Lezioni di Storia: Kingdom Hearts – Parte II

Di Andrea "Geo" Peroni
27 Dicembre 2016

La criptica sequenza post-crediti di Kingdom Hearts II non fece altro che portare nuovi interrogativi. Chi erano i tre personaggi in armatura, ognuno dei quali brandiva non uno ma due Keyblade, cosa che peraltro era in grado di fare anche Sora tramite alcune fusioni? Una domanda che non ebbe una risposta nemmeno su Kingdom Hearts II Final Mix +, uscito nel 2007 e che comprendeva, oltre ad un remake completo di Chain of Memories (riproposto in tre dimensioni, ma mantenendone il gameplay), anche la consueta versione aggiustata del capitolo principale, al quale vennero aggiunti un boss e una nuova cutscene finale, chiamata Birth by Sleep. Che avevano in comune appunto un personaggio, in una particolare armatura e dotato di un potentissimo Keyblade. Le ipotesi fatte con la prima cutscene vennero demolite: il nuovo filmato mostrava tre custodi Keyblade mai visti prima (anche se uno era in tutto e per tutto identico a Roxas) scontrarsi con un ragazzo mascherato e un anziano, vestito praticamente nello stesso modo di Ansem nel primo Kingdom Hearts, che puntava ad un nuovo Regno dei Cuori. A questo, si aggiunge una nuova inquietante coincidenza (ma come abbiamo ben capito nel corso degli anni, in questa serie non esistono coincidenze): il cavaliere Keyblade più alto, quello che rappresenta anche il boss segreto del gioco, era identico fisicamente a Xehanort. Cosa stava succedendo? La risposta, purtroppo, arrivò solo nel 2010.

kingdomhearts2fm_xehanort_vanitas

DIGISORA

Il 18 novembre del 2008 fa il suo esordio, in Giappone, quello che è all’unanimità considerato il titolo più inutile dell’intera serie, Kingdom Hearts coded. Un gioco che sarà costretto a restare confinato sul territorio nipponico, per una precisa scelta di Square-Enix che, col senno di poi, si è dimostrata poco lungimirante. Kingdom Hearts coded è infatti un titolo episodico, composto di 8 parti, che venne pubblicato per telefoni cellulari, la terza piattaforma dunque a godere della presenza di un gioco della serie. Peccato solo che i cellulari che supportavano il titolo non uscirono mai dal Giappone, e questo costrinse Nomura e Square-Enix a pensare ad una nuova via per far conoscere il gioco anche al di fuori dai confini del Sol Levante. In ogni caso, l’ottavo e ultimo episodio venne rilasciato il 28 gennaio del 2010, oltre un anno dopo l’uscita del primo, e il pubblico si divise e perse più volte nel corso del tempo, probabilmente anche a causa del fatto che nel bel mezzo della pubblicazione degli episodi arrivò anche un nuovo spin-off, del quale parleremo tra poco.

kingdom_hearts_coded_gameplay

Kingdom Hearts coded ripropone un gameplay simile concettualmente a quello dei capitoli principali ma rendendolo più semplificato (ovviamente per la natura delle piattaforme che avrebbero ospitato il gioco) e concentrandolo su combinazioni di tasti e combo, e con una maggiore componente platform, fatta di minigiochi e sezioni in 2D. Non finisce qui, però, perché per ogni episodio gli sviluppatori cercarono di dare una connotazione particolare, cercando di non far cadere il giocatore nella solita spirale del fare sempre la stessa cosa. Nel mondo del Monte Olimpo, ad esempio, per la prima volta la serie passa da action a combattimenti a turni, una sorta di omaggio ai grandi JRPG del passato legati al colosso dei videogiochi. Premesso che il comparto tecnico fosse ovviamente limitato enormemente dall’hardware, il gioco ebbe qualche buona intuizione, ma il senso della sua trama e la sua reale utilità nell’universo di Kingdom Hearts lo pongono inevitabilmente all’ultimo posto dell’ipotetica classifica dei migliori titoli della serie. L’aspetto più importante del gioco è legato semplicemente alle ultime sequenze dell’ottavo episodio, l’ultimo, e tutto quello che accade in precedenza non avrà la benché minima ripercussione sul proseguo delle vicende della serie, a ragion veduta.

kingdomheartscoded

In Kingdom Hearts coded il protagonista è un Sora digitale, una copia creata da Cip e Ciop dopo che Re Topolino ha trovato una misteriosa frase sul primo Grillario (il diario di viaggio del Grillo Parlante): “Dobbiamo tornare indietro per curare i loro tormenti”. Per capire il significato di tale frase, il gruppo decide di digitalizzare il Grillario e creare un vero e proprio universo digitale, nel quale una copia del prescelto del Keyblade (Sora, appunto) sarà libero di ripercorrere gli avvenimenti vissuti nel primo titolo e in Chain of Memories e scoprire cosa si nasconde dietro ai problemi che stanno rovinando le pagine del libro. Gli stessi Heartless che incontreremo sul nostro percorso saranno abbastanza differenti da quelli che ricordavamo, corrotti da bug che ne modificano l’aspetto e la potenza. In coded ripercorreremo, come detto, buona parte delle vicende e dei mondi visitati anni prima in compagnia di Data Sora, ma elementi di disturbo come la coscienza del Grillario (che ci si parerà davanti sotto forma di Riku), un Pietro Gambadilegno e una Malefica intenzionati a conquistare il mondo digitale, e una ritrovata Naminé saranno quelli che effettivamente contribuiranno a portare avanti la trama. Proprio quest’ultima, che sarà incontrata da Data Sora e del vero Topolino, accorso in aiuto del ragazzo, al Castello dell’Oblio digitale, rivelerà il grande significato della frase. Dopo gli avvenimenti di Chain of Memories, infatti, il Nessuno aveva trovato parecchie anomalie e connessioni nel cuore di Sora. Il ragazzo, questo è il destino che lo attende, dovrà riuscire a curare i tormenti di tutte queste anime a lui legate, e risvegliarli in vista dell’oscurità incombente all’orizzonte. Chi sono questi importanti personaggi connessi al ragazzo? Quelli che impareremo a conoscere nei due titoli successivi, ovviamente.

MOBILE HEARTS

Kingdom Hearts Mobile è il nuovo e secondo approccio ai telefoni cellulari che la serie tenta nel 2008. Non si tratta di un vero e proprio gioco, quanto invece di un mondo in due dimensioni da esplorare con il proprio avatar. Direttamente connesso a Kingdom Hearts coded, il cui completamento degli episodi forniva dei contenuti extra per KH Mobile, nel community online game i giocatori sono liberi di esplorare uno spazio creato ad hoc, il Regno Avatar, con il proprio personaggio in formato Chibi. Struttura che Square-Enix riprenderà anche parecchi anni dopo con un altro titolo della serie, considerato invece canonico al 100% e disponibile al giorno d’oggi anche su Android e iOS. Kingdom Hearts Mobile, infatti, è considerato più uno svago che un vero capitolo della saga, un insieme di mini-giochi e di luoghi virtuali ove chattare e incontrare altri giocatori. Potremmo definirlo una sorta di social network dell’universo di Kingdom Hearts, ecco, che però così come il suo fratello maggiore Coded non è mai uscito dai confini del Giappone. Abbandoniamo dunque anche noi la divagazione e torniamo sui binari principali della serie, che nel 2009 torna su console portatili Nintendo dopo il già ottimo Chain of Memories.

Continua nella prossima pagina…

Pagine: 1 2 3



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.