Ant-Man – Recensione

Di Andrea "Geo" Peroni
15 agosto 2015

Stanchi di passare le calde serate d’agosto a guardare film di serie B dell’Asylum su pitoni giganteschi e tornado di squali? Correte al cinema più vicino, e comprate un biglietto per Ant-Man, ultimo film della Fase 2 dell’Universo Cinematografico Marvel approdato nelle nostre sale il 12 agosto scorso. Se però siete in cerca di mega-scazzottate alla Hulk vs. Hulkbuster come in Avengers – Age of Ultron, o se volete esplorare magnifici mondi come in Guardiani della Galassia, siete in errore: Ant-Man non è niente di tutto questo, ma resta un film decisamente godibile.

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Il preludio del film, della durata di circa 1 minuto, è ambientato nel 1989 ed è già farcito a dovere di riferimenti: il Triskelion dello SHIELD in fase di costruzione, Peggy Carter, Howard Stark e lo SHIELD stesso, e naturalmente Henry Pym, interpretato da uno straordinario Michael Douglas ringiovanito per l’occasione dalla computer grafica, con un risultato a dir poco eccellente. Subito dopo, l’azione si sposta nel presente, a San Francisco, dove Scott Lang è da poco uscito di prigione. La storia di Lang, che deve occuparsi della figlia Cassie, sarà perfetta per gettare le basi di una sua collaborazione col dottor Pym, preoccupato per la sua tecnologia ora in mani sbagliate (Darren Cross, nuovo presidente della Pym Technologies), e per la (ri)nascita di Ant-Man. La nascita di un nuovo Avenger.

Sebbene il film sia nato in una bolla di insicurezza e diffidenza da parte di molti (l’abbandono di Edgard Wright, regista originale del film, a pochi giorni dall’inizio delle riprese fu un duro colpo), non si può certo dire che Ant-Man non sia un film riuscito bene. Il giusto tocco di comicità, dato anche dalla regia di Peyton Reed, e una breve seppur azzeccata dose di azione. Ant-Man non è un film alla Avengers – Age of Ultron dove il conflitto è dietro l’angolo, no: Ant-Man è un genere (quasi) completamente diverso, una sorta di commedia supereroistica, se così si può definire. Un buon modo per staccare dopo il secondo frenetico capitolo degli Avengers, e per arrivare in tutta tranquillità a quello che potrebbe essere uno dei film più mastodontici di sempre dei Marvel Studios, Captain America – Civil War.

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Bene i personaggi di supporto, come la banda di amici di Lang, organizzati seppur divertenti. Poco sfruttata invece Evangeline Lilly nel ruolo di Hope Pym (figlia di Hank), anche se il finale del film potrebbe farci capire che presto la rivedremo in altre e più importanti vesti. Decisamente male, invece, per quanto riguarda il villain di turno, Darren Cross, alias Calabrone. Corey Stoll (House of Cards, The Strain) non riesce mai ad entrare pienamente nella parte, e di lui ci ricorderemo solo per una curiosa inespressività (non comunque ai livelli di Nicholas Cage) e per aver permesso ad una certa organizzazione segreta di entrare in possesso di un’arma devastante. Niente spoiler, ovviamente: chi vivrà, vedrà. Resta un pò di rammarico sul simpatico gruppo che abbiamo imparato ad apprezzare in questo film: fino al 2020 non sono previsti sequel per Ant-Man, e questo potrebbe essere negativo per il personaggio e per la sua realtà.

Ant-Man è quindi il film ideale per farsi due risate e per staccare un pò la spina. Nulla di eccezionale che possa ambire al premio di miglior cinecomic di sempre, ma resta sicuramente un buon prodotto, da vedere sia per gli amanti del genere sia per chi vuole solamente svagarsi. Ant-Man, per la regia di Peyton Reed, con Paul Rudd, Michael Douglas, Corey Stoll e Evangeline Lilly. E con la partecipazione straordinaria di un Avenger. E (e qui la chiudiamo) con la citazione riguardo un certo “nuovo supereroe che si arrampica“…Buona visione!



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.