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Il Signore degli Anelli: La Guerra del Nord – Legacy Edition | Recensione

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Per anni i videogiochi dedicati a Il Signore degli Anelli hanno attraversato fasi molto diverse. Dopo il periodo d’oro legato alla trilogia cinematografica di Peter Jackson sono arrivati titoli meno celebrati, spesso finiti rapidamente nel dimenticatoio, prima della nuova popolarità conquistata dalla serie La Terra di Mezzo con L’Ombra di Mordor e L’Ombra della Guerra. Proprio a quella fase intermedia appartiene Il Signore degli Anelli: La Guerra del Nord, action RPG pubblicato originariamente nel 2011 e sviluppato da Snowblind Studios, team già conosciuto per Baldur’s Gate: Dark Alliance.

A distanza di quindici anni, il titolo torna con una nuova edizione curata da Aspyr, software house che negli ultimi anni ha costruito una parte importante della propria attività riportando sulle piattaforme moderne numerosi giochi del passato. È una strategia che ha permesso di recuperare produzioni ormai difficili da reperire, spesso intervenendo soprattutto su risoluzione, prestazioni e qualità della vita senza stravolgerne la struttura originale. La Guerra del Nord segue proprio questa filosofia: non vuole trasformare il gioco del 2011 in una produzione contemporanea, ma renderlo più semplice da riscoprire oggi.

Vediamo quindi come si comporta!

Versione provata: PlayStation 5 Pro

Una guerra lontana dalla Compagnia dell’Anello

Uno degli aspetti più interessanti de La Guerra del Nord è la scelta di non ripercorrere ancora una volta gli eventi più celebri raccontati da Tolkien. Mentre Frodo, Aragorn e gli altri protagonisti della Compagnia combattono la loro guerra contro Sauron, nel nord della Terra di Mezzo si sta infatti sviluppando un conflitto parallelo.

La minaccia principale è Agandaûr, un Númenóreano Nero al servizio di Sauron intenzionato a radunare un esercito nelle regioni settentrionali. Il suo obiettivo è creare un nuovo fronte e indebolire ulteriormente i popoli liberi della Terra di Mezzo mentre l’attenzione è concentrata sugli avvenimenti più conosciuti della trilogia.

A contrastarlo troviamo tre personaggi originali: Eradan, ranger Dúnedain specializzato nel combattimento con spade e arco; Andriel, elfa esperta nell’utilizzo della magia e nelle capacità di supporto; e Farin, guerriero nanico particolarmente efficace negli scontri ravvicinati. Non sono Aragorn, Legolas e Gimli, e il gioco non prova nemmeno a sostituirli. La loro è volutamente una storia secondaria, costruita ai margini dei grandi eventi.

La sensazione è spesso quella di trovarsi davanti a una sorta di fan fiction particolarmente elaborata: i tre protagonisti partecipano a eventi che, pur non comparendo nei libri o nei film, vengono collegati alla guerra principale in maniera sufficientemente credibile. Alcuni volti conosciuti della saga fanno comunque la loro comparsa, ma senza sottrarre completamente la scena al nuovo gruppo.

Nonostante i protagonisti non possiedano la stessa profondità dei personaggi creati da Tolkien, la scrittura riesce generalmente a rispettare atmosfera e linguaggio dell’universo originale. A contribuire è soprattutto un cast vocale di assoluto livello, nel quale figurano interpreti come Nolan North, Laura Bailey, Fred Tatasciore e Yuri Lowenthal. È probabilmente proprio il lavoro svolto sull’ambientazione e sui dialoghi uno degli elementi che consentono ancora oggi all’avventura di mantenere un certo fascino.

Spade, asce e magie

Sul fronte del gameplay, La Guerra del Nord rivela immediatamente le proprie origini. Snowblind Studios aveva già lavorato su Baldur’s Gate: Dark Alliance e molti elementi di quella formula tornano anche qui, seppure adattati a un action RPG in terza persona.

Il sistema di combattimento è volutamente immediato. Gran parte degli scontri ruota attorno ad attacchi corpo a corpo, abilità speciali e un utilizzo piuttosto generoso dei pulsanti del controller. Non bisogna aspettarsi duelli particolarmente sofisticati o un sistema basato su complesse combinazioni: si entra nella mischia e si eliminano orde di nemici cercando di sfruttare al meglio le caratteristiche del proprio personaggio.

Una struttura semplice, persino elementare in alcuni momenti, che continua però a funzionare grazie alla buona sensazione restituita dagli attacchi. Abbattere gruppi di Orchi e Goblin rimane sorprendentemente appagante e gli scontri più affollati riescono a restituire quella sensazione di battaglia campale che ben si adatta all’universo del Signore degli Anelli.

A dare un po’ di varietà sono soprattutto i tre protagonisti. Eradan può eliminare i nemici dalla distanza con l’arco prima di passare alle lame, Andriel utilizza magie offensive e abilità di supporto, mentre Farin punta maggiormente sulla forza bruta e sulla resistenza. La complementarità fra i tre diventa ancora più evidente in cooperativa, modalità per la quale il gioco sembra essere stato pensato fin dall’inizio (sia a schermo condiviso che online).

Alla componente action si affianca poi una struttura RPG piuttosto tradizionale: i nemici lasciano cadere armi ed equipaggiamento, l’esperienza permette di sviluppare nuove capacità e ciascun personaggio può essere progressivamente specializzato attraverso differenti potenziamenti. Non si tratta di un sistema particolarmente profondo secondo gli standard moderni, ma è sufficiente a sostenere il ritmo dell’avventura e a rendere piacevole la continua ricerca di un’arma o di un’armatura migliore.

I limiti emergono invece nella struttura dei livelli e nella varietà degli avversari. Molte aree risultano piuttosto lineari e una parte consistente della campagna chiede semplicemente di eliminare grandi quantità di creature. Il bestiario comprende diverse tipologie di nemici, ma nella pratica Orchi e Goblin finiscono inevitabilmente per rappresentare una presenza costante.

Rimane comunque un gioco capace di trovare la propria dimensione proprio nella semplicità. Non cerca di essere Dark Souls e non propone la complessità di un moderno action RPG, ma vuole semplicemente mettere il giocatore davanti a un esercito di creature della Terra di Mezzo e consegnargli una spada, un’ascia o un bastone magico.

Una remaster più fluida, ma con una certa età

È nel comparto tecnico che Il Signore degli Anelli: La Guerra del Nord – Legacy Edition mostra maggiormente il peso degli anni. Il gioco originale risale al 2011, ma già all’epoca non era certo tra le produzioni più impressionanti dal punto di vista grafico.

La remaster di Aspyr non cerca di modificare radicalmente questa situazione. Modelli dei personaggi, animazioni e ambientazioni conservano chiaramente l’aspetto della generazione Xbox 360 e PlayStation 3. Le espressioni facciali sono rigide, alcune animazioni appaiono robotiche e molte superfici presentano quella predominanza di marroni e grigi caratteristica di una parte consistente delle produzioni di quegli anni.

Ci sono ambientazioni capaci di evocare efficacemente la Terra di Mezzo, ma osservandole con gli occhi di oggi il divario rispetto alle produzioni moderne è evidente. Anche alcuni giochi nati originariamente su hardware precedente e successivamente rimasterizzati possono apparire, per direzione artistica e pulizia visiva, più gradevoli.

Il lavoro di Aspyr diventa quindi più interessante sul versante della fruibilità. Il supporto ai 60 fotogrammi al secondo rende combattimenti e spostamenti sensibilmente più fluidi, mentre interventi sull’interfaccia, sugli indicatori di salute e mana, sul sistema di puntamento e sui salvataggi riducono diverse asperità dell’esperienza originale.

Sulle versioni moderne è inoltre apprezzabile la capacità del motore di gestire un numero considerevole di avversari contemporaneamente senza particolari cedimenti nelle prestazioni. Quando lo schermo si riempie di Orchi, Goblin e combattenti, il gioco può ancora mettere in scena battaglie sorprendentemente movimentate.

Non tutto, però, appare perfettamente rifinito. Ogni tanto emerge un’anomalia nel mixaggio audio, con il volume generale che può risultare insolitamente basso durante il normale gameplay nonostante le impostazioni siano portate al massimo, mentre le sequenze cinematiche sembrano comportarsi normalmente. È un problema particolarmente fastidioso considerando quanto il doppiaggio rappresenti uno dei punti di forza della produzione.

Nel complesso, Aspyr consegna quindi una rimasterizzazione competente di un gioco che rimane inevitabilmente legato alla propria epoca. Il Signore degli Anelli: La Guerra del Nord non diventa improvvisamente un classico dimenticato, né questa Legacy Edition prova a convincerci del contrario. Rimane un action RPG grezzo, lineare e tecnicamente datato, ma anche un’avventura dotata di un’identità precisa e di un sistema di combattimento ancora capace di regalare qualche ora di sano divertimento.

È soprattutto agli appassionati di Tolkien che questo recupero può risultare interessante: non tanto per rivivere le grandi battaglie della trilogia, quanto per esplorare uno dei capitoli meno ricordati della storia videoludica della Terra di Mezzo. Chi saprà accettarne la rigidità troverà un gioco semplice e sorprendentemente piacevole, nel quale massacrare un’altra ondata di Orchi continua ad avere un fascino difficile da ignorare.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

7
Riassunto
Riassunto

Il Signore degli Anelli: La Guerra del Nord – Legacy Edition è un action RPG con diversi anni sulle spalle, ma ancora capace di divertire grazie a combattimenti immediati, cooperativa e atmosfera. Non è un ritorno imprescindibile, ma per i fan della Terra di Mezzo rappresenta un recupero interessante di un capitolo troppo a lungo dimenticato.

Pro
60 FPS e miglioramenti alla qualità della vita rendono l'esperienza più piacevole Sistema di combattimento semplice e appagante
Contro
Comparto grafico e animazioni decisamente datati Diversi elementi mantengono la rigidità e la poca rifinitura dell'originale
  • Valutazione7
Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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