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Microlandia | Recensione

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Amministrare una città non è di certo un compito semplice: bisogna pianificare, progettare, occuparsi dei cittadini… Molti giochi ci hanno posto nella prospettiva del sindaco, ma Microlandia di Information Superhighway Games intende farlo seguendo un approccio che gli sviluppatori definiscono brutale. Scopriamo qualcosa di più nella nostra recensione!

Un compito difficile

Microlandia è un city builder. Il nostro ruolo è, di conseguenza, essere il sindaco della città: costruiamo strade, zone residenziali e commerciali, gestiamo le tasse e amministriamo il bilancio. Dal punto di vista visivo è un titolo stilizzato e minimale, con una grafica voxel e un’estetica retro-pixelata che richiama i classici SimCity degli anni Ottanta e Novanta.

Una nostalgia sfruttata nel modo giusto. A prima vista sembra un gioco rilassante, quasi contemplativo, ma non lo è affatto. Dietro quell’aspetto accogliente si nasconde una simulazione che non concede tregua.

Ogni cittadino esiste realmente all’interno del mondo di gioco. Ha un lavoro, una casa, una salute da preservare, relazioni personali. E può perdere tutto questo a causa delle nostre decisioni. Qui si muore. Qui si perde il lavoro. Qui si rimane senza casa. E i responsabili siamo noi.

Facciamo qualche esempio concreto, perché è proprio qui che il gioco ha continuato a tormentarci anche dopo aver smesso di giocare.

Se non costruiamo abbastanza ospedali, o non abbiamo fondi sufficienti per mantenerli operativi, i cittadini si ammalano e muoiono aspettando un posto letto. Non è una semplice statistica astratta. Il gioco ce lo mostra.

Se il traffico è caotico perché abbiamo pianificato male la rete stradale, perché gli autobus arrivano sempre in ritardo o perché la città è cresciuta più velocemente delle infrastrutture, i lavoratori arrivano tardi in ufficio e vengono licenziati. Se le aziende non riescono a mantenere i conti in ordine, falliscono. E quando un’azienda chiude, non è soltanto un’impresa che scompare.

Sono persone che perdono il proprio reddito. Sono famiglie che, da un giorno all’altro, non riescono più a pagare l’affitto. E quando non si riesce a pagare l’affitto, sappiamo tutti cosa succede.

C’è poi un dettaglio che abbiamo trovato geniale: quando qualcuno rimane disoccupato troppo a lungo, comincia a prendere in considerazione una “carriera alternativa”, nel crimine.

Il gioco non ci dice di essere un cattivo amministratore. Ci mostra le conseguenze delle nostre scelte attraverso la vita delle persone che abitano la città. Ed è una differenza enorme.

Quarto potere

La meccanica che ci ha colpito più di tutte, però, non è nessuna di quelle appena descritte. È il giornale. Ogni giorno, all’interno del gioco, viene pubblicata un’edizione con titoli dedicati alla nostra città: un’azienda che ha chiuso, una famiglia che ha perso la casa, una persona morta aspettando cure mediche.

Il giornale non ha pietà. Non addolcisce la realtà. Non cerca attenuanti. Non scrive che “le circostanze erano difficili”. Dice semplicemente ciò che è successo. E lascia sempre intendere che qualcuno ha preso una decisione, o ha scelto di non prenderla, provocando quel risultato. Quel qualcuno siamo noi.

C’è qualcosa di profondamente inquietante nel leggere quei titoli virtuali che raccontano problemi creati dalle nostre stesse decisioni. Perché, improvvisamente, non sembrano più così virtuali. Sembrano fin troppo familiari. Ed è qui che Microlandia va oltre.

Microlandia è a tutti gli effetti una critica sociale mascherata da city builder.

Parla della crisi abitativa con sorprendente serietà. Quando l’offerta di case è insufficiente perché non ne abbiamo costruite abbastanza, perché la città è cresciuta troppo in fretta o perché abbiamo dato priorità ad altro, i proprietari immobiliari diventano sempre più avidi, aumentano gli affitti e i cittadini non riescono più a permetterseli, finendo per perdere la propria abitazione. La città comincia lentamente a deteriorarsi.

Fin qui tutto rientra nella logica di una simulazione. Poi, però, ci si accorge di qualcosa che il gioco suggerisce quasi senza farsi notare, in maniera quasi subliminale. Per costruire opere private, in qualche modo, i soldi si trovano sempre. Per i servizi pubblici, invece, non bastano mai. Con il denaro pubblico paghiamo imprese che costruiscono, si espandono e crescono. Aiutiamo il capitale privato a prosperare quando il mercato è favorevole.

Ma quando il bilancio comunale va in rosso, la prima reazione è sempre la stessa: tagliare. E dove si taglia? Negli ospedali. Nelle scuole. Nei trasporti pubblici.

Quante volte abbiamo visto, in Italia e non solo, approvazioni lampo, agevolazioni fiscali, terreni messi a disposizione per nuovi complessi residenziali, torri per uffici e centri commerciali, mentre Stato e amministrazioni locali sostengono di non avere risorse per costruire alloggi pubblici, scuole o strutture sanitarie? Il denaro esiste. La vera domanda è: per chi viene speso?

Ed è proprio questo che Microlandia riesce a catturare con straordinaria efficacia. Perché il sindaco siamo noi, e siamo stati noi a prendere quelle decisioni.

Il mattino seguente il giornale pubblicava titoli che, in fondo, sapevamo già che avremmo dovuto leggere.

Un gioco onesto

Non dobbiamo però trascurare di menzionare quelli che sono i limiti del gioco. Quando la città cresce molto, la simulazione può rallentare. Alcune meccaniche hanno ancora bisogno di essere rifinite. È un progetto indipendente realizzato da uno studio molto piccolo. Ma costa meno di nove euro, non ha DLC, e non ha microtransazioni. E per questo prezzo, per questa ambizione e per questa onestà progettuale, è un risultato straordinario.

Microlandia non è il city builder più spettacolare dal punto di vista grafico. Non è il più rifinito, e non è nemmeno il più complesso sul piano tecnico.

Ma è uno dei più sinceri che abbiamo mai giocato. In un momento storico in cui sempre più persone non riescono a permettersi una casa, mentre le città continuano a riempirsi di nuovi edifici; in un periodo in cui gli ospedali faticano a garantire i servizi essenziali mentre i centri commerciali continuano ad aprire senza sosta, forse c’era davvero bisogno di un gioco capace di guardarci negli occhi e porci una domanda tanto semplice quanto scomoda: è davvero possibile una città equa?

Il codice review per la recensione è stato fornito dal publisher.

8
Riassunto
Riassunto

È raro vedere un progetto con un senso etico come quello di Microlandia, un city builder che ci mette a confronto con le conseguenze reali delle nostre decisioni da sindaco. L’impatto di ogni scelta può avere delle conseguenze sulle vite dei nostri abitanti, e il gioco ci mette di fronte alle diseguaglianze del mondo reale. Certo, Microlandia non è esente da qualche difetto, ma a meno di 9 euro è lecito soprassedere alle sue pecche, e applaudire un gioco veramente onesto.

Pro
Un gioco onesto nella sua visione sociale della città Le nostre scelte portano a delle conseguenze tangibili Prezzo superbudget
Contro
Qualche problema con il motore di gioco Stile grafico molto minimalista
  • Giudizio complessivo8
Scritto da
Silvia SiL Mannu

Nel lontano 1990 entro in una sala giochi e scopro i cabinati arcade. Da quel momento, la passione per i videogames non mi ha mai abbandonata. Oggi sono una PC Gamer legata soprattutto a titoli action, giochi di ruolo, stealth e picchiaduro.

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