Abbandonare la frenesia quotidiana per immergersi nella tranquillità della natura, tra boschi, animali selvatici e paesaggi incontaminati. Una prospettiva allettante, che Ranger’s Path: National Park Simulator prova a trasformare in un’esperienza videoludica. Sviluppato da To-Go Games e pubblicato da Astragon Entertainment, il titolo ci invita a vestire i panni di un guardaparco, alle prese con le responsabilità quotidiane della professione.
Dopo un periodo trascorso in accesso anticipato su PC, il simulatore arriva nella sua versione definitiva anche su PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Abbiamo quindi indossato la divisa, preparato l’attrezzatura e iniziato il nostro nuovo lavoro. Ma quanto può essere divertente trascorrere le giornate a raccogliere rifiuti, riparare cartelli e controllare permessi?
Versione provata: PlayStation 5
Benvenuti a Faremont National Park
L’avventura prende vita nel Faremont National Park, un’immaginaria riserva statunitense caratterizzata da foreste, vallate, corsi d’acqua e numerose specie animali.
Dopo aver creato il nostro alter ego attraverso un editor a dir poco essenziale, veniamo introdotti alle principali responsabilità di un guardaparco: mantenere pulita la riserva, proteggere la fauna locale, assistere i visitatori e garantire il corretto funzionamento delle strutture.
Non aspettatevi una trama particolarmente elaborata o personaggi memorabili. Ranger’s Path preferisce concentrarsi sulle attività quotidiane, affidando all’esplorazione e alla progressiva scoperta delle diverse aree il compito di accompagnare il giocatore.
L’ambientazione rappresenta uno degli elementi più riusciti della produzione. Il parco offre scorci piacevoli e numerose opportunità per dedicarsi alla fotografia naturalistica, attraverso la quale possiamo documentare gli animali e arricchire un’apposita enciclopedia.
Un’attività indubbiamente gradevole, soprattutto per chi ama il completismo e desidera trascorrere qualche minuto lontano dalle incombenze lavorative. Perché, come scopriremo presto, a Faremont c’è sempre qualcosa da riparare.
Tante mansioni, ma poca profondità
Il cuore dell’esperienza è rappresentato dalle attività affidate al nostro guardaparco. Accanto alle missioni principali troviamo i cosiddetti Ranger Callouts, incarichi opzionali che consentono di accumulare esperienza e migliorare la valutazione del parco.
Le cose da fare, almeno inizialmente, non mancano. Dovremo riparare strutture danneggiate, raccogliere rifiuti, piantare vegetazione, controllare i permessi dei visitatori e soccorrere escursionisti in difficoltà.
Proseguendo nell’avventura si sbloccano ulteriori attività, tra cui il soccorso della fauna selvatica. Possiamo individuare animali feriti, sedarli attraverso un apposito fucile tranquillante e prestare loro le cure necessarie, oppure liberarli dalle trappole. Non manca un ricevitore VHF con il quale rintracciare gli esemplari dotati di trasmettitori GPS, mentre altri incarichi ci chiedono di rimuovere piante invasive o ripristinare alcune aree della riserva. Sulla carta, insomma, un’offerta piuttosto variegata. Il problema emerge quando si passa dalla quantità alla qualità.
Gran parte delle attività si risolve attraverso interazioni estremamente semplici, spesso ridotte a brevi sequenze guidate. Persino le mansioni più avanzate, pur introducendo nuovi strumenti e situazioni, difficilmente riescono a offrire quella profondità che ci si aspetterebbe da un simulatore. Salvare un animale ferito rappresenta certamente un’alternativa più interessante rispetto alla riparazione dell’ennesimo cartello, ma anche queste operazioni finiscono per seguire procedure piuttosto schematiche.
La progressione, inoltre, presenta alcuni momenti morti decisamente poco entusiasmanti. Capita infatti di ritrovarsi impossibilitati a proseguire con le missioni principali finché non viene raggiunto un determinato livello di esperienza.
In queste occasioni, siamo praticamente costretti ad andare a caccia di cartelli rotti, rifiuti abbandonati e turisti a cui controllare il permesso, soltanto per accumulare i punti necessari a sbloccare l’incarico successivo. Una scelta che finisce per accentuare la ripetitività, trasformando attività teoricamente facoltative in passaggi obbligati.
Il sistema di valutazione del parco prova a dare maggiore significato alle nostre attività, premiando la manutenzione delle aree con nuovi contenuti, attrezzature e un maggiore afflusso di visitatori. Tuttavia, questa progressione non si traduce in un’effettiva profondità gestionale. Particolarmente emblematico è il controllo dei permessi: possiamo ammonire, multare o allontanare i trasgressori, ma le nostre decisioni non sembrano avere, di fatto, alcuna conseguenza. Anche gli errori di valutazione vengono segnalati immediatamente, senza che sia sempre evidente una reale penalizzazione. Più che amministrare una riserva naturale, insomma, abbiamo spesso l’impressione di completare una successione di piccoli minigiochi.
Inoltre, l’assenza di qualsiasi forma di gestione economica, di un sistema di abilità o perk che permetta di migliorare l’efficienza del nostro guardaparco e, più in generale, di meccaniche gestionali dotate di una reale profondità, contribuisce a rendere l’esperienza piuttosto piatta, privando il giocatore di ulteriori stimoli e di un concreto senso di crescita nel corso dell’avventura.
Naturalmente, non sarebbe corretto pretendere la complessità di un gestionale puro. Tuttavia, la semplicità finisce troppo spesso per sconfinare nella superficialità, lasciando poche motivazioni per continuare a svolgere mansioni che, dopo diverse ore, iniziano inevitabilmente ad assomigliarsi.
A questo si aggiungono gli spostamenti. Le dimensioni del parco, unite a una navigazione non sempre intuitiva, costringono frequentemente a percorrere lunghe distanze. I veicoli aiutano a raggiungere alcune destinazioni, ma non eliminano le interminabili passeggiate lungo i sentieri. E se camminare nella natura dovrebbe rappresentare uno dei piaceri dell’esperienza, attraversare mezzo parco per riparare l’ennesima staccionata rischia di trasformare il relax in un secondo lavoro.
Una natura suggestiva, ma tecnicamente imperfetta
Dal punto di vista artistico, Ranger’s Path offre paesaggi gradevoli, soprattutto grazie alla varietà degli ambienti e alla presenza di numerose specie animali. Il ciclo giorno-notte e le condizioni meteorologiche variabili contribuiscono a caratterizzare la riserva, invitando a esplorarla senza particolare fretta.
L’immersione viene tuttavia compromessa da alcuni dettagli. I visitatori tendono a riproporre modelli e comportamenti simili, mentre le animazioni appaiono spesso rigide. Anche il comparto sonoro avrebbe meritato maggiore attenzione: durante la nostra prova abbiamo riscontrato, ad esempio, l’assenza del rumore dell’acqua in prossimità di alcuni corsi fluviali.
Una mancanza apparentemente secondaria, ma piuttosto evidente in un titolo che dovrebbe fare dell’atmosfera naturalistica uno dei propri punti di forza.
La versione PlayStation 5 presenta inoltre diverse incertezze sul fronte delle prestazioni. Il gioco permette di scegliere tra modalità Qualità e Prestazioni, ma abbiamo riscontrato cali di frame rate anche selezionando quest’ultima, soprattutto nelle aree maggiormente popolate da personaggi non giocanti. Non mancano inoltre rallentamenti durante alcune sequenze filmate. I problemi più fastidiosi riguardano però i bug, che in diverse occasioni hanno compromesso concretamente la nostra esperienza.
Durante una missione, ad esempio, ci è stato richiesto di raccogliere tredici rifiuti abbandonati nell’ambiente. Peccato che quelli effettivamente presenti fossero soltanto undici, rendendo impossibile completare l’incarico e costringendoci ad abbandonarlo.
Ancora più frustranti sono stati i problemi legati alla verniciatura della segnaletica. Per ben tre volte un bug ci ha impedito di proseguire, costringendoci a riavviare il gioco. In un’occasione abbiamo persino perso diverse ore di progressi. La situazione è diventata talmente spiacevole da spingerci a salvare manualmente prima di ogni nuova operazione di verniciatura, nella speranza di non dover ricominciare tutto da capo. Una precauzione che difficilmente dovrebbe rientrare tra le mansioni ordinarie di un guardaparco.
Il sistema di salvataggio automatico, legato al trascorrere delle giornate, non aiuta a limitare i danni, rendendo praticamente indispensabile ricorrere con frequenza al salvataggio manuale.
Si tratta di problematiche particolarmente gravi per un titolo costruito attorno al completamento di numerosi piccoli incarichi, soprattutto quando questi rappresentano l’unico modo per proseguire nella progressione. Da segnalare, infine, l’assenza della localizzazione italiana, sia nei testi sia nel doppiaggio.
Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher

Verdetto
Riassunto
Ranger's Path: National Park Simulator propone un'interessante interpretazione della vita da guardaparco, valorizzando l'esplorazione e il contatto con la natura. Le numerose mansioni e l'atmosfera rilassante non bastano però a nascondere un gameplay superficiale, una progressione a tratti frustrante e problemi tecnici tutt'altro che trascurabili. Una passeggiata nella natura che, tra un cartello da riparare e un sentiero da ripulire, finisce per essere meno rilassante del previsto. Un titolo sufficiente, consigliabile soprattutto a chi cerca una simulazione semplice e non pretende particolare profondità.
Pro
Ambientazione naturalistica piacevole e suggestiva Buona varietà di mansioni, soprattutto nelle prime ore Esperienza accessibile e adatta agli amanti dei simulatori rilassantiContro
Gameplay semplicistico e poco profondo, anche nelle attività avanzate Spostamenti lunghi e poco stimolanti Numerosi bug a volte invalidanti Diversi problemi tecnici e assenza della localizzazione italiana- Valutazione6




Scrivi un commento