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Trails in the Sky 2nd Chapter | Recensione

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The Legend of Heroes è una serie estremamente longeva, un vero e proprio fenomeno videoludico che ha avuto inizio nel lontanissimo 1989. Nel complesso si tratta di oltre 20 giochi ambientati in diverse zone del continente di Zemuria, ma allo stesso tempo fortemente collegati tra loro sul piano narrativo, tanto da formare un’unica grande saga. I Trails in the Sky possono essere considerati, in qualche modo, una sorta di prologo dell’intera vicenda.

L’anno scorso Nihon Falcom aveva rilasciato il remake del primo capitolo, Trails in the Sky 1st Chapter, una versione aggiornata e svecchiata nelle meccaniche di un gioco diventato un cult, e che questa volta vedeva impiegato lo stesso motore grafico utilizzato per Trails Through Daybreak. All’epoca si trattò di una vera e propria rivoluzione, perché gli sviluppatori avevano trasformato gli scenari bidimensionali dell’originale in un’affascinante veste grafica 3D basata sul cel shading. In combinazione con una grande quantità di elementi di gameplay ripresi dagli episodi più recenti della saga, il risultato era un’esperienza completamente nuova, pur rimanendo narrativamente fedele all’originale. Le ottime valutazioni e le buone vendite devono aver convinto gli sviluppatori che valeva la pena portare avanti questa idea. Ed eccoci quindi di fronte alla recensione di Trails in the Sky 2nd Chapter!

Versione provata: PC

Ritorno al passato

Del resto, sarebbe stato imperdonabile non realizzare il seguito del primo remake: 1st Chapter si conclude infatti con un enorme cliffhanger che, a conti fatti, rappresenta l’inizio della vera e propria lotta contro l’antagonista principale: Ouroboros, l’organizzazione che, perseguendo i propri interessi, destabilizza il regno di Liberl e l’intera Zemuria.

Il gioco comincia subito dopo la conclusione del primo capitolo. Abbandonata da Joshua, Estelle, disperata, si aggrappa all’ultima speranza rimastale e torna a Rolent, nella speranza di ritrovare il fratello adottivo, nei confronti del quale ha sviluppato sentimenti molto più profondi nel corso degli eventi del capitolo precedente.

Naturalmente Joshua è scomparso senza lasciare traccia e l’unica pista conduce a Ouroboros. Estelle, ormai senior bracer, decide quindi di seguire le tracce dell’organizzazione e riportare Joshua a casa.

Un elemento tipico della serie è il ritmo compassato, accompagnato da una quantità cospicua di dialoghi e dalla costruzione graduale delle storie dei personaggi secondari. Anche questa volta non è diverso, sebbene, rispetto al primo capitolo, l’azione inizi ad accelerare più rapidamente. Nel primo gioco si attendeva fino all’ultimo capitolo per assistere ai primi eventi davvero significativi, esplorando lentamente Liberl, svolgendo incarichi per la gilda e risolvendo i problemi dei suoi abitanti. Anche qui, comunque, si parte in modo simile: il prologo e i primi due capitoli servono ancora una volta soprattutto a presentarci il mondo e i personaggi, piuttosto che a far avanzare la trama.

Un approccio di questo tipo fa sì che oggi questi giochi non siano decisamente adatti a tutti. In alcuni momenti sono infatti più vicini a una visual novel che a un classico JRPG, e i loro passaggi idilliaci, accoglienti e rilassanti potrebbero essere percepiti semplicemente come noiosi da chi è abituato a sceneggiature più dinamiche, come quelle che oggi troviamo nella maggior parte dei videogiochi. È bene tenerlo presente per chi si approccia alla serie da neofita.

Squadra che vince non si cambia

Il secondo capitolo è ambientato per la maggior parte negli stessi luoghi, quindi ritornano ambientazioni e personaggi che già conosciamo. Purtroppo, all’inizio è difficile liberarsi dalla sensazione di stare giocando praticamente allo stesso gioco dell’ultima volta.

Con il progredire degli eventi, tuttavia, arriva una maggiore dose di novità e la stessa Liberl subisce una profonda trasformazione a causa delle azioni della malvagia organizzazione. Sullo schermo compaiono inoltre alcune personalità decisamente singolari che dovremo affrontare.

Il combattimento si svolge secondo due modalità. In tempo reale possiamo colpire gli avversari, caricare la barra delle abilità utilizzando, tra le altre cose, schivate perfette, e ricorrere agli attacchi speciali: tutto funziona esattamente come nel primo capitolo. Premendo un singolo pulsante possiamo passare alla modalità a turni, preferibilmente dopo aver stordito l’avversario, ottenendo così un vantaggio. In questo modo i nostri personaggi possono utilizzare tecniche potenti e incantesimi basati sugli orbment.

Gli attacchi hanno aree d’effetto differenti, perciò diventa fondamentale posizionare correttamente i nostri personaggi nell’arena, un’operazione che possiamo effettuare liberamente durante ogni turno. A completare il sistema troviamo diversi effetti di stato e un sistema basato sugli elementi, che determina debolezze e resistenze delle creature.

La base dello sviluppo dei personaggi è costituita dai punti esperienza e dai livelli. Dovremo inoltre equipaggiarli con orbment sempre più potenti, migliorando anche gli amuleti nei quali vengono inseriti. Questi garantiscono abilità passive, bonus alle statistiche e accesso a incantesimi più potenti. Gli orbment possono essere trovati nel mondo di gioco oppure sintetizzati e potenziati nelle città utilizzando cristalli chiamati Sepith. Non manca nemmeno un semplice sistema di equipaggiamento, con la possibilità di applicarvi effetti aggiuntivi.

In questo modo il gioco ci incoraggia al grinding e allo svolgimento delle numerose attività opzionali presenti. Tradizionalmente, possiamo trovarle sulla bacheca degli annunci della gilda dei Bracer. Alcune sono decisamente più interessanti rispetto a quelle del primo capitolo e richiedono un pizzico di ragionamento in più, ma la maggior parte continua a ridursi al semplice trovare, sconfiggere o recuperare qualcosa.

Il gioco offre anche attività secondarie come la pesca e la cucina. Ai livelli di difficoltà più elevati possono rivelarsi piuttosto utili, mentre a quelli inferiori rappresentano soprattutto un’aggiunta.

Il secondo capitolo sviluppa ulteriormente anche il sistema di viaggio rapido che, insieme alla modalità “speed mode” già presente in precedenza, rappresenta un rimedio efficace al frequente backtracking richiesto dal gioco.

Tecnica altalenante

Trails in the Sky 2nd Chapter si basa sullo stesso stile grafico del capitolo precedente. Come accennato, sono stati riutilizzati molti degli stessi asset. Da un lato questo riciclo lascia un po’ delusi, dall’altro i modelli dei personaggi sono davvero ben realizzati.

Lo stesso non si può dire delle ambientazioni, che peccano di dettagli e di imponenza, ed è purtroppo un’abitudine di Nihon Falcom. Gli sviluppatori non hanno cercato di stupire con filtri spettacolari, giochi di luce o un livello di dettaglio eccessivo. Di conseguenza, il gioco presenta anche requisiti hardware relativamente contenuti e dovrebbe funzionare praticamente su qualsiasi configurazione; all’occorrenza è inoltre presente il supporto agli upscaler. Per questa ragione, possiamo consigliare senza remore anche l’esperienza su device portatili come Steam Deck. Sulla nostra configurazione, che monta un Ryzen 9700x, 64GB di RAM, una RTX 3070ti, ed il gioco installato su un NVME, Trails in the Sky 2nd Chapter gira a 120fps stabili, con tutte le opzioni al massimo. Sono supportati i moderni metodi di upscaling tramite uso di intelligenza artificiale come DLSS di Nvidia e FSR di AMD, e anche le risoluzioni in formato ultrawide.

Uno degli elementi degni di nota è senza dubbio il comparto audio. Il doppiaggio giapponese è eccellente e i doppiatori proseguono l’ottimo lavoro già svolto nel primo capitolo. Peccato solo non sia disponibile una traduzione in italiano dei dialoghi.

La colonna sonora è davvero ottima e alcuni brani sono molto evocativi, soprattutto quando sostengono musicalmente i momenti clou della storia. Anche in questo caso, però, troviamo parecchie tracce riprese direttamente dal primo capitolo. Ascoltare alcune di esse per l’ennesima volta può diventare semplicemente ridondante. Peccato che non si sia optato per qualche riarrangiamento o variazione degli stessi brani, anche se forse l’intenzione era semplicemente quella di rimanere il più fedeli possibile all’originale.

È questo il momento giusto per iniziare!

I due capitoli di Trails in the Sky formano una storia sostanzialmente autoconclusiva, i cui elementi verranno poi sviluppati nei successivi episodi della saga. Del resto, è significativo che il protagonista del terzo capitolo della trilogia sarà un personaggio diverso, che qui compare per la prima volta: Kevin Graham, un prete della Chiesa Septiana.

Si tratta quindi di un’occasione praticamente perfetta per avvicinarsi per la prima volta alla serie Trails e capire da dove derivi il suo enorme seguito. Entrambi i giochi sono JRPG solidi, caratterizzati da personaggi vivaci, un mondo ricco e una storia coinvolgente capace di suscitare un’intera gamma di emozioni.

Rimane qualche piccolo difetto: in alcuni momenti si sente il peso dell’eccessivo riciclo degli asset, compresa la musica, e lascia perplessi anche l’assenza di una traduzione italiana dei dialoghi. Inoltre, come rimarcato in precedenza, il pacing piuttosto lento di queste produzioni potrebbe scoraggiare alcuni giocatori, più abituati a giochi di ruolo più frenetici e con una mole inferiore di dialoghi.

Trails in the Sky Second Chapter rappresenta una splendida conclusione delle vicende iniziate nel primo capitolo e un forte candidato al titolo di miglior JRPG dell’anno. Ora non vediamo l’ora di scoprire i prossimi remake e di scoprire il futuro di questa saga pluridecennale!

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

9
Riassunto
Riassunto

Trails in the Sky 2nd Chapter prosegue direttamente dal finale climatico del primo capitolo. Estelle è di nuovo sulle tracce di Joshua, e continua la lotta contro i malvagi Ouroboros. La storia è ricca di colpi di scena, ma ciò che colpisce soprattutto nella serie è l’eccellente costruzione di un mondo dettagliato e plausibile, anche grazie ai tanti personaggi comprimari ben caratterizzati. Il gameplay rimane su altissimi livelli, con un combattimento a doppia fase action e a turni, e un sistema di sviluppo ben progettato. Tecnicamente il gioco non è di sicuro ai vertici di questa generazione, e soprattutto gli ambienti sono carenti di dettagli, ma il comparto sonoro è ottimo, con un doppiaggio giapponese molto espressivo e una colonna sonora che accompagna con efficacia la narrazione. Purtroppo c’è da segnalare che anche questa volta manca una traduzione in italiano. Ma 2nd Chapter rimane un egregio JRPG, e ormai non vediamo l’ora dei prossimi remake e del proseguimento di questa serie più che longeva!

Pro
Storia eccellente e personaggi ben caratterizzati Sistema di combattimento profondo, tattico e articolato, con animazioni spettacolari Interessante sistema di sviluppo dei personaggi Ottimo doppiaggio Colonna sonora evocativa
Contro
Riciclo degli asset Mancata traduzione in italiano Ritmo lento, che potrebbe scoraggiare i neofiti
  • Giudizio complessivo9
Scritto da
Silvia SiL Mannu

Nel lontano 1990 entro in una sala giochi e scopro i cabinati arcade. Da quel momento, la passione per i videogames non mi ha mai abbandonata. Oggi sono una PC Gamer legata soprattutto a titoli action, giochi di ruolo, stealth e picchiaduro.

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