Addio al First Playable Fund: il PD non vuole i fondi per l’industria italiana dei videogiochi

Di Andrea "Geo" Peroni
16 Giugno 2020

Ricordate la bella iniziativa del governo italiano a favore dell’industria nostrana dei videogiochi? Ecco, dimenticatela, perché a quanto pare non si concretizzerà.

Esattamente un mese fa, quando il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha illustrato al popolo italiano i punti principali del Decreto Rilancio per il nostro paese, dopo il grave periodo di emergenza a causa della pandemia da Coronavirus, sono emersi i primi dettagli del First Playable Fund.

Come vi avevamo riportato in questa notizia, questo particolare fondo era destinato a un rilancio per l’industria indipendente dei videogiochi, sulla scia di quanto già fatto da altri paesi in Europa come Germania, Francia e Danimarca:

In particolare, il Ministero dello Sviluppo Economico metterà a disposizione degli sviluppatori di videogames ben 4 milioni di euro, come si evince dai commi da 15 a 21 dell’articolo 46. Il fondo prenderà il nome di “First Playable Fund” e andrà a finanziare le fase iniziali di giochi e software. Ogni software house italiana riceverà quindi un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese sostenute. Si tratta di un’iniziativa decisamente apprezzata e che potrebbe permettere all’industria videoludica italiana di crescere per competere con le grosse realtà internazionali.

Per chi ha ben presente come funziona questa industria, i 4 milioni di euro possono certo impallidire di fronte ad altre iniziative finanziarie di altri paesi (la Germania ha stanziato 50 milioni, la Polonia 30), ma potrebbero davvero dare una mano a rilanciare il fenomeno. Non dimentichiamoci poi che lo sviluppo di un videogioco porta con sé anche nuovi posti di lavoro, oltre che nuove opportunità di investimento e di profitti: alcune produzioni di calibro internazionale, ad esempio, vanno a impiegare addirittura 200 o 300 persone, per più anni.

I fondi del First Playable Fund erano quindi destinati ad aiutare le realtà indipendenti in Italia nell’acquisto di hardware, software, licenze di engine e programmi, accessori, e alla realizzazione di prototipi di videogiochi.

Tutto molto bello e votato al rilancio di una piccola ma significativa industria del nostro paese, che negli anni ha portato alla nascita di videogiochi riconosciuti nel mondo come Close to the Sun, Father and Son, Last Day of June, Murasaki Baby. Non dimentichiamoci poi che sempre sul nostro territorio esistono grandi realtà consolidate come Milestone, autrice di Ride e MotoGP, e ovviamente Ubisoft Milano, la divisione del colosso francese che ci cela dietro al campione d’incassi su Switch Mario+Rabbids: Kingdom Battle.

Tutto molto bello, sì, sulla carta. A quanto pare, però, questo fondo non esisterà mai.

Il Partito Democratico è infatti intenzionato a stoppare sul nascere l’iniziativa del First Playable Fund, escludendo quindi i 4 milioni di euro per salvare e aiutare l’industria videoludica italiana dal Decreto Rilancio del nostro paese.

Un’altra decisione che sta mettendo sempre più in crisi i rapporti tra il Movimento 5 Stelle e PD, l’alleanza di governo che stando alle ultime news della stampa specializzata è particolarmente pericolante in questo periodo.

Come fa giustamente notare BusinessInsider, che ha dedicato un approfondito pezzo alle implicazioni del FPF e di ciò che avrebbe potuto significare per la nostra industria, l’avversione verso i videogiochi, da parte del PD, è cosa nota.

Forse alcuni di voi ricorderanno ad esempio le parole dell’oggi leader di Azione, Carlo Calenda, che fino a poco tempo fa era tra i volti noti del Partito Democratico tra i governi Renzi e Gentiloni. Ve ne avevamo parlato in uno speciale che potete recuperare qui, ma anche senza dilungarci troppo, citiamo solamente le parole del politico affidate a Twitter, che generarono ovviamente scalpore:

Insomma, se un politico che un tempo ricopriva la carica di Ministro dello Sviluppo Economico si riferisce all’industria videoludica in questi termini, è chiara la linea di pensiero del Partito Democratico relativa al FPF. L’Italia, in altre parole, sarebbe pronta a fare un ulteriore passo indietro nel campo dell’industria dei videgiochi, un settore dove altri paesi ci stanno surclassando a seguito di ragionati investimenti e proposte.

Gli sviluppatori nostrani, ovviamente, non ringraziano.

Fonte

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