TOEM 2 | Recensione

74

Il cozy game più dolce a base di fotografie è tornato.

Nel 2021, lo studio indipendente Something We Made era riuscito a conquistare il nostro cuore con TOEM: A Photo Adventure, un piccolo gioiellino in bianco e nero capace di trasformare la fotografia e l’esplorazione in un’esperienza poetica e rilassante. A distanza di qualche anno, il team svedese ci riprova, dimostrando che l’amore per le cose semplici e genuine non passa mai di moda.

TOEM 2 si presenta al pubblico non con l’ambizione di stravolgere una formula già vincente, ma con il desiderio di accoglierci di nuovo in quel suo microcosmo fatto di altruismo, creatività e piccoli dettagli indimenticabili. Ma com’è andato questo nuovo viaggio? Scopriamolo insieme.

Versione provata: PlayStation 5

Un nuovo viaggio, la stessa meraviglia

Le premesse narrative di questo seguito richiamano da vicino la struttura del primo capitolo. Ritroviamo il nostro giovane e simpatico protagonista, incoraggiato ancora una volta dalla premurosa nonna ad allacciarsi le scarpe e partire per il mondo con la fedele macchina fotografica al collo. Se nella prima avventura l’obiettivo finale era raggiungere la cima di una montagna per immortalare un fenomeno naturale supremo, questa volta la meta del nostro pellegrinaggio è il suggestivo villaggio di Whirlhill, famoso per la fioritura di un albero leggendario: la Whirling Birch – ah sì, l’italiano è totalmente assente, anche tra i sottotitoli.

Raggiungere la destinazione, tuttavia, richiede tempo, pazienza e tanta generosità. La meta è solo l’obiettivo finale: il viaggio è quello che conta davvero. La progressione si basa sul collaudato sistema dei timbri: per poter viaggiare da una regione all’altra mediante i trasporti, occorre aiutare gli abitanti di ogni località completando piccole e grandi richieste. Dalle fattorie di campagna alle metropoli animate, fino a un’originalissima regione d’ispirazione fantasy e medievale, completa di troll sotto i ponti, goblin ed epiche quest in stile gioco da tavolo, il mondo di TOEM 2 sprizza creatività da ogni angolino.

L’interazione con il mondo circostante e la risoluzione dei puzzle mantengono al centro dell’esperienza l’obiettivo fotografico. Passare dalla visuale isometrica a quella in prima persona attraverso il mirino della fotocamera continua a regalare quel delizioso senso di scoperta. A questa formula si aggiungono due novità cruciali: la possibilità di compiere veri e propri salti, integrando così una leggera componente platform negli spostamenti, e l’utilizzo di una serie di attrezzi e abilità uniche donate dai nuovi amici incontrati durante il viaggio (tra cui forbici per potare, martelli e cacciaviti).

Evoluzione stilistica, ma…

Dal punto di vista estetico, TOEM 2 compie un passo in avanti audace ma non esagerato. Abbandonata parzialmente la natura bidimensionale e schizzata a mano del primo capitolo, il sequel abbraccia diorami e ambienti tridimensionali ben più complessi e dettagliati.

Troviamo quindi personaggi che mantengono uno stile in 2D immersi in fondali in tre dimensioni. Una scelta che potrebbe sembrare bizzarra, ma con la quale ci si fa subito l’abitudine – abbiamo ancora in testa il buon Mouse: PI for Hire, che faceva una cosa simile.

I livelli risultano più densi, ricchi di profondità e divertenti da esplorare. Pur rimanendo ancorato a una palette cromatica rigorosamente in bianco e nero, il gioco riesce a trasmettere una vivacità visiva dolcissima e piacevole, giocando con ombre, prospettive e illuminazione in modo magistrale. Ad accompagnare questo quadro d’autore troviamo un comparto sonoro curatissimo: il sound design sfrutta sapientemente il contrasto tra momenti di silenzio naturale e delicate tracce musicali, trasformando l’ascolto dell’ambiente circostante in un vero e proprio indizio per risolvere i segreti più nascosti.

Il primo gioco, tuttavia, aveva una marcia in più. Sebbene TOEM 2 sia un’esperienza indubbiamente deliziosa, è impossibile non notare come soffra leggermente dell’effetto già visto per chiunque abbia giocato e amato il titolo del 2021. La struttura complessiva ricalca da vicino quanto già vissuto in passato, esattamente come il finale. Il fattore sorpresa si perde purtroppo per coloro che si erano già avvicinati al mondo di TOEM, e questo è un po’ un peccato.

Inoltre, chi cerca un livello di sfida più articolato potrebbe rimanere un po’ deluso. Gli enigmi appaiono in media più semplici e lineari rispetto al passato – nel primo TOEM mi è capitato di bloccarmi più di una volta, mentre qui si completa tutto in circa 4 ore senza problemi. Gli strumenti guadagnati, che offrono senso di progressione, vengono spesso utilizzati in contesti molto specifici e circoscritti, senza quell’integrazione sistemica o quel backtracking intelligente che caratterizzava il capitolo precedente.

Ciononostante, la presenza di quest principali focalizzate sull’approfondimento dell’amicizia con personaggi ricorrenti regala al mondo di gioco una buona dose di coesione narrativa.

TOEM 2 è un’avventura breve ma abbastanza intensa, capace di regalare un senso di appagamento continuo senza mai risultare prolissa o inutilmente allungata. Come detto, però, resta un pizzico di amaro in bocca per come è stato gestito un sequel che poteva essere molto più coraggioso, e si è invece limitato a replicare la stessa formula con qualche (gradita) aggiunta.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher

8.5
Review Overview
Riassunto

TOEM 2 è la conferma che Something We Made possiede una splendida abilità nel dar vita a esperienze capaci di scaldare il cuore. Sebbene si presenti più come un raffinato perfezionamento del concept originale piuttosto che come un vero e proprio salto generazionale, le nuove opzioni di movimento, la straordinaria varietà delle ambientazioni e l'irresistibile direzione artistica lo rendono una tappa obbligata per tutti gli amanti dei giochi indipendenti e del cozy gaming. Però, studio avvisato: per TOEM 3 esigiamo qualcosa di più!

Pro
Direzione artistica e visiva eccezionale in bianco e nero L'introduzione del salto e dei nuovi attrezzi rende l'esplorazione più interessante Ambientazioni varie, fantasiose e ricche di personaggi memorabili Colonna sonora e sound design perfetti per rilassarsi
Contro
Puzzle mediamente più semplici rispetto al primo capitolo L'effetto sorpresa svanisce molto presto
  • Giudizio complessivo8.5
Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

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