Marathon | Recensione

5

Nota: questa recensione non tiene conto dell’aggiornamento endgame di Marathon, che Bungie, come aveva già annunciato lo studio da prima del lancio, pubblicherà dopo l’uscita del gioco – la data è fissata a oggi, 20 marzo. In tale occasione, realizzeremo uno speciale integrativo a questa recensione, che quindi si basa solo sulla versione attualmente disponibile del gioco.

Negli ultimi anni si è diffusa la sensazione generale che Bungie non sia più quella di una volta. Non sia più quello studio magico che aveva creato l’immaginario di Destiny, l’universo di Halo, o, ancor prima, il curiosissimo franchise fantascientifico di Marathon negli anni ’90. In effetti, c’è da fare una distinzione, perché c’è oggi una netta differenza tra le spettacolari idee che la fucina di Bungie pensa e progetta, e quello che effettivamente arriva tra le mani dei giocatori.

Destiny 2, ad esempio, ha da vari anni la nomea di ‘morto che cammina’. Pur conservando una ricca community di appassionatissimi (che si riduce però sempre di più), il gioco nato all’epoca della partnership con Activision non riesce più a recuperare terreno, e ogni espansione sta registrando numeri sempre peggiori. Se risulta abbastanza assurdo pensare che Bungie voglia continuare a insistere su Destiny 2, nonostante questa discesa continua e forse inesorabile, è altrettanto facile capire perché abbia deciso di riporre le sue speranze in un nuovo live service, rilanciando quel vecchio Marathon in una salsa tutta nuova da extraction shooter.

Dopo averlo giocato in lungo e in largo per un po’ di giorni, e in attesa dell’endgame che arriverà tra poche ore, vogliamo parlarvi di quello che oggi è Marathon.

Versione provata: PlayStation 5

Missione spaziale

Proprio come Destiny, il tema di Marathon è quello della fantascienza totale, estrema.

La storia abbraccia più un formato roguelike rispetto alla tipica narrativa di Bungie. A fare da sfondo a questo spietato extraction shooter è Tau Ceti IV, pianeta ostile nel quale diverse fazioni stanno cercando di recuperare dati e preziose risorse dopo che il caos generale hanno preso il sopravvento su questo pianeta. Tocca così ai maratoneti diventare, loro malgrado, i protagonisti di questa guerra infinita: rinunciando al loro corpo umano e impiantando innesti cybernetici, i maratoneti di CyberAcme, MIDA e le altre fazioni diventano le macchine da guerra in questo sperduto e inospitale pianeta.

Restare rapiti dalla lore di Marathon non è difficile, ma neppure facile: la storia espansa di questo mondo viene relegata a voci del Codex sbloccate completando i contratti delle fazioni, con una modalità che ricorda, per certi versi, il Grimorio di Destiny 1 – un metodo che ancora oggi facciamo fatica a digerire.

Le introduzioni e le scene d’intermezzo per ogni fazione sono comunque molto intriganti, e ognuna è ricca di personalità grazie a uno stile ben distintivo e a una scrittura brillante. Vero è che, per ora, tutto questo aspetto narrativo sembra lasciato davvero in secondo piano. Scorpire qualcosa di più su Tau Ceti IV e sul mondo di Marathon in generale è abbastanza interessante, ma il padrone assoluto dell’esperienza resta il gameplay puro e crudo.

Per cominciare, i maratoneti hanno accesso a due mappe, più una terza che si sblocca man mano che si gioca – l’endagme, invece, come detto, viene pubblicato successivamente. Tutte le mappe offrono diverse zone ricche di risorse, con l’IA e i giocatori che cercano di ostacolare i piani di raccogliere determinati oggetti o completare i contratti. Le tre location finora disponibili si sanno distinguere per aspetto e biomi, anche se, a dirla tutta, il peso della ripetitività di fronte a così poche ambientazioni al lancio rischia di farsi sentire per chi non ama passare troppo tempo negli stessi luoghi.

Maratoneti inarrestabili

ARC Raiders, il fenomeno di Embark Studios, ha reso gli extraction shooter un fenomeno di massa. Vero, esistevano già prima della sua uscita, inutile nasconderlo, ma l’impatto di ARC è stato così forte che l’industria si è ritrovata a fare i conti con un fenomeno venduto a 30 €, inaspettatamente ottimo ma soprattutto accessibile a chiunque grazie a una struttura semplice da capire e accogliente per i nuovi giocatori.

Marathon è tutto tranne che accogliente, perché le carte sul tavolo di Bungie sono completamente diverse. Marathon è spietato. Marathon richiede da subito rigore, controllo, disciplina e studio. Marathon è profondo: non è facile da comprendere in poco tempo (anche grazie a un sistema all’inizio parecchio confusionario), ma fa emergere le sue qualità sul lungo periodo.

La dimensione maggiormente hardcore di Marathon, rispetto a un ARC Raiders, è tangibile da subito. Il sistema di loot, ad esempio, è più pulito: Bungie vuole spingere sull’immediatezza e la velocità (le partite durano anche meno, con un timer ridotto rispetto ad ARC a massimo 25 minuti), e così gli oggetti davvero inutili che si raccolgono a terra e dalle casse sono ridotti all’osso. Una volta completata l’esfiltrazione, addirittura il gioco stesso vende direttamente il loot non necessario, per evitare che i giocatori debbano perdere tempo in analisi ed eventuale crafting che, visto il sistema di gioco, non ha alcuno scopo.

Del resto, Marathon vuole proporre un’esperienza più competitiva, con una maggiore enfasi sulle meccaniche di sparatutto e parecchi scontri a fuoco con altri giocatori – rispetto al server slam di fine febbraio, la frequenza degli incontri PvP è notevolmente aumentata. Gli elementi social ci sono, è possibile comunque trovare team disposti a collaborare per abbattere grandi bersagli, ma Marathon si è già spostato verso una dimensione quasi più da battle royale, che da extraction shooter con varie forme di gameplay al suo interno. E tutto questo non è merito solo di una community certamente più cruda rispetto ad ARC, ma anche per l’impianto strutturale messo in piedi da Bungie.

Ci sono parecchi momenti in cui Marathon è davvero divertente e funziona. Il gunplay è piacevolissimo: ogni arma ha una sua pesantezza e le proprie caratteristiche, e il combattimento è appagante quando tutto funziona alla perfezione, molto più che con ARC – ancora una volta, il gioco di Embark mette il PvP fortemente in secondo piano. Il feedback quando si elimina un nemico, che sia umano oppure no (e i bot della UESC sono comunque fortissimi, non pensate che siano bersagli facili), è ottimo. La sensazione di tensione è palpabile ogni volta che si scorgono altri giocatori lontani, perché gli scontri non hanno un esito scontato viste le tante possibilità. Essere sorpresi alle spalle non sempre porta a una brutale fine della partita.

L’aggiunta delle abilità speciali cambia poi la prospettiva della squadra. La prima, basilare, è quella di uno scudo energetico che può fornire supporto ai compagni, magari in attesa della rianimazione di uno di essi, ma ce ne sono anche molte altre. Non sembrano esserci sbilanciamenti particolari, in questo momento: ogni abilità ha punti di forza e di debolezza, ma funzionano abbastanza per variegare l’esperienza del giocatore e degli altri maratoneti.

Molto intelligente è il sistema di fazioni. All’inizio avremo pochissimo calore (stamina, in poche parole) per poter essere davvero efficaci, e così parte la caccia a come migliorarla. Questo processo passa, così come tanti altri, per le fazioni. L’obiettivo principale di Marathon, in ogni partita, è completare i contratti, vale a dire missioni che conferiscono XP, ricompense e soprattutto reputazione all’interno di ognuno di questi gruppi.

Una delle fazioni di Marathon

L’obiettivo principale in ogni partita è completare i contratti, ovvero missioni che permettono di guadagnare esperienza, ricompense e reputazione con ciascuna delle fazioni del gioco, oltre che sbloccare i relativi potenziamenti. A ostacolare i giocatori ci sono i robot schierati dall’UESC, il governo terrestre, che cerca di riconquistare la colonia perduta. I robot rappresentano la minaccia costante che si aggira per qualsiasi mappa e sono nemici impegnativi da affrontare: sono cattivi, abili, non si fermano davanti a niente, e fidatevi se vi diciamo che in alcune occasioni sono anche peggio dei giocatori in carne e ossa che troverete online. Anche se non ci fossero giocatori in Marathon, i bot darebbero spesso filo da torcere.

Non è tutto oro quel che luccica

La direzione artistica di Marathon è probabilmente molto divisiva. Bungie ha scelto un design futuristico anomalo, plasticoso, colorato, completamente differente da quello a cui eravamo abituati ad esempio in Destiny. Ma se nelle prime uscite pubbliche del gioco questa appariva poco ispirata e spenta, il server slam prima e il lancio definitivo di Marathon poi ci hanno convinti: il design di personaggi, armi e strutture è caratteristico abbastanza per esaltare la formula del gioco.

È uno stile a dir poco unico, questo sì. Tende a essere volutamente minimalista su certi aspetti, come la gestione di strutture e oggettistica presenti nei vari ambienti di gioco. Effettivamente, pensando a un contesto fantascientifico, con risorse ridotte all’osso, la prima scelta sensata dovrebbe essere proprio quella di limitare gli eccessi e pensare più alle cose pratiche. Pensandolo come un’opera che punta al sci-fi, tutto quanto è contestualizzato al meglio. Ben diversa è la questione che riguarda i personaggi, molto più definiti e unici, e sicuramente meglio gestiti rispetto alle presentazioni iniziali di un Marathon apparso molto sottotono. In certi momenti, tuttavia, le scelte sono difficili da giustificare.

Un maratoneta che ha fatto una brutta fine…

La quantità di colori, alcuni dei quali accecanti, è tosta da sopportare. È un aspetto davvero estremamente soggettivo, in questo momento: laddove lo stile sporco e da wasteland di ARC Raiders aveva un’identità già sfruttata da altri titoli, Marathon si propone con uno stile diverso e che, oggi, non è chiaro se pagherà. Noi stessi ne siamo confusi: è molto bello da vedere, ma appare non molto pratico durante il gioco.

Un attacco EMP, ad esempio, può portare la quasi totalità della visuale a essere compromessa, lasciando solo un piccolo spazio al centro dell’inquadratura per vedere cosa succede davanti a noi. L’effetto glitch colorato non dura neanche pochissimo, ma qui forse siamo nel campo dei bilanciamenti che Bungie effettuerà probabilmente in futuro. Il problema è a livello di gameplay vero e proprio, in questi frangenti. Non è raro ritrovarsi in ambienti tossici o con pericoli sorprendenti, senza riuscire a capire cosa davvero ci stia danneggiando o da dove provenga questo pericolo.

È un senso di smarrimento che chiunque finisce col provare, all’inizio di Marathon, e proprio per questo dicevamo precedentemente che il titolo di Bungie necessita di studio ed esperienza per poter essere apprezzato nella sua interezza. Attenzione: non stiamo dicendo che sul lungo periodo Marathon diventi impeccabile, ma sicuramente non è possibile farsi un’idea di cosa davvero il gioco voglia fare, e come lo faccia, in poche ore.

Marathon

Lo stesso smarrimento è quello che si percepisce ancora dal menu. È grande, ricchissimo, ci sono paraddosalmente fin troppe cose da guardare nonostante tutte le semplificazioni apportate da Bungie. Navigare tra contratti, fazioni, equipaggiamenti, armerie, abilità, troppo. È tanto. Quando non si è in partita, ci si ritrova a navigare tra i menu: menu per organizzare l’inventario, menu per acquistare nuovo equipaggiamento, per trovare i contratti, per acquistare oggetti cosmetici, per scegliere e personalizzare il maratoneta, per leggere la storia – siamo dalle parti del Grimorio del primo Destiny, ma meglio studiato.

Ci sono anche alcune scelte davvero assurde, come lo switch tra le funzioni di X e Quadrato nei menu in attesa di un match e in-game. Dopo un po’ di tempo, ci si fa inevitabilmente l’abitudine, ma la curva di apprendimento ripida di Marathon passa anche da qui, da queste talvolta inutili complicanze inserite dagli sviluppatori per un motivo ignoto: al netto di tutto, le uniche semplificazioni sono quelle relative al loot più sbrigativo e privo di crafting.

E ora, per chiudere, la grande domanda: quanto dura Marathon? O quanto durerà? Parliamo di un live service che, per sua natura, è studiato per durare a lungo, ma le risposte a queste domande sono grandi misteri in questo momento. Possiamo dirvi che Marathon si fa apprezzare sempre di più col passare del tempo, nel momento in cui si decida davvero di dedicargli attenzione. Allo stesso tempo, possiamo dirvi che senza un team, perde tantissimo. Che i contenuti, oggi, sono pochi (non parliamo dell’endgame, quello è già programmato per le prossime settimane). Che alcuni giocatori lo stanno bombardando di critiche neppure senza avviarlo, rovinandone la reputazione. La verità è che parliamo di un extraction shooter ben confezionato sotto certi aspetti, ma che presenta anche tantissime incertezze. È andata meglio del previsto, per ora.

3.75
Review Overview
Riassunto

L’ultimo gioco di Bungie, Marathon, segna il ritorno di uno storico franchise in un modo tutto nuovo, trasformandolo in un extraction shooter. Il risultato è migliore di come ce lo aspettavamo, dopo le prime fredde sensazioni (e le prime ore di smarrimento generale): lo shooting è ottimo, l’atmosfera e la direzione artistica colpiscono, anche se entrare in questo mondo non è affatto facile. Purtroppo, restano due grandi dubbi: i contenuti in questo momento sono pochi, ma soprattutto... quanto durerà davvero?

Pro
Atmosfera ottima Gunplay Direzione artistica molto carismatica Profondo e da scoprire
Contro
La curva di apprendimento è molto ripida I contenuti sono effettivamente pochi
  • Giudizio complessivo3.75
Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

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