Giochi a caccia di sequel

Di Andrea "Geo" Peroni
5 Febbraio 2017

Tonic_Trouble_US_Cover_N64

TONIC TROUBLE

Ubisoft era ossessionata da personaggio stilizzati ma con stile, semplici ma con grande potenziale, proprio come Rayman: una testa a punta, braccia e gambe scollegate da corpo, e così via. E proprio come Rayman viene concepito Ed, il violaceo simpatico protagonista di un platform action-adventure del 1999 chiamato Tonic Trouble pubblicato prima su Nintendo 64 e successivamente anche su PC e GameBoy Color. L’obiettivo era quello di divertire i più piccoli, con le mirabolanti quanto pazze gesta di questo personaggio, ma anche di immergerlo in un mondo più complesso di quello dell’uomo-melanzana diventato una icona del colosso francese dei videogiochi. Lanciatasi nel campo dei giochi in 3D, proprio come Rayman 2: The Great Escape (sempre del 1999) anche Tonic Trouble era un primo semplice, ma allo stesso tempo efficace, tentativo di lasciare totale libertà di esplorazione al giocatore pur dovendogli far rispettare certi paletti, imposti naturalmente dalla narrazione. Semplice così come una storia scritta esclusivamente per dare una parvenza di significato a quello che Ed faceva: il ragazzo (si può chiamare ragazzo?) è il responsabile di una gigantesca mutazione genetica che ha modificato e incattivito vegetali e verdure di tutto il mondo, a causa di una misteriosa lattina con un liquido verde. Come rimediare? Beh, semplicissimo, non sapremmo trovare un altro modo: costruire una macchina del tempo insieme a Suzy e Doc (no, non Emmet L. Brown purtroppo) e impedire la mutazione. Soffrendo di evidenti problemi di telecamera e di sezioni puzzle non brillantissime, non quanto certamente il suo diretto rivale Rayman 2, Ed scomparve silenzioso dai nostri schermi, abbandonato da quella Ubisoft che tanto aveva creduto nella sua figura. Il sequel pianificato, che secondo le informazioni si sarebbe potuto chiamare Tonic Adventure oppure Tonic Trouble 2 (originale, eh?), venne cancellato. Eppure, ancora oggi la sgradevole sensazione di non aver potuto aiutare nuovamente l’agente segreto Ed si fa sentire.

banjo-kazooie

BANJO-TOOIE

Sì, sì, placate gli animi. Banjo-Tooie non è stato l’ultimo gioco della serie nata dai ragazzi di Rare dopo aver siglato un importante accordo economico con Nintendo nel ’94. Grunty’s Revenge su GameBoy Advance, Banjo Pilot sempre sulla portatile Nintendo, e Banjo-Kazooie: Nuts & Bolts, più un esperimento che una vera e propria prosecuzione del brand. È però innegabile come il pubblico degli aficionados, quelli che ancora sperano in un ritorno alla ribalta dei gloriosi platform 3D come Super Mario 64 e appunto Banjo-Kazooie, sia in grane attesa di un sequel della serie principale. Quel Banjo-Threeie, insomma, del quale la stessa Rare continua a parlare da anni, capace di prendersi in giro da sola anche nell’ultimo Nuts & Bolts del 2008 per questa “promessa non mantenuta”. Certo, quest’anno uscirà Yooka-Laylee, sequel spirituale di Banjo-Kazooie e sviluppato da Playtonic Games (SH indipendente costituita da ex membri Rare, gli stessi creatori della serie originale), ma non è la stessa cosa. Non è maledettamente la stessa cosa. Con i suoi colorati e fantasiosi mondi, con i suoi jiggy e le note musicali da recuperare, con le decine di mosse da eseguire, Banjo e la compagna Kazooie sono rimasti nell’immaginario collettivo come un duo da rispettare e da lodare, e che avrebbe certamente meritato una sorte migliore. Ma si sa, il mondo dei videogiochi cambia in fretta. Così come per Tonic Trouble, anche i platform 3D di questo tipo hanno avuto una vita sfortunatamente breve, e la non rosea situazione di Rare, che nel 2002 vennero assorbiti da Microsoft. Altre direzioni, altre vie da percorrere, altri modi per sfondare nel mercato, come dimostra quel Sea of Thieves in uscita quest’anno. Il ritorno di Banjo e Kazooie, nonostante le dichiarazioni d’amore di Rare in più occasioni, appare utopico.

uagna alan wake

ALAN WAKE

Se Remedy Entertainment oggi sia al lavoro su un sequel, non ci è dato saperlo. I rumor si rincorrono da mesi, anni addirittura, anche dopo che gli sviluppatori annunciarono di essere al lavoro su Quantum Break uscito lo scorso aprile su Xbox One e PC. Ma Alan Wake 2 rimane ancora un’incognita per tutti. Non capace di entusiasmare all’epoca del suo lancio, ma diventato una sorta di fenomeno di culto per molti giocatori che lo riscoprirono anni dopo, Alan Wake è una storia molto particolare, dalla sceneggiatura spiccatamente televisiva. La struttura episodica del gioco, alla pari di produzioni come The Walking Dead o Tales from the Borderlands dei Telltale Games, conferisce infatti al gioco una lontana parvenza di serie TV, dove la narrazione va avanti a scossoni lasciando però tanti nodi che verranno al pettine solamente nel finale, quando anche il giocatore riesce a intuire cosa sia successo ad Alan, scrittore di successo tormentato da sogni, allucinazioni, misteriosi avvenimenti. A metà tra un Twin Peaks di David Lynch e un Lost di J.J. Abrams, Alan Wake rappresenta dal punto di vista narrativo una delle esperienze più coinvolgenti e stravolgenti degli ultimi anni in campo videoludico, pur soffrendo di diversi problemi tecnici e di un gameplay che lascia spesso a desiderare nelle fasi più concitate, e ogni volta che un piccolo rumor, una indiscrezione o anche solo una parola fuori posto di Remedy nomina il buon Alan, il nostro cuoricino inizia a palpitare, nella speranza un giorno di poterlo rivedere. Insieme ai suoi misteri, alle sue paure e alla sua intricata storia, introspezione psicologica che si mischia al fantasy per raccontare la tragedia di un uomo ricolmo di sensi di colpa.

Pagine: 1 2



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.