Lezioni di Storia: Grand Theft Auto – Parte II

gta san andreas
Di Andrea "Geo" Peroni
10 Agosto 2016

Accanto ad una formula rimasta sostanzialmente invariata da GTA III, Rockstar decide di puntare fortemente sulla varietà degli ambienti, degli equipaggiamenti e degli automezzi. In Vice City abbiamo ad esempio l’introduzione dei vestiti per personalizzare Tommy e delle moto, prima assenti, alle quali vengono allegate tantissime nuove attività secondarie che aumentarono esponenzialmente la longevità del gioco rispetto al predecessore. E in pieno stile della personalità di Tommy Vercetti, si passa anche ad un livello superiore della concezione di Grand Theft Auto: la vera e propria conquista della città. Mentre Claude era spinto da un semplice desiderio di vendetta nei confronti di chi lo aveva tradito, Vercetti è invece un personaggio determinato, ambizioso e violento, che finirà col possedere letteralmente l’intera città. Ecco quindi che per la prima volta nell’era della serie viene inserita la possibilità di acquistare proprietà ed espandere i propri guadagni malavitosi, con nuovi edifici, locali, campi da golf. Insomma, con GTA: Vice City era possibile diventare un vero e proprio boss della malavita. Un concetto che non venne ripreso nell’immediato futuro di GTA. Gli sviluppatori dovevano essere estremamente soddisfatti dei successi del terzo capitolo e di Vice City poi, ma all’orizzonte si prospettava quello che per molti è il miglior GTA mai pubblicato.

C’mon CJ!

Dopo un breve ritorno alle origini della serie con Grand Theft Auto Advance (2003), sviluppato per la prima volta da un team esterno a Rockstar e ambientato un anno prima di GTA III con il ritorno alla visuale 2D (l’hardware di Game Boy Advance non poteva offrire di più), la serie fa il passo che la porta alla consacrazione definitiva, portando il successo planetario a far vendere milioni e milioni di copie. Nel 2004 si cambia ancora una volta il plot, i protagonisti e le ambientazioni: Carl Johnson, originario di Los Santos, è il protagonista di Grand Theft Auto: San Andreas, che si colloca cronologicamente tra GTA: Vice City e GTA III (il capitolo Advance, pur facendo parte dello stesso universo narrativo, ha pochi effetti sulla trama generale). Carl, che insieme alla sua famiglia viveva a Grove Street, torna a casa dopo una lunghissima assenza, e trova una situazione problematica oltre ogni limite: la sua banda non ha più un briciolo di credibilità, soppiantata da altri gruppi come i Ballas e i Vagos; sua madre è deceduta, e i rapporti con suo fratello Sean sono ormai assenti da anni; inoltre, Grove Street viene tenuta in piedi da, in pratica, due soli individui, Big Smoke e Ryder, che non sembrano avere le idee molto chiare. A questo si unisce un dipartimento di polizia corrotto e razzista, tema intorno al quale ruoterà intorno gran parte della trama evidenziando le violenze delle forze dell’ordine contro le minoranze razziali.

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A differenza di Tommy Vercetti, le vicende di CJ ci portano in un contesto molto più contenuto e con minori ambizioni da parte della banda di Grove Street e del suo leader, ma non per questo GTA: San Andreas va considerato come inferiore. L’ultimo grande capitolo pubblicato su PS2, Xbox e PC, che chiuse la mitologia di GTA III (seguiranno due giochi minori di cui parleremo tra poco), è anche quello che offre la più grande varietà di missioni, incarichi secondari, ambientazioni, personalizzazioni del personaggio (ma quanto era bello far diventare CJ un culturista?), gare, attività acquistabili, mezzi ed easter egg che si sia mai vista in un capitolo della serie, alla quale si aggiungono feature inedite come la possibilità di fidanzarsi, mangiare o organizzare furti nelle abitazioni. L’immaginario stato di San Andreas viene suddiviso in tre grossi distretti: Los Santos, la città dei poveri, caratterizzata da continue lotte interne tra le gang; San Fierro, la città degli affari, dove la Triade ha messo le sue mani; infine, Las Venturas, il distretto del gioco d’azzardo, dell’allegria, dei colori e della pazzia. Ogni luogo nelle città, così come nei dintorni, viene caratterizzato splendidamente, da semplici cantieri in costruzione a sconfinati deserti che nascondono al loro interno inquietanti segreti (Area 51?). Tra giochi di potere, clamorosi colpi di scena (ma vi ricordate la missione The Green Sabre? Incredibile!) e graditi ritorni in scena, come l’incontro tra Catalina e Claude e la missione a Liberty City per conto di Salvatore Leone, GTA: San Andreas è rimasto nell’immaginario collettivo come il GTA più incredibile tra tutti, vetta che neppure il mastodontico GTA V è riuscito a toccare, per una sconfinata serie di motivi che vi ho citato qui sopra ma dei quali occorrerebbe parlare per ore e ore. Rockstar North chiuse con il botto la sua avventura sulla trilogia (poi divenuta pentalogia) di GTA III, costruendo una mitologia ed un universo narrativo davvero eccezionali, ed aumentando esponenzialmente ogni volta la sua qualità. La software house principale della compagnia si dedicò, dopo l’uscita di San Andreas, alla generazione di console successiva, PS3 e Xbox 360. Ma prima di quelle ci sono altri due giochi di cui parlare, con graditi ritorni al passato.

Segreti e ritorni

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Pur non entusiasmando o raggiungendo i livelli di San Andreas, anche PSP ebbe il piacere di ospitare due titoli della serie ideati e realizzati per formare ponti di collegamento e prequel ai giochi principali. Nel 2005 Rockstar Leeds pubblica infatti Grand Theft Auto: Liberty City Stories, prequel di GTA III con protagonista il già conosciuto Toni Cipriani, mafioso al servizio della famiglia Leone che dopo un lungo esilio torna in città per riprendere il suo posto (cosa che accadrà, come sappiamo da GTA III). Nel 2006 è invece la volta di Grand Theft Auto: Vice City Stories. Si torna nell’imitazione di Miami, stavolta aiutando Victor Vance (fratello di Lance) nella sua missione di vendetta contro i fratelli Mendez dopo essere stato cacciato dall’esercito. Pur non essendo ricordati tra i migliori capitoli della serie, visti anche gli ovvi limiti tecnici di PSP e l’impossibilità di puntare troppo in alto, LCS e VCS hanno comunque rappresentato un ottimo modo per restare ancorati a quel mondo narrativo che tanto ci aveva entusiasmato e catturato, e per raccontare in certi casi retroscena della storia che non avevano trovato spazio nei capitoli principali. Poche le novità, per non dire pochissime (tra queste citiamo l’introduzione delle moto a Liberty City, che mancavano in GTA III), ma l’emozione di girovagare nuovamente per le due città era davvero impagabile, con il classico ma sempre funzionale stile di guida arcade che è rimasto nei nostri cuori.

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Grand Theft Auto: Vice City Stories ha di fatto rappresentato la chiusura dell’universo narrativo iniziato con GTA III, un lunghissimo percorso che Rockstar ha portato avanti per più di 6 anni e che, nonostante il passaggio al 3D, non ha mai conosciuto un calo qualitativo se rapportato all’offerta dell’epoca. Cosa si può fare, per puntare sempre più in alto? Semplice, concentrarsi sulle nuove generazioni di hardware, ossia PS3 e Xbox 360. Peccato solo che, con GTA IV, abbiamo imparato che non è tutto oro ciò che luccica. Appuntamento alla prossima settimana con la terza e ultima parte.

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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.