[Recensione] Pumpkin Jack

Di Andrea "Geo" Peroni
23 Febbraio 2021

Il messaggio che Pumpkin Jack, disponibile da alcuni mesi su altre piattaforme e pronto ad arrivare finalmente anche su PS4, è decisamente chiaro sin dal trailer di annuncio: non siete soddisfatti del remake di MediEvil del 2019? Avete fame di giochi platform action dal sapore antico e simpatici? Ecco, questo è quello che fa per voi.

Sviluppato da Nicolas Meyssonnier, Pumpkin Jack è un piccolo titolo indipendente che per atmosfere, colori, ambientazioni e gameplay, si rifà ad alcuni grandi esponenti del genere platform tridimensionale, specialmente della sua prima era, quella degli anni ’90. Come abbiamo già detto poco fa, il primo paragone che risulta naturale fare è quello con la serie MediEvil, con il quale condivide diverse analogie. Il classico PS1 non è però l’unica fonte di ispirazione del lavoro di Meyssonnier, che comunque non manca di avere una sua discreta personalità e una buona dose di auto-ironia. Vediamo insieme com’è andata la nostra missione per scatenare l’inferno. Perché sì, avete capito bene: il buon Jack è l’arma definitiva del Diavolo in persona.

Versione provata: PS4 Pro.

TESTA DI ZUCCA

Sin dai primi istanti, Pumpkin Jack è pervaso delle atmosfere e delle produzioni del passato, facendoci tornare alla mente i bei tempi andati dove videogioco non significava per forza esplorare aree grandi quanto interi pianeti, o seguire dinamiche e risvolti imprevedibili nella storia. Nella sua natura di platform estremamente giocoso, semplice nello stile e sempre molto colorato, Pumpkin Jack sfonda una porta aperta, e ci getta, per tutta la durata delle 5 ore circa che serviranno a portarlo a termine, in una favola comicamente demoniaca nella quale il protagonista fa sfoggio di tutto il suo valore eroico.

Ma il nostro buon Jack, l'”uomo” con la testa di zucca che impersoniamo per tutto il racconto, è davvero un eroe? Assolutamente no, e anzi è se possibile l’esatto contrario di quel Sir Daniel Fortesque che dal suo MediEvil – a sua volta figlio del successo di Tim Burton in quegli anni – viene chiaramente richiamato grazie alle tinte e alle ambientazioni di Pumpkin Jack. Il cavaliere-zucca era infatti un malfattore quando questi era ancora in vita, ed è chiaramente finito all’inferno una volta che la vita ha fatto il suo corso ed è trapassato. C’è però un piccolo dettaglio che Jack non aveva considerato, quando era in vita: il Diavolo ha deciso tutto d’un tratto di prendere d’assalto il regno di Arc En Ciel, un luogo troppo monotono e tranquillo per la sua personalità, e dovendo fronteggiarne gli abitanti che assurdamente, guarda un po’, si ribellano, decide di sfruttare proprio il redivivo Jack come suo paladino nella conquista. La missione sarà quella di abbattere la resistenza, sconfiggere un mago che vuole difendere i vivi, permettere alle forze del male di vincere, e bla bla bla. Insomma, le tipiche gesta di un eroe al soldo del Diavolo.

Se la trama non offre davvero nulla di rimarchevole, originale o particolarmente ispirato, è la comicità quella che tiene in piedi l’intero apparato narrativo. Ogni qualvolta che Jack si interfaccia con un nuovo personaggio, sia esso un gufo parlante o un misterioso uomo dal volto coperto in cerca di funghi, i dialoghi che scaturiscono da questi bizzarri incontri, proposti tramite box di testi e accompagnati da mugugni in stile Banjo-Kazooie, sono sempre divertenti e mai banali, o se lo sono è proprio il gioco a prendersi in giro. Nascendo come parodia e omaggio ad altri grandi capisaldi del passato, Pumpkin Jack fa di tutto anche per scherzare su se stesso e sugli stereotipi di quel tipo di videogiochi, riuscendo nel compito di strappare più di un sorriso.

UNA ZUCCA MULTIUSO

Se l’influenza di MediEvil è ben evidente nella rappresentazione dei personaggi e degli ambienti, è a titoli come Jak & Daxter che si rifà il gameplay, specialmente per quanto riguarda il primo capitolo. Se Jak e il suo inseparabile amico Daxter si esibivano in lunghi percorsi 3D a suon di azione e precisi movimenti da compiere per raggiungere le piattaforme più impervie, allo stesso modo il nostro Jack e il suo fido alleato, che stavolta è un uccello che può attaccare un nemico a comando semplicemente premendo L1, corrono avanti e indietro per le lande desolate del regno dei vivi – ma che coi vivi sembra non condividere più molto – fatte di paludi impenetrabili, tetri boschi e tanta, tanta magia che permea da ogni angolo del mondo.

Jack salta e zompetta di qua e di là, proseguendo lungo i pericolosi sentieri e superando enormi precipizi grazie a pedane rotanti e grosse strutture torreggianti con montacarichi, senza dimenticarsi di fronteggiare qualche nemico che, di tanto in tanto, si interpone tra lui e il suo obiettivo. Proprio come Sir Dan, anche Jack fa della sua abilità con le armi uno dei suoi punti di forza del gameplay, sguainando una pala, una lancia o chicchessia – sono disponibili varie armi che vengono sbloccate col progredire della storia – per abbattere i nemici. Naturalmente, non pretendete troppo dal combat system di Pumpkin Jack, che si rileva essere estremamente elementare: il protagonista si limita a colpire con l’arma con un unico attacco, e poche altre combo a seconda dello strumento utilizzato (raccoglierete nuove armi alla fine di ogni livello), e a evitare i colpi nemici facendo rotolando nella direzione che scegliamo tramite lo stick analogico. Nulla di più, nulla di meno.

Se un gameplay di questo tipo potrebbe portare a pensare che il gioco stanchi molto velocemente, così non è, perché il nostalgico Menyssonnier ha pensato anche a questo. Nonostante la natura semplice e ripetitiva nel suo modo di essere, Pumpkin Jack nasconde infatti alcune intriganti boss fight ben costruite (con le classiche dinamiche di tre colpi da assestare al boss) e inoltre vari intermezzi nel corso dei livelli che spezzano il ritmo del platform action e che offrono una manciata di secondi di nuove frontiere, siano esse una corsa sui binari a bordo di un carrello da miniera o un inseguimento a cavallo di un destriero capace di fluttuare in aria. Come se non bastasse, in ognuno dei 5 livelli c’è anche una particolare sezione più contenuta e dedicata a, comunque semplici, puzzle ambientali che Jack risolve nella sua forma di zucca dotata di piccoli tentacoli per muoversi, per permettere poi alla sua forma completa di superare un ostacolo precedentemente insuperabile.

Se Pumpkin Jack esalta da questo punto di vista, con gli sviluppatori – pardon, lo sviluppatore che ha avuto la lungimirante idea di spezzare a più riprese la continuità del gameplay per offrire sezioni alternate di gameplay, è anche vero che il gioco finisce molto presto con l’andare incontro a limiti tecnici e di esperienza evidenti, che vanno da ricicli ossessivi di asset a sezioni, specialmente quelle più libere nel controllo di Jack, tutte troppo uguali. È come se, tutto d’un tratto, fosse mancata l’ambizione, o l’ispirazione per andare avanti e osare qualcosa di più. Segnaliamo inoltre un bug legato ad alcuni trofei sui collezionabili – probabilmente sarà risolto in tempi brevi ma per il momento impedisce di raggiungere il Trofeo di Platino.

Un peccato, perché anche sotto il profilo artistico Pumpkin Jack è un bel vedere per gli occhi, con il suo stile cartoon e semplice ma che non stanca mai, con i suoi costumi acquistabili attraverso gli immancabili collezionabili che ancora una volta omaggiano il passato, con suoni e musiche ben delineati e caratteristici. Un peccato davvero.

PUNTI DI FORZA

  • Simpatico, accessibile, colorato e divertente, proprio come i platform di una volta
  • Scelte artistiche semplici ma efficaci
  • Buona varietà nel gameplay

PUNTI DEBOLI

  • Un po’ troppo corto
  • Sembra che l’ambizione sia finita, a un certo punto
  • C’è un bug dei collezionabili che impedisce di arrivare al trofeo di Platino

È mancato davvero poco a Pumpkin Jack per potersi distinguere in un mare di produzioni indipendenti che tentano di scimmiottare il glorioso passato dei platform. È mancato un briciolo di ambizione, forse, o di esperienza. Tuttavia, se prendiamo come paragoni altri titoli quali Yooka-Laylee, prodotto con budget decisamente più importanti, il gioco di Nicolas Meyssonnier ne esce fuori con grasse risate per i publisher, le stesse che il protagonista Jack riesce a strappare lungo tutta la sua avventura nel tetro mondo dei vivi. Non è certo un capolavoro, non resterà impresso nella memoria collettiva come hanno fatto MediEvil e Jak & Daxter, ma anche Pumpkin Jack è una piccola sorpresa tutta da provare.

Ringraziamo Headup Games per il codice review di Pumpkin Jack.



Abbiamo parlato di: | |

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




Scrivi un commento