L’industria videoludica continua a fare i conti con una grave crisi occupazionale, caratterizzata da licenziamenti, ristrutturazioni aziendali e costi di sviluppo sempre più elevati. Una situazione che negli ultimi anni ha coinvolto praticamente tutti i principali publisher e studi di sviluppo, senza mostrare segnali concreti di miglioramento.
Secondo i dati raccolti dall’ASGC Games Industry Layoffs Tracker, nel corso del 2026 sono già stati registrati 10.977 licenziamenti, un numero superiore ai 9.197 posti di lavoro persi durante l’intero 2025. Il dato risulta particolarmente preoccupante considerando che mancano ancora due mesi alla fine dell’anno.
Il 2024 rimane comunque l’anno peggiore, con oltre 15.000 licenziamenti complessivi. Tuttavia, le previsioni per il 2026 non sono incoraggianti: secondo il tracker, il totale potrebbe raggiungere circa 13.000 posti di lavoro cancellati entro dicembre. Tra le aziende maggiormente coinvolte figurano Xbox, Ubisoft ed Electronic Arts, protagoniste di importanti operazioni di ristrutturazione che hanno portato a numerosi tagli al personale.
La situazione riaccende il dibattito sulla sostenibilità economica del settore e sulla crescente precarietà lavorativa degli sviluppatori. Anche il successo commerciale di un videogioco, infatti, non sembra più rappresentare una garanzia di stabilità occupazionale. Un esempio arriva da PlayStation, che recentemente avrebbe effettuato licenziamenti tra gli sviluppatori di Ghost of Yotei, nonostante l’ottima accoglienza riservata al titolo.
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