[Recensione] Outward – Nine Dots sfiora l’impresa

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Di Alberto "Seven" Baldiotti
1 Aprile 2019

Sicuramente il nome della software house Nine Dots Studio non vi dirà molto, anzi, praticamente nulla. Il team di sviluppo è a capo di solamente altri due titoli oltre ad Outward, entrambi piuttosto anonimi: GoD Factory (shooter a tema spaziale) e Brand (platform in 2D). Outward rappresenta la prima vera produzione di spicco della compagnia, essendo prodotto e pubblicato da Deep Silver su PS4, Xbox One e PC.

Il nostro interesse verso questa nuova IP è cresciuto costantemente negli ultimi mesi, a tal punto da cominciare a provare vero e proprio hype nei suoi confronti. Il motivo è semplice: le produzioni in materia di giochi di ruolo puri appartengono ormai per lo più al mercato “underground”, specialmente indirizzato al target PC, e puntano ad offrire esperienze survival piuttosto che ruolistiche. Outward cerca di unire i due concetti, proponendo un GDR vecchia scuola che annovera tra le proprie caratteristiche di spicco sopravvivenza, difficoltà di gioco più elevata ed altri spunti interessanti. Qualcosa, però, frena gli entusiasmi.

Un GDR “rudimentale” (finalmente)

Chiariamo da subito l’essenza di Outward. Ci troviamo dinanzi ad un gioco di ruolo nudo e crudo, “rudimentale” come abbiamo specificato nel titolo del paragrafo. A memoria non riusciamo a ricordare un GDR simile ad Outward su console negli ultimi anni: si tratta di un titolo che, senza troppi fronzoli, getta nella mischia il giocatore e lo lascia quasi completamente in balìa del proprio destino.

L’incipit della trama permette di capire il concetto. Il nostro protagonista, che dovremo plasmare tramite un editor parecchio rustico e scarno, si risveglia su una spiaggia dopo un terribile naufragio di cui non si conoscono troppi particolari, e spetterà a noi fargli riprendere il contatto con la civiltà. Fortunatamente i primi istanti di gioco consentono di capire la direzione da intraprendere, permettendo al giocatore di arrivare immediatamente al villaggio di Cierzo, il primo insediamento di cui faremo conoscenza. Lo chiariamo da subito: durante l’avventura la mappa di gioco serve a poco, perché a tutti gli effetti svolge il ruolo di una semplice cartina che non segna la posizione del giocatore e soprattutto non specifica tutti i sentieri percorribili.

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Già dalla primissima quest si può capire la stoffa di questo gioco, dal momento che si viene incaricati di trovare entro cinque giorni una determinata somma di monete, pena l’allontanamento del protagonista dal villaggio. Tali monete possono essere raccolte tramite degli incarichi svolti per alcuni NPC: il primo incarico che ci è stato assegnato implicava una spedizione in un dungeon alla ricerca di un fungo speciale. Il completamento della quest però è possibile anche secondo strade alternative: noi siamo riusciti a trovare (per puro caso) un nostro vecchio compagno di ciurma che, dopo averlo curato, ci ha consegnato una sorta di “concessione di grazia” sostitutiva alla consegna delle 150 monete.

La trama può essere seguita secondo diverse strade, portando il giocatore a dover compiere scelte anche di natura morale. Peccato che non riesca quasi mai a spiccare veramente il volo, risultando per lo più una storia dal sapore monotono e già vissuto. Non è escluso che possiate appassionarvi, però, dato che il gioco mette a disposizione una lore complessa e ricca di dettagli tutti da scoprire.

Sopravvivere non è mai stato così difficile

In sostanza quindi Outward non si presenta come un GDR canonico, e lascia pressoché totale libertà di azione e di decisione al giocatore il quale dovrà tener conto di ogni possibile effetto delle proprie azioni. Già, perché in Outward è praticamente impossibile agire allo sbaraglio ed in tal senso la componente ruolistica si trasforma in una lotta agguerrita per la sopravvivenza.

Anzitutto il personaggio, sviluppabile a piacimento senza classi preimpostate, soffre gli status vitali più importanti: fame, sete, caldo, freddo, stanchezza, peso eccessivo dello zaino, ingombro dello zaino nel combattimento e nelle rotolate, pesantezza dell’armatura indossata, oltre a tutte le alterazioni come ad esempio il veleno. Si dovrà tener conto perfino dei possibili agguati durante il sonno, nel caso in cui si decida di aprire la tenda e riposare in zone potenzialmente ostili. Prima di partire per qualsiasi missione è caldamente consigliato rifornirsi di bende, pozioni e qualsivoglia oggetto per recuperare salute, perché il mondo esterno in Outward non perdona. Chi cerca un’esperienza survival a 360 gradi troverà pane per i propri denti.

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La componente survival è accompagnata da un sistema di crafting piuttosto semplice ma soddisfacente, che consente di costruire da sé armi e armature raccogliendo legname o pietra, o di cucinare qualsiasi tipo di pasto si possa pensare: banalmente, perfino scaldare il pane sopra al fuoco consentirà di ottenere del pane tostato, secondo logica. La gestione dell’inventario non mette in pausa il gioco, e consiste nell’apertura dello zaino il quale dispone della “tasca principale” e di una tasca secondaria dove spostare a piacimento oggetti. La dimensione dei primi zaini è molto esigua e spinge il giocatore a prendere decisioni su cosa prendere e cosa lasciare, ma lo stesso varrà anche più avanti nel gioco, quando il peso dell’equipaggiamento più avanzato occuperà sempre più spazio.

Ci saremmo aspettati anche una componente di building più approfondita: la possibilità di costruire piccoli accampamenti avrebbe consentito una maggiore profondità di gameplay. E’ comunque possibile costruire la propria tenda, con tanto di fuoco da campo per cucinare gli alimenti, oppure posizionare il sacco a pelo e riposare (tenendo conto come già detto dei cicli di sonno e di veglia). Durante il riposo è possibile anche riparare gli oggetti in proprio possesso e allungarne di conseguenza la durata.

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Studente universitario e gamer nel tempo libero, la sua passione videoludica non ha confini. Questa passione nasce a 4 anni, quando si ritrova a giocare Doom II su un vecchio computer acquistato dal padre. Appassionato di giochi open-world e GDR, le sue pietre miliari sono le serie di Grand Theft Auto, Fallout e The Elder Scrolls. A fianco di ciò, la tecnologia e lo sport giocano un ruolo fondamentale nei suoi interessi, ed adora restare informato sulle ultime novità nei rispettivi settori.