A sei anni dal debutto dell’attuale generazione, la CEO di Xbox Asha Sharma dichiara che la domanda supera la disponibilità di console, tra scetticismo del mercato e prospettive per la next-gen.
A sei anni dal lancio sul mercato di Xbox Series X e Series S, Microsoft continua a fare i conti con gravi intoppi nella catena produttiva. Nel corso dell’ultima conferenza con gli analisti finanziari, l’amministratore delegato della divisione Xbox, Asha Sharma, ha dichiarato che la compagnia non riesce a soddisfare appieno la richiesta di hardware, preannunciando una spinta decisa sui programmi legati alle console ricondizionate per far fronte alle festività natalizie del 2026 e all’imminente debutto di Grand Theft Auto VI.
Le parole di Sharma, condivise anche sui canali social ufficiali, tratteggiano un quadro complesso per la divisione hardware della Casa di Redmond:
Le vendite di console continuano a essere limitate dall’offerta, con una domanda superiore al numero di console disponibili. Stiamo lavorando per far arrivare più console nelle mani dei giocatori, anche attraverso il nostro programma di ricondizionamento ampliato. Stiamo facendo progressi, ma c’è ancora molto lavoro da fare.
Per recuperare unità utili, Microsoft ha persino contattato via email gli utenti inattivi da tempo, invitandoli a permutare la propria console usata presso i grandi catene di distribuzione. Sebbene l’operazione non porti un margine di guadagno diretto sulla vendita del singolo usato, rimettere una macchina attiva nelle mani dei giocatori punta a generare entrate sul lungo periodo attraverso abbonamenti e acquisti di peso, primo tra tutti il kolossal di Rockstar Games.
Scetticismo sul mercato e l’impatto della “crisi della RAM”
La posizione ufficiale dell’azienda ha tuttavia suscitato qualche perplessità tra gli addetti ai lavori. Se negli Stati Uniti le console risultano ancora reperibili online senza eccessive difficoltà, la situazione appare decisamente più critica nei mercati internazionali e emergenti, dove le forniture scarseggiano o sono state progressivamente ridimensionate.
Alla radice della carenza globale di componenti vi è la forte pressione esercitata dal settore dell’intelligenza artificiale, che sta assorbendo enormi volumi della produzione mondiale di memory chip e RAM. Una “crisi dei semiconduttori” che rischia di estendersi per tutto il 2027, condizionando pesantemente i costi di produzione dell’hardware.
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