Che cosa succede quando si combina un roguelike folle con il collezionismo di carte (probabilmente l’attività ludica più compulsiva mai concepita) e lo si accelera fino all’estremo? Nasce un videogioco che sembra progettato unicamente per divorare il tempo libero di qualsiasi utente. Vampire Crawlers è, in sostanza, una nuova dipendenza in arrivo su PC e console.
Intendiamoci, l’impressione non è retorica: doveva essere una prova rapida, una curiosità da archiviare in pochi minuti. Si è trasformata invece in oltre due ore filate, di quelle che terminano con la promessa, puntualmente smentita, di “un’ultima partita”.
L’idea, in un panorama saturo di roguelike a base di carte, è sorprendentemente semplice e si racchiude nella mera velocità. Non per nulla lo sviluppatore poncle ha definito il progetto “turbo wildcard”, e non è solo marketing. La struttura è quella di un dungeon crawler classico, dove si percorre la mappa passo dopo passo e i mostri attivano il combattimento quando vengono raggiunti. A quel punto entrano in scena le carte, rappresentate da coltelli, asce, bibbie, armature, quindi oggetti familiari a chi conosce Vampire Survivors, ma qui reinterpretati per colpire gruppi di nemici, respingerli o rinforzare temporaneamente la difesa.
Pensa veloce, agisci con calma
La vera rottura rispetto ai deckbuilder tradizionali è il ritmo. Le carte si giocano alla velocità con cui si riesce a premere un pulsante. Esiste perfino un comando per calare l’intera mano in un colpo solo. All’inizio l’esperienza sembra quasi automatica, in quanto contro nemici deboli si procede come uno schiacciasassi mentre lo schermo si riempie di numeri di danno. Ma basta un lieve aumento della difficoltà per capire che l’impulsività è punita: una sequenza sbagliata, e si finisce sconfitti da un nemico insignificante.
Sotto l’apparente frenesia c’è infatti una logica precisa. Il sistema ruota attorno alle combo; giocare le carte in ordine crescente di costo in mana moltiplica il danno della successiva. Non è quindi solo una questione di riflessi, ma di costruzione del mazzo. Troppe carte gratuite interrompono la progressione, mentre troppe carte costose la rendono ingestibile. Il giocatore è di conseguenza costretto a pensare prima ancora di combattere.
Forzieri e avanzamenti di livello forniscono gemme che applicano bonus specifici, come raddoppio del danno ed effetti aggiuntivi, rendendo cruciale l’ordine di utilizzo. Una carta di primo acchito ordinaria può diventare devastante se inserita nella sequenza giusta. Il risultato è un equilibrio sinuoso, in quanto l’azione è rapidissima, ma la strategia è continua e fondamentale.
Passivo aggressivo
La trovata più brillante riguarda la reinterpretazione dei bonus passivi. Oggetti come gli Spinaci o il Quadrifoglio, che in origine erano semplici potenziamenti permanenti da raccogliere sulla mappa, diventano qui carte jolly. Il bonus resta attivo per tutta la partita, ma la carta, una volta usata, scompare dal mazzo e funziona da estensione di combo.
All’inizio li si consuma appena pescati. Poi si comprende il loro vero valore, che richiede una loro conservazione per uno scontro importante, trasformano una situazione disperata in un ribaltamento improvviso. Ottimizzando la pescata e il mana, una sequenza standard può allungarsi in catene sempre più lunghe, fino a eliminare un boss in un’unica mano. I moltiplicatori promettono profondità ben oltre le prime ore, visto che si percepisce chiaramente di essere solo all’inizio di un sistema più vasto.
Di tutto e di più
Come prevedibile per uno spin-off di Vampire Survivors, i contenuti già ora abbondano considerata la mole di personaggi da sbloccare, potenziamenti permanenti, abilità che rivelano segreti sulla mappa, evoluzioni ottenute combinando carte specifiche, boss improvvisi e livelli che diventano davvero punitivi alle difficoltà superiori. Il gioco appare già rifinito nonostante l’uscita prevista per metà 2026.
Eppure, sulla carta, resta un titolo leggero. Strategicamente meno opprimente di molti deckbuilder, più immediato, quasi frivolo. L’accessibilità non riduce il coinvolgimento, lo amplifica. L’azione è veloce abbastanza da non stancare e la strategia abbastanza presente da non annoiare. L’orgoglio dell’utente riceve ricompense continue, senza troppi compromessi. È la stessa alchimia che ha reso Vampire Survivors un fenomeno, ossia partite brevi, progressione costante, miglioramenti percepibili a ogni tentativo.
La promessa è sempre la stessa: ancora una partita.
E ogni volta sembra davvero breve.
Poi si guarda l’orologio, ed è già notte.



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