessuna novità per chi ha già sviscerato la Definitive Edition
  • Valutazione9
Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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