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Final Fantasy 7 Rebirth | Recensione (Switch 2)

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In attesa di sapere se in questi giorni assisteremo al reveal di Final Fantasy 7 Remake Parte 3, il cui lancio potrebbe avvenire potenzialmente nel 2027 per concludere questo straordinario viaggio, il capitolo centrale della saga arriva anche su Nintendo Switch 2.

A due anni di distanza dal suo debutto originale su PlayStation 5, Cloud e il suo gruppo sono pronti a conquistare anche Switch 2. Pochi mesi fa è stato Remake a fare lo stesso percorso, e ora, in attesa del capitolo conclusivo, tocca a Final Fantasy 7 Rebirth: un titolo che ha saputo imporsi grazie a un livello qualitativo altissimo, non privo di difetti ma comunque fondamentale per ripercorrere questa magnifica epopea. Nella speranza che il gioco possa ottenere finalmente il successo che meriterebbe, parliamo un po’ di questa conversione su Switch 2.

Un capolavoro tutto da (ri)scoprire

Con l’arrivo di questo secondo capitolo, l’opera di rifacimento di uno dei più grandi JRPG di sempre ha dimostrato non solo di voler replicare il successo del predecessore, Remake, ma di voler espandere a dismisura i confini di un mondo che ha segnato la storia del medium.

Al momento della sua uscita originale, il titolo si era guadagnato un poderoso 9 nelle nostre classifiche, posizionandosi senza sforzo nell’olimpo dei migliori videogiochi di questa generazione. Rigiocarlo oggi non fa che confermare quella straordinaria impressione iniziale: ci troviamo di fronte a un’avventura epica, pulsante e incredibilmente stratificata, capace di catturare l’essenza dell’originale del 1997 e di proiettarla nella modernità con una forza espressiva devastante.

La transizione dai corridoi lineari e claustrofobici di Midgar alle vaste e sconfinate terre dell’universo esterno rappresenta uno dei momenti più esaltanti dell’intera produzione – che probabilmente ci sorprenderà ancora di più col terzo capitolo. Il mondo di gioco è un mosaico vibrante di attività, segreti e storie secondarie che non si limitano a riempire la mappa, ma approfondiscono il folklore di Gaia e fortificano il legame tra i protagonisti. Ogni macro-regione possiede una propria identità climatica, visiva e culturale, spingendo il giocatore a esplorare ogni anfratto non per semplice dovere completista, ma per il puro piacere della scoperta.

A dirla tutta, c’è anche troppo in FF7 Rebirth. Gli stessi sviluppatori, anche recentemente, hanno ammesso di aver messo idee a profusione nel mondo di gioco, per farlo sembrare tutto tranne che ripetitivo e tedioso. Paradossalmente, per alcuni giocatori è accaduto l’esatto contrario: la necessità di dover imparare nuove meccaniche a ogni singola quest secondaria ha portato a un’eccessiva confusione – e anche il 100%, di rimbalzo, è diventato un’impresa fuori dal comune. In Rebirth abbiamo assistito a una straordinaria ricerca di dinamismo, con alcune idee davvero spettacolari – stiamo ancora aspettando una conversione mobile di Regina Rossa, uno dei minigiochi più belli di questa generazione.

Questo dinamismo si riflette brillantemente anche nel sistema di combattimento, un’evoluzione perfetta dell’Action-RPG che fonde la pianificazione strategica della barra ATB con l’adrenalina degli scontri in tempo reale, arricchito in questo capitolo dalle splendide sinergie di coppia che esaltano il concetto di cameratismo.

La narrazione resta il cuore pulsante dell’esperienza, guidata da una splendida caratterizzazione dei personaggi. Cloud, Tifa, Aerith, Barrett e tutti gli altri compagni di viaggio non sono semplici avatar, ma anime complesse le cui interazioni, fatte di sguardi, silenzi e battute sagaci, sorreggono l’intera impalcatura emotiva. Tuttavia, decine e decine (forse anche centinaia, se volete puntare al completismo) di ore portano a un finale che, purtroppo, tende a ingarbugliarsi un po’ troppo nella sua fase conclusiva.

Regina Rossa, il gioco di carte di Final Fantasy 7 Rebirth

La gestione del multiverso e le derive filosofiche introdotte negli ultimi capitoli rischiano di confondere la narrazione, lasciando sul tappeto più interrogativi del dovuto e frammentando un ritmo che fino a quel momento era stato impeccabile. In ogni caso, un titolo ancora oggi eccellente. Se volete saperne di più, ecco un estratto della nostra recensione su PS5: “Per chi invece sceglie di immergersi nell’avventura di Cloud e compagni, il titolo targato Square Enix può essere tranquillamente definito “il JRPG per eccellenza”: un misto di giocosità, paesaggi mozzafiato, personaggi iconici, risate, emozioni e libertà davvero encomiabile.”

La versione Switch 2: ottima, ma con ovvi compromessi

Quando alcuni mesi fa abbiamo parlato della versione Nintendo Switch 2 di Final Fantasy VII Remake Intergrade, abbiamo elogiato la straordinaria resa visiva del porting. Sono parole che confermiamo ancora oggi: FF7 Remake brilla in maniera spettacolare sulla console ibrida di Nintendo, e la possibilità di giocarlo tra le mani senza praticamente alcun artificio o compressione è qualcosa di spettacolare. E con Rebirth, com’è andata?

Bene. Molto bene anzi. Ma non totalmente bene.

Uno screenshot di Final Fantasy 7 Rebirth su Switch 2

Il debutto di un simile colosso sulla nuova sponda hardware di Nintendo rappresentava una sfida tecnologica non indifferente, ma c’è da dire che le aspettative erano comunque alte visti appunto i risultati di Remake. Questo porting si rivela un’operazione indubbiamente ottima, un vero e proprio miracolo di ottimizzazione che dimostra la flessibilità della piattaforma, anche se il confronto diretto con l’esperienza vissuta su Remake mette in luce una serie di compromessi strutturali inevitabili.

La vastità degli spazi aperti di questo secondo capitolo ha imposto agli sviluppatori una drastica revisione della gestione delle risorse, portando a una evidente semplificazione di molti modelli poligonali dedicati ai paesaggi e agli elementi di sfondo. Le rocce, gli alberi e le strutture architettoniche distanti perdono quella complessità geometrica che caratterizzava le versioni più performanti, offrendo un colpo d’occhio generale che, pur rimanendo splendido, rivela la sua natura ridimensionata a un occhio più attento.

Un discorso analogo deve essere fatto per le texture ambientali, che mostrano una qualità visibilmente inferiore e una risoluzione ridotta, con superfici che in modalità portatile possono talvolta apparire piatte o prive di quella micro-rugosità originale. A garantire la stabilità dell’intera impalcatura interviene un frame rate ancorato a 30 fotogrammi al secondo. Sebbene i puristi dell’azione fluida possano storcere il naso, questa scelta si rivela l’unica strada percorribile per preservare in modo intelligente la leggibilità dell’azione durante i combattimenti più caotici, che risultano invece piacevoli. Anche esplorare, seppur con questi limiti, è ancora uno spettacolo: la conservazione di gran parte degli spettacolari effetti particellari originali garantisce che le magie e i colpi speciali mantengano un impatto visivo travolgente, regalando sprazzi di pura magnificenza estetica.

I limiti della capacità computazionale ridotta di Switch 2 rispetto ai sistemi casalinghi concorrenti emergono comunque anche durante le fasi di esplorazione rapida. Il fenomeno del pop-in di oggetti ambientali, vegetazione e dettagli minori è frequente e vistoso, sia in modalità portatile che docked, con elementi dello scenario che appaiono improvvisamente a pochi metri dal protagonista mentre si cavalca un Chocobo o cammina solamente. Sottolineiamo comunque che Square Enix ha probabilmente spremuto al massimo l’hardware di Switch 2, considerando poi il dispendio di batteria in fase portatile, davvero notevole.

Al netto di tutto, si tratta di un porting con una qualità altissima. Non eccellente, non ai livelli di Remake, ma ci si avvicina molto. L’impatto visivo resta straordinario ed è per certi versi impressionante che l’hardware riesca a sopportare e far girare con tanta dignità un open world di questa portata – uno dei migliori giochi di questa generazione, aggiungiamo. Si tratta, in definitiva, di un gran bel porting, il compromesso ideale per chiunque desideri portare un capolavoro di queste proporzioni sempre con sé.

Il gioco è stato recensito con un codice fornito dal publisher.

8.5
Review Overview
Riassunto

Non è la conversione eccellente che fu Remake, ha tanti compromessi di natura grafica, ma anche Final Fantasy 7 Rebirth sa mostrare i denti su Nintendo Switch 2. A fronte di inevitabili limiti per il porting di un gioco pubblicato appena due anni fa su PS5, Rebirth resta un titolo spettacolare, uno dei migliori RPG della generazione, e ora anche fruibile perfettamente in portatilità.

Pro
Un gioco spettacolare Conversione ottima su Switch 2
Contro
Ci sono comunque molti più compromessi rispetto a Remake La batteria di Switch 2 chiede pietà dopo meno di 2 ore
  • Giudizio complessivo8.5
Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

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