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Star Wars: Galactic Racer | Recensione

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È la seconda volta nel giro di poco più di un mese che l’universo di Star Wars si fa vedere nel mondo dei videogiochi, ma stavolta l’intento è totalmente differente: dopo il tatticismo dell’ottimo Zero Company, tocca alle gare adrenaliniche di Galactic Racer.

L’universo di Star Wars ha sempre vantato una relazione del tutto speciale con la velocità e la competizione sui motori. Chiunque abbia vissuto l’epoca dorata dei videogiochi tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 ricorda con profonda nostalgia Star Wars Episode I: Racer, un titolo capace di trasporre in modo ottimale la folle e frenetica disciplina dei Podrace sulle console di quegli anni. Negli anni successivi, l’aspetto automobilistico della galassia lontana lontana è stato spesso relegato a un ruolo di contorno, oscurato dalle epopee dei Cavalieri Jedi, dalle grandi battaglie spaziali o dagli sparatutto in prima persona.

È proprio da questa lacuna che nasce Star Wars: Galactic Racer, un titolo che prova a raccogliere quell’eredità e a ridargli linfa vitale, declinandola però attraverso le formule del game design moderno. Gli sviluppatori hanno tentato un’operazione tanto audace quanto affascinante: unire la frenesia delle corse clandestine ad alta velocità con la struttura tipica dei roguelite. Il risultato è un’esperienza ludica originale, capace di sorprendere fin dalle prime battute e di offrire un gameplay loop estremamente galvanizzante e potenziale fonte di forte dipendenza. Ma, ci sono i ma. E allora, parliamone un po’ nella nostra recensione.

Versione provata: PlayStation 5

Ritorno alle corse

Star Wars: Galactic Racer si posiziona in un’epoca di profondo cambiamento per la galassia: l’Impero Galattico è finalmente caduto, lasciando dietro di sé un vuoto di potere ma anche una diffusa sensazione di libertà priva di regolamentazioni oppressive. In questo clima, una figura carismatica e ambiziosa come Dario Pax decide di cogliere l’occasione per riportare in auge l’adrenalina pura, organizzando un nuovo, maestoso e clandestino Campionato Galattico di Corse.

Noi vestiamo i panni di Shade, un pilota professionista dal passato enigmatico che viene ingaggiato direttamente da Dario Pax. La missione che ci viene affidata va però ben oltre la semplice vittoria sul tracciato: un corridore rivale, l’astuto e spietato Kestar Bool, sta infatti tentando un vero e proprio colpo di stato interno all’organizzazione per prendere con la forza il possesso e il controllo assoluto del Campionato Galattico. Per impedire che l’evento finisca nelle mani sbagliate, Shade viene ingaggiato in gran segreto da Pax e deve farsi strada tra i ranghi della competizione, abbattere la concorrenza e costruire un veicolo sufficientemente potente da sfidare e sconfiggere Bool nell’evento finale.

L’avventura parte con un breve e ben strutturato prologo conoscitivo, pensato per farci saggiare per una manciata di secondi le peculiarità della guida e le tre tipologie di veicoli messe a disposizione. Possiamo prendere familiarità con il Landspeeder, un mezzo non velocissimo in senso assoluto ma estremamente bilanciato e facile da controllare; passiamo poi alla Speeder Bike, compatta, reattiva e dotata di un’accelerazione fulminea, perfetta per chi ama il rischio; infine proviamo lo Skim Speeder, eccezionale nel mantenere la traiettoria nelle curve più complesse e a suo agio soprattutto negli ampi spazi.

Superata questa fase introduttiva, la storia ci sposta immediatamente su Jakku. Il celebre pianeta desertico ospita la base operativa del torneo, un luogo che funge da hub per incontrare personaggi come Dario Pax e conversare con loro. Ma non solo. Tra una gara e l’altra, qui potremo passeggiare, interagire con vari mercanti e rivenditori di rottami, conversare con personaggi secondari per approfondire il contesto narrativo (e rivivere alcuni ricordi particolari, che strizzano l’occhio ai fan storici della saga) e accedere alle varie modifiche per il nostro mezzo.

Il tabellone del Campionato Galattico appare, ad un primo sguardo, immenso e ricchissimo di diramazioni. Aprendolo per la prima volta si ha quasi l’illusione di dover affrontare decine e decine di gare distinte anche solo per completare le tappe di un singolo pianeta. In realtà, Star Wars: Galactic Racer nasconde una natura roguelite che prende subito il sopravvento ribaltando la struttura classica a tornei. Per accedere ai singoli eventi occorrono i Gettoni del Campionato, e da qui possiamo iniziare a seguire una sequenza di eventi scelti a discrezione del giocatore. Quando questi gettoni si esauriscono (le condizioni per perdere un gettone variano da gara a gara), la run o il tour attuale si interrompe bruscamente e occorre ricominciare da capo la sessione successiva.

Shade non può partecipare a tutte le gare presenti sul tabellone; spetta dunque al giocatore tracciare strategicamente il proprio percorso, scegliendo a quali eventi prendere parte in base alle ricompense e ai rischi. La strada verso la vetta è tutt’altro che breve: la prima grande sessione di qualificazioni si snoda in un lungo cammino che tocca quattro pianeti differenti, fino a culminare in una suggestiva sfida boss contro una nostra vecchia conoscenza, Sebulba. L’iconico e scorretto rivale di Anakin Skywalker in Episodio I è infatti ancora in circolazione, più agguerrito che mai e pronto a gareggiare in qualsiasi competizione offra credito e gloria.

La storia funge da contorno per raccontare il Campionato Galattico, ed è una bella divagazione: i dialoghi sono piacevoli da ascoltare, l’intreccio e le personalità dei vari piloti funzionano, e il tutto riesce a restituire una dimensione sporca e più atipica dello sconfinato di Star Wars.

Come Funziona il Gameplay

Il vero cuore pulsante di Star Wars: Galactic Racer risiede in un gameplay loop sicuramente appagante, ma che mostra più di uno scricchiolio con l’avanzare della storia – non è l’unica modalità, ne parleremo tra poco.

Le gare hanno una durata contratta, durando al massimo tra i 2 e i 5 minuti, scelta che favorisce un ritmo costantemente tarato verso l’alto e che punta tutto sul senso di velocità puro e sulla frenesia, puntando su un gameplay molto arcade e nella direzione stilistica di un Burnout, con tanto di rallenty quando abbattiamo un rivale. Guidare un veicolo all’interno dei circuiti richiede grande concentrazione, poiché il gioco sfrutta a dovere la mitologia di Star Wars inserendo numerose insidie e condizioni ambientali dinamiche – il veicolo può surriscaldarsi, congelare a causa delle temperature rigide di Ando Prime, o corrodersi per le pozze d’acido. Proprio per questo, diventa utile imparare a costruire una build adatta e intelligente a coprire tutto il percorso. Sì, è proprio così: una build. 

A gestire la progressione interviene infatti la componente roguelite. Al termine di ogni competizione, che sia vinta oppure no, si ricevono premi sotto forma di Crediti e Kit di Potenziamento, o eventualmente anche Abilità da assegnare a uno dei tasti della croce direzionale. I Kit permettono di scegliere miglioramenti temporanei per la run in corso, consentendo ad esempio di incrementare la precisione di sterzata in curva, prolungare la durata dello scudo protettivo o potenziare l’impulso del turbo. Non mancano inoltre chicche stilistiche pensate per aumentare l’immersione in questo mondo di corse semi-clandestine, come la possibilità, a inizio gara, di scommettere una somma di Crediti con gli altri piloti sul risultato finale.

I parametri base del mezzo, tra cui Batteria, Resilienza e Autoreattore, vanno curati costantemente. A fine corsa, il sistema assegna anche pezzi e componenti generati casualmente, ciascuno dotato di abilità o modificatori specifici. Tuttavia, la progressione non è del tutto priva di malus: alcuni pezzi installati portano in dote delle vere e proprie maledizioni o difetti di fabbrica che peggiorano determinati attributi del veicolo. La componente roguelite si fa sentire anche in questo, con gli sviluppatori che hanno saputo costruire una progressione molto interessante. L’unico modo per rimuovere tali malus è spendere una cospicua quantità di crediti presso i negozi di rottami collocati nelle zone sicure dell’hub.

La vera anima della progressione risiede però nei Punti di Tuning Permanenti. A differenza dei kit temporanei che si perdono in caso di sconfitta o al termine dei gettoni a disposizione, i punti tuning restano saldamente nel patrimonio del giocatore. Anche quando si fallisce una manche del Campionato Galattico e si è costretti a ripartire dall’inizio dell’atto, questi punti consentono di acquistare sblocchi e miglioramenti definitivi per l’officina e per i veicoli. Questo meccanismo garantisce che nessuna sessione di gioco risulti davvero sprecata, spingendo continuamente il giocatore a voler fare un’altra corsa prima di chiudere.

Se la struttura della campagna convince davvero tanto come concetto, lo stesso non si può dire per l’intera produzione – e questo elemento, purtroppo, si estende anche oltre la storia.

Il vero problema del gioco emerge sfortunatamente sulla distanza ed è legato alla scarsità di contenuti effettivi. Sebbene la galassia promessa sembri sconfinata e il tabellone iniziale lasci presagire una varietà enorme, bastano poche ore di gioco per accorgersi che i tracciati a disposizione sono davvero pochi. Le varie tipologie di eventi, dalle corse tradizionali a quelle a eliminazione, finiscono per riciclare continuamente le medesime ambientazioni e le stesse piste, semplicemente ritagliandole o proponendole in senso inverso. Trattandosi di un titolo pensato per sessioni veloci e mordi-e-fuggi, la ripetitività strutturale finisce per farsi sentire fin troppo presto, riducendo l’entusiasmo della scoperta.

Oltre alla campagna principale, pensata essenzialmente come un lungo allenamento per prendere confidenza con la guida e con i vari veicoli, il titolo offre due ulteriori modalità. La prima è la Modalità Scenari, che permette di vestire i panni di altri piloti del campionato come Nik Skandaro, Fola Kanjen, Ary Quill o lo stesso villain Kestar Bool; pur aggiungendo un pizzico di colore, la sostanza varia pochissimo, trovandoci ad affrontare brevi sequenze di gare consecutive prive però di novità strutturali – ricalcano in tutto e per tutto la campagna.

La seconda opzione è la Modalità Arcade, che raccoglie circa 50 sfide a tempo in una sezione decisamente competitiva e priva di fronzoli, dove la difficoltà si impenna notevolmente e le medaglie d’oro richiedono una padronanza perfetta di ogni singola traiettoria. Le cose si faranno molto più interessanti con il progredire del gioco, quando arriverete a sbloccare la quarta categoria di veicoli, gli sgusci direttamente da Ep. I: le corse si fanno a dir poco adrenaliniche, tenere il veicolo in strada è fantastico, producendo sensazioni di velocità estreme.

Visibilità ridotta

Sul piano puramente estetico e visivo, Star Wars: Galactic Racer mette in mostra un impatto di grande livello. Il colpo d’occhio è notevole: i colori sono vividi, le texture dei veicoli e degli ambienti sono ricche di dettagli e la gestione dell’illuminazione regala scorci davvero suggestivi. Il senso di velocità restituisce una sensazione fisica alla guida eccezionale, capace di far percepire la frizione dell’aria e l’aderenza precaria dei bolidi a mezz’aria.

Tuttavia, il level design e la direzione artistica dei circuiti prestano il fianco a qualche criticità di non poco conto. La scelta di adottare un’illuminazione estremamente realistica e ricca di effetti particellari, fumo, esplosioni e neon, unita alla velocità siderale a cui viaggiano i mezzi, finisce spesso per compromettere la leggibilità del percorso. Non è raro impattare a 400 km/h contro un ostacolo non identificato per tempo o sbagliare completamente la curva semplicemente perché il tracciato si fonde visivamente con lo sfondo o con gli effetti di luce a schermo.

Il design dei percorsi risulta essere piuttosto classico e, in certi frangenti, eccessivamente caotico. Per evitare incidenti disastrosi occorre dunque memorizzare a memoria le piste, fattore che richiede parecchio esercizio e un tasso di pazienza non indifferente.

Molto bene i suoni dei veicoli, meno le musiche generali del titolo – poche e non certo memorabili. Ci saremmo aspettati anche qualcosa di più sulla personalizzazione estetica. Galactic Racer presenta una modalità online multiplayer che, sulla carta, è quella che ha l’obiettivo di trainare il gioco per molto tempo, ma ben poco è stato fatto per rendere appetibile questa modalità. Sebbene vi sia un discreto numero di modelli sbloccabili per le tre categorie di veicoli, disponibili anche in sede multiplayer, i pezzi effettivi che consentono di modificarne radicalmente le forme, la carrozzeria o i dettagli visivi sono davvero pochi.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

7.8
Verdetto
Riassunto

Star Wars: Galactic Racer è un titolo sorprendente, un esperimento ludico indubbiamente riuscito nella sua idea di fondo. Fondere la struttura di un roguelite con la frenesia di un arcade racer ambientato nella galassia di George Lucas era un'intuizione rischiosa, ma il gameplay loop è un'idea fantastica e capace di generare una forte dipendenza fin dalle prime gare. Peccato che il gioco, sfortunatamente, si perda sul medio e lungo periodo: i pianeti presentano ambientazioni variegate, ma i circuiti sono pochi e ridondanti. È un titolo per gli appassionati più sfrenati delle corse sugli sgusci nella Galassia Lontana Lontana, ma speravamo in qualche guizzo in più.

Pro
Idea geniale che fonde perfettamente corse ad alta velocità e meccaniche roguelite. Gameplay divertente, frenetico e capace di creare forte dipendenza Ottimo senso di velocità e buon utilizzo del lore di Star Wars Sistema di progressione permanente appagante
Contro
Scarsità di tracciati effettivi: la ripetitività affiora dopo poche ore Leggibilità della pista talvolta compromessa dal caos visivo Opzioni di personalizzazione estetica dei veicoli piuttosto limitate Modalità secondarie poco approfondite
  • Giudizio complessivo7.8
Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

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