UAGNA A-WORSTS 2019 | I 5 flop del 2019

Di Andrea "Geo" Peroni
14 Dicembre 2019

Sì, è arrivato anche quel momento.

Dopo avervi parlato, la settimana scorsa, dei 10 migliori giochi del 2019 per la nostra redazione, arriva il momento più temuto da tutti: la classifica dei peggiori flop dell’anno.

Come ogni anno, ci teniamo a ricordarvi che questa classifica tiene conto di un concetto più ampio di flop, che non riguarda solamente la qualità di un videogioco. Flop può riferirsi anche al non aver mantenuto aspettative altissime, cosa accaduta non di rado negli ultimi anni, e forse potete già aver intuito quale titolo si porta a casa oggi il triste appellativo di peggior flop del 2019.

Il funzionamento dei The Uagna A-Worsts è molto semplice: abbiamo chiesto ai nostri redattori (Marco Di Prospero, Matteo Bovolenta, Alberto Baldiotti, Claudio Caudullo, Marco Amato, Marco Corazza, e ovviamente anche il sottoscritto lo ha fatto) di redigere una TOP 10 dei migliori videogiochi del 2019, ai quali è stato assegnato un punteggio in base alla posizione in classifica: 1 punto al 10°, 2 punti al 9° e così via, fino a dare 10 punti al 1° classificato. Il risultato è la classifica che trovate di seguito, in cui vi elenchiamo i peggiori 5 flop del 2019 del mondo dei videogiochi.

Alcuni, fortunatamente per loro, sono riusciti a non entrare a far parte di questa classifica, ma noi, pignoli, diamo loro una piccola porzione di popolarità. Nelle varie classifiche singole sono rientrati Layers of Fears (1 punto), Contra: Rogue Corps (3), Shenmue III (5), NBA 2K20 e Need for Speed: Heat (6), Google Stadia (8), Mario Kart Tour (14), Crackdown 3 (16), Rage 2 (20), Tom Clancy’s The Division 2 (21), Far Cry: New Dawn (23), One Piece: World Seeker (24) e Jump Force (27), quest’ultimo a parimerito con il primo gioco di cui parleremo ma che finisce fuori dalla TOP 5 per il tutto sommato buon supporto che ha avuto dopo il lancio, che ha fatto dimenticare qualche problema.

5. RUSH WARS (27 punti)

Oh my god, è tornata Supercell, ecco il nuovo successo Rush Wars“. Lo abbiamo pensato tutti. E invece, il gioco si è dimostrato essere un floppone per la povera Supercell, che dopo Clash of Clans e Clash Royale sembra davvero non imbroccarne più una. Anzi, Rush Wars è stato anche il primo gioco a non riuscire a diventare un vero gioco. Le uniche possibilità che abbiamo avuto per testare Rush Wars sono state attraverso un periodo di beta pubblica, che doveva servire agli sviluppatori ad affinare il gioco e gestire al meglio il lancio definitivo. In realtà, la beta ha fatto capire a tutti, pubblico e Supercell, che il gioco semplicemente era tutto sbagliato. Nonostante un’accoglienza con numeri davvero importanti, il tutto si è risolto in un nulla di fatto.

4. TOM CLANCY’S GHOST RECON: BREAKPOINT (37 punti)

Il concept di Ghost Recon: Breakpoint, tutto sommato, è semplice da capire. Open world, PvE e PvP, loot compulsivo, missioni principali e secondarie. Come dite? Vi suona familiare? Ma certo, questo perché il gioco riprende di fatto le meccaniche di Wildlands aggiungendosi qualcosa qua e là dagli altri franchise Ubisoft, specialmente The Division. Una pratica che il colosso francese, come ricordiamo a (quasi) ogni uscita di peso sul mercato, ripropone continuamente. Capitò con Assassin’s Creed e Far Cry, che si copiarono a vicenda alcune meccaniche e strutture di gioco. È capitato anche quest’anno nuovamente con Far Cry: New Dawn, che senza successo ha cercato di assorbire tematiche GDR in un concept che con il gioco di ruolo non ha niente a che fare.

Nuovamente, Ghost Recon: Breakpoint si è rivelato essere un prodotto davvero poco originale, per non dire per nulla originale. Il gioco è privo di una vera evoluzione, e le cose, dalle parti di Ubisoft, iniziano a farsi pesanti. Anche e soprattutto a causa di un comparto tecnico non particolarmente avanzato e di un numero indecifrabile di bug e glitch, il gioco è stato un grosso flop per la compagnia insieme a quel The Division 2 che dal punto di vista delle vendite ha deluso tutte le aspettative, anche le più basse. Conseguenza: tutti i franchise in arrivo nel 2020 sono stati posticipati a data sconosciuta, e non è detto che questo non abbia portato a stravolgimenti anche su altre serie come Assassin’s Creed. Le ultime debacle devono aver fatto molto male a Ubisoft: il pubblico è stanco di concept riciclati e rimescolati all’infinito, e il colosso francese ne ha abusato fin troppo. Speriamo solo che non sia troppo tardi per capirlo…

anteprima ghost recon breakpoint

3. WWE 2K20 (38 punti)

WWE 2K20 si presenta subito in modo notevole: numerose e accattivanti sono le modalità di gioco che possiamo provare in “Esibizione” nei panni di altrettanti combattenti, di entrambi i sessi, sia del glorioso passato del wrestling, come John Cena, Batista Undertaker, solo per fare un paio di nomi, sia di tempi più recenti. Se questo è quanto di buono si nota a primo acchito, ci sono alcuni aspetti contrari su cui è impossibile sorvolare. Dal momento che anche l’occhio vuole la sua parte, è impossibile non notare lo stato di stasi grafica, se non regresso, che ha subito il titolo rispetto alle scorse edizioni. Nella modalità “La mia Carriera” le animazioni e i modelli 3D sembrano essere a stento all’altezza della vecchia generazione di console. Un altro tasto molto dolente, purtroppo, è quello che riguarda il gameplay. Tempestata di bug e caratterizzata da una fisica che in molte situazioni lascia a desiderare, l’esperienza di gioco non è proprio delle migliori: i lottatori a volte sembrano rimbalzare da un lato all’altro senza un preciso criterio, passando attraverso, alla volte, anche agli oggetti presenti sul ring. Tutte queste caratteristiche, poi, si riflettono anche nella parte online del gioco.

Un pesante flop per 2K, in un anno un po’ particolare per la compagnia. Nonostante l’ottimo Borderlands 3, l’azienda ha dovuto anche fare i conti con le critiche ricevute da NBA 2K20, accusato di aver abusato delle microtransazioni. Speriamo che la lezione sia servita, come nel caso di Ubisoft e Ghost Recon.

2. LEFT ALIVE (39 punti)

Devo essere sincero, non ho terminato Left Alive, e dunque qualcuno potrebbe dire che non ho le facoltà per esprimermi. E invece lo faccio, perché bastano 20 minuti per rendersi conto che Left Alive è una vera e propria schifezza, è il gioco per il quale la denominazione di flop indica un gioco dal quale stare alla larga nel modo più assoluto. Nel suo tentativo di emulare a tutti i costi la nobile saga di Metal Gear con ambientazioni, temi, gameplay e addirittura cover art, Left Alive perde nel confronto su tutta la linea. Davvero, si salva poco o nulla di questo progetto, il degno erede di quell’obrobrio di The Quiet Man che, peraltro, era pubblicato sempre da Square Enix, ormai specializzata nell’entrare nelle classifiche flop di ogni anno. Left Alive ha una storia inutile, i personaggi non sono carismatici, l’IA dei nemici era più avanzata su Super Mario Bros. del 1985, il gameplay raggiunge picchi di bruttezza rari per un videogioco sviluppato con quello che deve essere stato un discreto budget.

Non ho terminato Left Alive semplicemente perché ho scelto di spendere meglio il mio tempo da dedicare ai videogiochi. E questo progetto, davvero, non si merita neanche un secondo del vostro tempo. Bocciatura totale. Consigliamo a Square Enix di prendere in considerazione progetti che siano VERAMENTE interessanti, non solo nell’idea. Perché al prossimo Left Alive venduto a prezzo pieno, le polemiche saranno ancor più feroci di adesso.

Left Alive

1. ANTHEM (70 punti)

Una debacle, su tutti i fronti. Anthem ha conquistato la vetta delle classifiche flop di ogni membro del nostro staff. 7 partecipanti, 7 primi posti. E come darci torto. Anthem, l’ultima fatica di una BioWare in disperato bisogno di riprendersi dopo le critiche di Mass Effect: Andromeda, prometteva di essere il nuovo punto di riferimento dei Game as a Service, il rivale di Destiny e simili, il nuovo kolossal che avrebbe fatto la fortuna di Electronic Arts. Sappiamo perfettamente che niente di tutto ciò è avvenuto.

La beta, lanciata alcune settimane prima dell’uscita del gioco, non lasciò sensazioni estremamente positive, ma un baluardo di speranza ancora si faceva largo nei cuori di chi aveva scelto di puntare sulla fatica di BioWare. Una speranza vana: Anthem si è dimostrato essere un prodotto scialbo, un gioco senza un’identità ben precisa, un agglomerato di meccaniche già viste e riviste in tutte le salse negli scorsi anni immerse in un mondo caratterizzato da una brillante direzione artistica ma mai indimenticabile. Anthem è proprio questo: un gioco dimenticabile. Gli enormi problemi al lancio sono di fatto gli stessi che oggi, a 11 mesi dal debutto, troviamo in Anthem. Il supporto è stato confusionario, con innumerevoli rinvii, cambiamenti in corsa e ulteriori problemi che si accumulavano a quelli già presenti. A 6 mesi dal lancio, Anthem era già in vendita a meno di 10£ nel Regno Unito. Oggi, con appena 4€, lo potete trovare in versione completa su EA Access e giocarlo per un mese. Se vi va, potete farvene un’idea ad un costo davvero irrisorio (e nel caso non siate proprio soddisfatti, potete sempre ripiegare su un Battlefront II, Battlefield V o un altro gioco incluso nel servizio). Anthem non è un gioco terrificante come lo può essere un Left Alive, ma indubbiamente è stato un flop enorme. Il più grande del 2019.

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